Alla faccia della risoluzione comune proposta dalla premier a tutta l’opposizione ma rivolta in modo particolare a Elly Schlein, citata per nome e cognome. La segretaria del Pd non aveva mai davvero preso in considerazione l’ipotesi di rispondere positivamente al molto sospetto invito. L’imbarazzo però era palese e certificato prima dal silenzio della stessa segretaria, poi dal comunicato del Pd di ieri. Si trincerava dietro la formula dell’informativa del ministro degli Interni sugli incidenti di Torino adottata dalla Camera.
Le informative non prevedono risoluzioni e voti. Si discute sul nulla. Vero sino a un certo punto dal momento che oggi al Senato quelle di Piantedosi dovrebbero essere comunicazioni che invece implicano il voto. Ma non è detto che la formula non cambi ancora, negli ultimi trafelati giorni le cose sono cambiate a ripetizione, come su una giostra impazzita e comunque domani è pur sempre un altro giorno. In parte l’imbarazzo del Nazareno era dovuto alla differente reazione all’interno del Campo Largo. Conte uno spiraglio lo aveva aperto soprattutto perché su sicurezza e legalità il Movimento fatica a smarcarsi. Quelli li considera temi propri. Avs invece sapeva che sarebbe comunque stata portata sul banco degli imputati, perché il suo deputato Marco Grimaldi ha partecipato alla manifestazione di Torino e perché cerca di proporsi come la forza politica più dialogante con il mondo dei centri sociali. Ci mancava solo una risoluzione comune in odore di autodafè.
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Piantedosi ha tolto tutti, Elly per prima, dall’imbarazzo. Alla Camera, ieri, non ha svolto un’informativa. Si è abbandonato a una requisitoria. Contro i manifestanti violenti che hanno raggiunto un livello di scontro che “richiama dinamiche squadristiche e terroristiche”. Contro gli organizzatori che miravano da subito “alla resa dei conti con lo Stato democratico”. Contro la maggioranza pacifica dei manifestanti, che per il ministro pacifica non era affatto avendo “coperto anche con gli ombrelli aperti quelli che si preparavano a resistere ai lacrimogeni”. Contro i politici che “sfilano con questi delinquenti offrendogli una prospettiva di impunità”. Contro chi ha criticato lo sgombero di Askatasuna che ha posto fine “a un’occupazione abusiva troppo a lungo tollerata”. Con chi “si avventura in riflessioni sociologiche” offrendo così “complicità e copertura”.
Dopo aver messo il centrosinistra sul banco degli imputati, il ministro invoca l’unità democratica e sarebbe grave se venisse a mancare “perché c’è un governo di centrodestra”. La trappola mediatica e comunicativa è così pronta. Se accettassero di votare qualsiasi documento comune, dopo una simile intemerata, le forze d’opposizione accrediterebbero la versione surreale del ministro. Se non lo facessero, e con la possibile ma improbabile eccezione di Calenda è molto difficile che qualcuno risponda al truffaldino appello unitario, suonerà come conferma delle loro gravi colpe. La manovra comunicativa è propedeutica alla necessità di fronteggiare l’offensiva che accoglierà il pessimo pacchetto securitario che il cdm voterà domani. La seduta, già fissata per oggi, è poi slittata perché il Colle ha bisogno di tempo per leggere e vagliare le 80 pagine ricevute, articolate come si sa in un dl e in un progetto di legge.
Tra le due misure più critiche e più a rischio di incostituzionalità, una, il fermo preventivo di 12 ore per chiunque sia considerato a discrezione delle forze dell’ordine “sospetto”, è inserita nel decreto. L’altra, la cauzione per chi organizza manifestazioni, è vacillante: certamente non sta nel decreto ma è in forse anche nel ddl. Forza Italia è drasticamente contraria perché una simile legge metterebbe a rischio chiunque organizzi una manifestazione. Salvini, fresco di abbandono da parte di Vannacci che ha lasciato la Lega, però non retrocede ed è proprio intorno a questo punto che si consuma un braccio di ferro nella maggioranza non ancora concluso. Di fatto, tra dubbi e analisi del Colle da un lato e fronteggiamento nel centrodestra, alla vigilia dell’approvazione il contenuto del pacchetto Sicurezza è ancora incerto e confuso. Una sola cosa è già del tutto chiara. Sarà comunque pessimo.