Mentre continua il via vai di curiosi e visitatori presso la chiesa di San Lorenzo in Lucina arriva un chiarimento quantomeno atteso sull’affresco di un angelo che da un giorno all’altro ha assunto le fattezze della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Di sicuro quello originale non era così, adesso però vorrei anche parlare d’altro”. La vicenda era cominciata la settimana scorsa, sembra già essere destinata a restare nella memoria degli italiani.
Qualcuno aveva notato che il cherubino che sorreggeva la mappa dell’Italia sulla destra del monumento votivo dedicato all’ultimo Re d’Italia, Umberto II, nella cappella del Crocifisso della basilica di San Lorenzo in Lucina, nel centro di Roma, aveva il volto della Presidente del Consiglio. Repubblica aveva pubblicato la notizia. La decorazione risale al 2000 e non sarebbe nemmeno sottoposta a tutela ma la chiesa è di proprietà del ministero dell’Interno.
L’ultimo restauro risaliva al 2023. La modifica sarebbe stata iniziativa di un decoratore, il sagrestano Bruno Valentinetti che ha dichiarato di aver ripreso vecchi disegni aulici. “È la premier Meloni? Questo lo dite voi”. La stessa premier aveva ironizzato: “No, decisamente non somiglio a un angelo …”. La chiesa, neanche a dirlo, da quando è emersa la notizia, si è riempita di media, giornali, fotografi e curiosi.
“L’originale di sicuro non era così”, ha chiarito all’ANSA il responsabile della comunicazione del Vicariato di Roma Giulio Albanese. “Ancora non è stata presa una decisione”, ha aggiunto sottolineando che la decisione sarà presa “al livello più alto” tra l’ente proprietario della chiesa, il Fondo edifici di culto, la Soprintendenza italiana e lo stesso Vicariato.
“Qualunque decisione deve essere presa secondo questo schema – ha spiegato Albanese – la proprietà è del Fec, la Sovrintendenza sovrintende e il Vicariato ha la responsabilità del culto e di far sì che ci sia il rispetto secondo quelle che sono le regole concordatarie. È evidente che una decisione sarà condivisa come d’altronde sono state condivise le regole di ingaggio, gli è stato detto, benissimo fate il restauro, però deve essere esattamente rispettato il formato iniziale”.