È allo stesso web che giudicano pericoloso per molti aspetti che chiedono consiglio o perfino supporto psicologico. “È compito delle istituzioni e della società tutta dotarli delle giuste informazioni e mezzi”, l’appello lanciato dall’edizione 2026 dell’Osservatorio indifesa realizzato da Terre des Hommes, insieme alla community di Scomodo sui temi di violenza, bullismo e sicurezza sul web. È un luogo a rischio il web insomma, soprattutto per bambini e giovanissimi, secondo le opinioni emerse dal report diffuso a pochi giorni dalla Giornata contro bullismo e cyberbullismo, che cade il 7 febbraio, e dal Safer Internet Day, 10 febbraio. Più di duemila ragazzi under 16 hanno partecipato all’indagine con le loro opinioni.
Un giovane su due ha dichiarato di aver subito almeno un atto di violenza, le percentuali riportano il 57% delle femmine contro il 42% dei maschi. Le più colpite in assoluto risultano essere le persone che si considerano non binarie – quelle che non si riconoscono nei generi maschile e femminile. Se il web non è il Paradiso, non sono esenti dalla violenza luoghi pubblici come la strada e i mezzi di trasporto pubblici e la scuola – a metà gennaio fa l’omicidio a scuola, a coltellate, del 18enne Youssef Abanoub da parte di un coetaneo all’Istituto Einaudi-Chiodo della Spezia. Percentuali che anticipano un’esposizione al disagio e una mancanza di ascolto quantomeno degne di attenzione, al netto di facili slogan e ricette, in attesa di imparare a gestire e utilizzare la tecnologia in una maniera più consona e adeguata.
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“Dall’Osservatorio indifesa di quest’anno emerge con chiarezza che i giovani sono pienamente consapevoli dei pericoli che possono correre sul web, serve però che gli siano forniti strumenti per proteggersi e affrontare questi rischi. Rischi che mutano e si intensificano con l’evoluzione continua e sempre più rapida delle tecnologie”, ha dichiarato Paolo Ferrara, Direttore Generale di Terre des Hommes Italia, che ha annunciato un protocollo con la Polizia di Stato per una campagna di informazione.
Social e giovani
L’Australia ha limitato l’uso dei social agli under 16 tramite una normativa che impone a giganti de web come Facebook, Instagram, TikTok, YouTube obblighi stringenti. La Francia e la Spagna hanno annunciato la stessa stretta rispettivamente agli under 15 e agli under 16. È quotidiano il dibattito sull’opportunità di disconnettersi, tornare a una vita più autentica e meno online, meno connessa. A inizio dicembre, proprio nel giorno in cui i cosiddetti “architetti dell’intelligenza artificiale” hanno conquistato la prima pagina del Time, come person of the year “per consegnare l’età delle macchine pensanti, per stupire e preoccupare l’umanità, per trasformare il presente e trascendere il possibile”, il chatbot di OpenAI ChatGPT è finito per la prima volta in tribunale per complicità in omicidio: una madre uccisa dal figlio che secondo l’accusa sarebbe stato avvallato nei suoi deliri paranoici dal chatbot.
Sarebbero comunque piuttosto consapevoli dei pericoli sul web i giovanissimi: il rischio principale è quello del revenge porn secondo il 59% degli intervistati, a temerlo sono soprattutto ragazze e fasce d’età più alte, una pratica dunque definita pericolosa dal 79% degli interpellati. Alta la consapevolezza anche di poter denunciare e chiedere la rimozione di un contenuto se condiviso senza il consenso. Circa l’80% degli intervistati è stato o viene contattato da sconosciuti, anche in questo caso il maggior fastidio, disagio, paura lo provano le ragazze. Cyberbullismo che colpisce invece il 45% dei maschi e il 42% del campione totale.
Chiedere aiuto all’AI
È allo stesso web che molti giovani e giovanissimi chiedono supporto e consiglio per sfogarsi: lo aveva già riportato il sondaggio contenuto nella XVI edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio in Italia, dal titolo “Senza filtri”, diffuso da Save the Children secondo il quale il 58,1% degli utilizzatori dell’IA ha chiesto consigli su qualcosa di serio e di importante per la propria vita. Perché è “sempre disponibile” e “non mi giudica”. Anche secondo quest’altro report, almeno uno su due ha chiesto aiuto all’Intelligenza Artificiale, il 24% per questioni sentimentali, il 22% per ragioni di salute, il 21% per supporto psicologico. Se si parla delle chat in cui si commenta l’aspetto fisico di altre persone, il 40% ne ha parlato con qualcuno di cui si fida, altri hanno silenziato (36%) o abbandonato (31%) la chat. Un significativo 30% dichiara di segnalare i contenuti o chiederne la rimozione. E sono soprattutto le donne ad avere un atteggiamento favorevole alla condivisione e all’intervento: è soltanto uno degli aspetti che riguardano più le femmine dell’intera indagine.
“Quando si affronta il tema dell’esposizione alla violenza, emerge con chiarezza come la questione di genere rimanga centrale e urgente a ogni età. La predominanza femminile tra chi ha partecipato al questionario rappresenta già di per sé un dato significativo – ha dichiarato Cecilia Pellizzari, direttrice editoriale di Scomodo – evidenzia come questo sia un tema che interpella particolarmente chi si identifica nel genere femminile. I risultati ci raccontano qualcosa di come queste persone vivono: il 45% di chi ha subito violenza riporta di aver vissuto molestie sessuali. Oltre il 78% del totale dei rispondenti percepisce come pericolosa la condivisione online di materiale intimo (foto o video) con partner e amici, e dall’attualità sappiamo con chiarezza che le vittime di condivisione non consensuale sul web sono proprio le donne. La ricerca conferma che le soggettività femminili in età adolescenziale e pre adolescenziale rappresentano ancora oggi i soggetti più esposti a queste forme di violenza. Questo dato non deve limitarsi a generare una preoccupazione passiva, ma richiede necessariamente un intervento attivo e contestualizzato, capace di rispondere alle specificità di genere che le persone vivono e reclamano all’interno della società”.