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Trump torna a minacciare l’Iran, la Casa Bianca muove una portaerei verso Teheran per spingere il regime a trattare

Photo credits: Daniel Torok/Imagoeconomica

Photo credits: Daniel Torok/Imagoeconomica

La violenza delle pistole, quella delle siringhe usate come arma. Ma la violenza è anche nelle parole di chi accusa la vittima di essere un’impostora. Della violenza dell’America “trumpiana”, Minneapolis è diventata l’epicentro. La deputata democratica statunitense Ilhan Omar è stata presa di mira martedì sera durante un discorso a Minneapolis da un uomo che le ha spruzzato addosso un liquido non identificato con una siringa, prima di essere bloccato dalle guardie di sicurezza.

L’uomo è stato condotto fuori dai locali mentre la Omar, spesso bersaglio degli attacchi del presidente Donald Trump, continuava il suo discorso affermando: “Restiamo resilienti di fronte a qualsiasi cosa ci possano scagliare contro”. Mentre l’esponente della sinistra Usa parlava da dietro un leggio, l’uomo si è fatto avanti e ha usato la siringa per spruzzarle addosso il liquido. “La sicurezza e la polizia di Minneapolis hanno rapidamente arrestato l’individuo, che ora è in custodia”, ha dichiarato l’ufficio della Omar in un comunicato. “La deputata sta bene. Ha continuato la sua assemblea pubblica perché non permetterà ai bulli di vincere”. L’evento si teneva nella sua città natale, Minneapolis, scossa per settimane dalle operazioni di controllo dell’immigrazione e dalla morte di due persone che protestavano contro di esse.

“Continueremo, non la faranno franca”, ha dichiarato la Omar subito dopo l’attacco e dopo aver chiesto un tovagliolo. “Dobbiamo abolire una volta per tutte l’applicazione delle leggi sull’immigrazione”, aveva detto in precedenza alla folla aggiungendo che la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noemdeve dimettersi”. Ilhan Omar è da tempo un bersaglio della destra americana, e in particolare di Trump. Il presidente l’ha menzionata di nuovo martedì in un discorso in Iowa: “Viene da un Paese che è un disastro, non è nemmeno un Paese, francamente”, ha detto il tycoon, che da mesi intensifica i suoi attacchi contro la Somalia. Non basta. Il golpista della Casa Bianca ha rincarato la dose dicendo che Omar sarebbe “un’impostora” e avrebbe organizzato lei stessa l’aggressione, rispondendo a chi gli chiedeva se avesse visto il video dell’attacco subito dalla deputata democratica, figura di spicco della sinistra americana. “No. Non penso a lei. Penso che sia un’impostora. Non ci penso proprio. Probabilmente si è spruzzata da sola, conoscendola”, le parole di Trump riportate da Abc News. “Non ho visto” il video, ha aggiunto, “spero di non dovermi preoccupare”. Anthony Kazmierrczak 55 anni, l’uomo che ha aggredito la deputata aveva lasciato intendere, in un messaggio criptico a un vicino, che “avrebbe potuto essere arrestato” durante l’evento: lo scrive il New York Post.

Chi è Ilhan Omar

Ilhan Omar, nata a Mogadiscio il 4 ottobre 1982, è stata eletta nel 2019 alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, per rappresentare il quinto distretto congressuale dello Stato del Minnesota. La sua famiglia fuggì dalla guerra civile somala nel 1991 e trascorse quattro anni in un campo profughi in Kenya prima di ottenere asilo negli Stati Uniti nel 1995. È diventata la prima rifugiata africana, una delle prime due donne musulmane americane elette al Congresso e la prima donna di colore a rappresentare il Minnesota. Come parlamentare, Omar si è concentrata su istruzione, riduzione del debito studentesco, salari dignitosi, riforma dell’immigrazione, diritto alla salute per i poveri, lotta al cambiamento climatico. Fa parte della Commissione Istruzione e Lavoro della Camera ed è anche vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera, vicepresidente del Progressive Caucus e vicepresidente del Medicare for All Caucus.

È stata rieletta nel 2020, 2022 e 2024. “Donald Trump deve licenziare Kristi Noem immediatamente. Altrimenti i democratici avvieranno la procedura di impeachment contro di lei alla Camera. Lo possiamo fare con le buone o con le cattive”. Così il leader della minoranza democratica alla Camera, Hakeem Jeffries, annuncia che i democratici lanceranno una richiesta di impeachment contro la ministra per la Sicurezza Interna per “la violenza scatenata contro il popolo americano dal suo dipartimento”, si legge in una dichiarazione che Jeffries ha diffuso insieme agli altri leader dem alla Camera. Il clima è pesantissimo. In Minnesota e in tutti gli States. A gettare altra benzina sul fuoco ci pensa Trump. L’inquilino della Casa Bianca ha avvertito nel suo comizio in Iowa che accadrebbero “cose molto brutte” se i repubblicani perdessero le elezioni di medio termine in novembre. “Sono qui perché amo l’Iowa, ma sono qui perché stiamo iniziando la campagna per vincere le elezioni di medio termine. Dobbiamo vincere le elezioni di medio termine”, ha detto Trump nel suo intervento.

Se le perdiamo, perderete così tante delle cose di cui stiamo parlando, così tante delle risorse di cui stiamo parlando, così tanti dei tagli fiscali di cui stiamo parlando — e questo porterebbe a cose molto brutte”, ha aggiunto il presidente-piromane. Che non soddisfatto nel suo discorso economico nello Iowa si è concesso una divagazione cupa sull’immigrazione, evocando lo spettro di migranti che potrebbero “far esplodere i nostri centri commerciali, far esplodere le nostre fattorie, uccidere persone”. Trump ha descritto falsamente la grande maggioranza di coloro che sono stati arrestati dall’Ice in Minnesota e altrove come criminali incalliti, affermando che una volta che queste persone fossero state allontanate la criminalità sarebbe stata quasi eliminata. “È un affare molto semplice: il 2% della popolazione causa il 90% della criminalità. Quindi quando inizi a decimare quel 2%, boom”, ha detto il presidente Usa.

Trump torna a minacciare l’Iran

The Donald trova il tempo anche per tornare a minacciare il regime iraniano. Nel suo post su Truth, il presidente Usa torna a parlare della «imponente Armata» statunitense che «si sta dirigendo verso l’Iran»: «Si muove rapidamente, con grande potenza, entusiasmo e determinazione», spiega, per poi precisare che «è una flotta più grande di quella inviata in Venezuela» e che «è pronta, disponibile e in grado di compiere rapidamente la sua missione, con rapidità e violenza, se necessario». «Speriamo che l’Iran si sieda rapidamente al tavolo delle trattative e negozi un accordo giusto ed equo – niente armi nucleari – che sia vantaggioso per tutte le parti. Il tempo stringe, è davvero essenziale! Come ho già detto all’Iran una volta, fate un accordo! non l’hanno fatto, e c’è stata l’«Operazione Midnight Hammer», una massiccia distruzione dell’Iran. Il prossimo attacco sarà molto peggiore! Non fatelo accadere di nuovo», aggiunge Trump. Da Minneapolis a Teheran. Il mondo del tycoon conosce solo una “legge”: quella della forza.