Quella del governo di Keir Starmer sembra una crisi da cui è impossibile uscire. A Downing Street 10, residenza del primo ministro inglese, ormai ci si sente accerchiati: prima i sondaggi che da mesi danno il Labour in crisi nera, scavalcato dall’estrema destra populista di Reform UK e dai Conservatori, ma avvicinato incredibilmente anche dal Green Party, poi il coinvolgimento di diversi big del partito negli “Epstein Files”, in particolare l’ex ministro Peter Mandelson nominato da Starmer ambasciatore negli Stati Uniti, questione che ha provocato forte imbarazzo per Starmer e le scuse pubbliche.
Ora però a questo quadro già non roseo si aggiunge un nuovo bubbone. Al centro c’è quanto emerso tramite diversi media britannici su Labour Together, un think thank promosso dagli eredi del New Labour di Tony Blair, l’ala centrista del partito da cui deriva anche lo stesso Starmer, animato in passato da Morgan McSweeney, potentissimo ex braccio destro e capo dello staff del premier costretto a dimettersi giorni fa a causa dei suoi stretti legami con Mandelson.
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Secondo quanto emerso da inchieste giornalistiche, il centro studi Labour Together avrebbe versato 30mila sterline per incaricare la società di investigazione privata APCO Worldwide di raccogliere informazioni sulla redazione del The Sunday Times. L’obiettivo era quello di raccogliere informazioni, in particolare relative alle fonti, che avevano originato l’inchiesta giornalistica del quotidiano che aveva denunciato l’esistenza di donazioni non dichiarate per la campagna di Starmer raccolte dallo stesso Labour Together prima delle elezioni politiche del 2024 vinte dall’attuale primo ministro.
Sulla questione è intervenuta pubblicamente la ministra della Tecnologia Liz Kendall, che ha promesso indagini interne da parte del governo, come richiesto a gran voce anche dalle opposizioni che denunciano una reazione tardiva dell’esecutivo di Londra. Per Kevin Hollinrake, presidente dei Tory, quanto scoperto è un “segnale preoccupante di disprezzo verso la stampa libera”. Durissima anche la posizione degli indipendentisti scozzesi dell’Snp, che invocano il siluramento del ministro Josh Simons, vice coordinatore dell’Ufficio di Gabinetto, a capo di Labour Together all’epoca del presunto spionaggio.
Starmer da parte sua nega di esser stato a conoscenza del tentativo da parte del centro studi di spiare il quotidiano. “Non ne sapevo nulla”, ha spiegato ai giornalisti il premier, a cui ha sottolineato la necessità di fare piena luce sulla vicenda e annunciato che il Cabinet Office aprirà un’inchiesta formale per accertare i fatti e verificare le responsabilità.