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Sondaggi politici elettorali: la rimonta del NO al referendum sulla Giustizia agita il governo Meloni, i partiti nell’ultima indagine

Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse 11/12/2025 Roma, Italia Politica La premier Meloni riceve il presidenete del Mozambico ,Chapo. DISTRIBUTION FREE OF CHARGE – NOT FOR SALE – Obbligatorio citare la fonte LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse 11/12/2025 Roma, Italia Politica La premier Meloni riceve il presidenete del Mozambico ,Chapo. DISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE - Obbligatorio citare la fonte LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

Si spiega così il nervosismo, l’agitazione del governo Meloni che si aggrappa a un surreale e inventato caso Pucci esploso intorno al Festival di Sanremo, alle accuse di connivenza con i violenti alla sinistra parlamentare che pure ha condannato gli scontri in piazza a Torino e a Milano. A giudicare dal sondaggio SWG per il TgLa7, è in rimonta il fronte del NO al referendum sulla Giustizia – si voterà domenica 22 e lunedì 23 marzo – sul quale l’esecutivo ha dirottato molto della fiducia e dell’apprezzamento del suo operato.

Sfiora addirittura il sorpasso a giudicare dall’indagine diffusa nella serata di lunedì 9 febbraio. Resta in vantaggio il fronte del , al 38%, che confermerebbe la riforma su separazione delle carriere dei magistrati, creazione di un doppio Consiglio Superiore della Magistratura, sorteggio dei suoi membri. Sale fino al 37% chi invece voterà NO. È dal serbatoio del 25% degli indecisi che proveranno a pescare le due parti. Possibile pure che resterà molto consistente la percentuale di chi non andrà a votare, considerato anche che il referendum confermativo non prevede quorum e il quesito è considerato molto tecnico. Si attesta tra il 46 e il 50% la percentuale dei propensi ad andare a votare.

 

Gli orientamenti di voto sono stati calcolati rispetto ai dati dello scorso 2 febbraio. Perde oltre un punto percentuale Fratelli d’Italia, che scivola dell’1,2% e scende fino al 30,1%. Gli effetti della nascita del partito del generale di Roberto Vannacci? Esordisce al 3,3% Futuro Nazionale e rosicchia consenso – secondo le analisi dei flussi diffuse la settimana scorsa – in primis al partito della premier e quindi alla Lega che l’aveva accolto, candidato in Europa, messo a sua disposizione la macchina del partito. Il Carroccio di Matteo Salvini perde infatti anche lui più di un punto percentuale, scende al 6,6%, e perde il derby intestino alla maggioranza di centrodestra con Forza Italia che allunga all’8,4%. Stabile all’1,2% Noi Moderati di Maurizio Lupi, sempre in fondo al listone.

 

Non se la passano meglio comunque Partito Democratico e Movimento 5 Stelle: entrambi i partiti scivolano dello 0,3% ma sempre stabili sulle loro altezze nelle settimane degli scontri di piazza e della campagna elettorale tra Sì e No. La Segretaria dem Elly Schlein scivola al 22,2%, l’ex premier e “avvocato del popolo” Giuseppe Conte all’11,7%. Segue piuttosto impassibile Alleanza Verdi e Sinistra al 6,4%. Stabili i partiti dell’ex Terzo Polo imploso: Azione di Carlo Calenda al 3,1%, Italia Viva di Matteo Renzi al 2,2%. +Europa è all’1,5%.

Non passano inosservati, anzi potrebbero dire molto, i segni negativi vicino alle voci “altro partito” e “non si esprime”: la prima perde lo 0,6% fino al 3,3%, la seconda addirittura il 4% fino al 28%. Ma di segni positivi, in giro per il listone ce ne sono soltanto due: Forza Italia e +Europa, 0,2% e 0,1%. Pronostici che ragionevolmente rimandano al nervosismo visibile della maggioranza di centrodestra.