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Diritti, la corsa all’indietro dell’Italia

Foto by Mauro Scarbogna/Lapresse

Foto by Mauro Scarbogna/Lapresse

È stato presentato ieri nella Sala Stampa della Camera dei Deputati a Palazzo Montecitorio, il Rapporto sullo stato dei diritti in Italia, realizzato da A Buon Diritto grazie al sostegno dell’Otto per mille Valdese. L’analisi restituisce un quadro profondamente critico dello stato dei diritti fondamentali nel nostro Paese. Alcuni dati risultano particolarmente emblematici, fotografando un Paese in cui, ad esempio, la libertà di stampa scivola al 49° posto mondiale, come stimato da Reporters Sans Frontières. Su questo pesano diversi fattori. Innanzitutto il decreto legislativo 10 dicembre 2024 che, modificando l’art. 114 c.p.p., ha introdotto un divieto generalizzato di pubblicazione delle ordinanze applicative di misure cautelari personali fino alla conclusione delle indagini preliminari o dell’udienza preliminare.

Tale intervento si legge nel rapporto “solleva forti criticità, poiché limita il diritto di cronaca e rischia paradossalmente di danneggiare lo stesso indagato, affidando alla parafrasi giornalistica – e non al testo del giudice – la rappresentazione dei fatti”. Parallelamente, la legge n. 80 del 2025 “ha irrigidito il trattamento sanzionatorio del dissenso, introducendo pene più severe per proteste e blocchi stradali e il principio di punibilità della resistenza passiva”. Il capitolo dedicato ai profughi e ai richiedenti asilo descrive anch’esso “un quadro di progressiva restrizione dell’accesso alla protezione internazionale, nel quale le garanzie previste dal diritto europeo e internazionale risultano sempre più indebolite”.

Un elemento particolarmente critico è rappresentato dall’attuazione del Protocollo Italia-Albania, operativo nel corso del 2025: nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Gjader, tra aprile e ottobre 2025, circa il 70% dei provvedimenti di trattenimento non è stato convalidato dall’autorità giudiziaria, segnalando una sistematica carenza dei presupposti di legge. Il capitolo dedicato alle migrazioni e all’integrazione evidenzia un arretramento strutturale delle politiche inclusive e una crescente centralità degli strumenti di controllo e trattenimento. Il Rapporto segnala come questa impostazione incida direttamente sulla condizione giuridica delle persone migranti, producendo una precarietà prolungata che ostacola l’accesso al lavoro, ai servizi e alla partecipazione sociale. Manca ancora una riforma della legge sulla cittadinanza. Ed ancora: il capitolo sui diritti delle persone LGBTQIA+ evidenzia una persistente condizione di vuoto normativo e informativo che incide direttamente sulla effettività delle tutele. Secondo il Rainbow Report ILGA-Europe 2024, l’Italia si colloca al 35° posto su 49 Paesi europei, con un livello di riconoscimento dei diritti pari al 24,41%, nettamente inferiore alla media UE.

Il Rapporto segnala l’assenza di una legislazione organica contro le discriminazioni e i crimini d’odio basati su orientamento sessuale e identità di genere, nonché la mancanza di strumenti di prevenzione adeguati. Il capitolo sui prigionieri descrive una situazione di crisi strutturale del sistema penitenziario, segnata da sovraffollamento cronico e condizioni di vita incompatibili con la funzione rieducativa della pena. Al 30 novembre 2025, le persone detenute negli istituti penitenziari italiani erano 63.868, a fronte di una capienza regolamentare di 51.275 posti, con un tasso di sovraffollamento pari al 138,5%. A ciò si aggiunge che quasi una persona su dieci rinuncia alle cure e il 94,5% dei comuni è esposto a rischio idrogeologico. L’istruzione diventa sempre più selettiva e diseguale, i salari reali continuano a diminuire, le persone con disabilità subiscono un aumento del 66% delle violenze.

L’antiziganismo nei confronti delle persone Rom e sinte rimane a livelli altissimi sia nel discorso pubblico sia politico. Le donne colpite da discriminazioni e violenza (sono stati 99 i femminicidi nel 2025) e da un accesso ostacolato all’autodeterminazione, oltre un quarto delle famiglie con minori vive a rischio povertà, la salute mentale non migliora: circa 1 italiano su 6 convive con un disturbo mentale, clinicamente diagnosticato o diagnosticabile e il diritto all’abitare si riduce più a un privilegio e a una questione di “sicurezza” che a un diritto che dovrebbe essere garantito a tutte e tutti. E a proposito di “sicurezza”, il 2025  è stato un anno in cui la maggioranza di governo è intervenuta attraverso la decretazione d’urgenza con norme che compromettono sempre di più la possibilità di manifestare liberamente il dissenso.

“È da oltre dieci anni che realizziamo il monitoraggio dello stato di salute dei diritti sociali e di quelli soggettivi nel nostro paese. Nel biennio 2016-2017 sono state riconosciute importanti garanzie di libertà (le unioni civili, il testamento biologico e la legge contro la tortura) ma da allora i diritti della persona hanno conosciuto un periodo di oscuramento. Per quanto riguarda lo stato attuale dei diritti in Italia, un solo dato: un italiano su dieci rinuncia alle cure a causa delle liste d’attesa e dei costi esorbitanti”, ha dichiarato Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto.

“Questo dato, da solo, racconta l’erosione dei diritti fondamentali: quando un diritto come l’accesso alla salute risulta compromesso, il principio di uguaglianza viene svuotato. Ma la rinuncia alle cure è solo uno dei segnali di un arretramento più ampio che riguarda la libertà di informazione, il diritto di manifestare dissenso, le condizioni di vita in carcere, la tutela delle minoranze e di categorie discriminate, dalle donne alle persone con disabilità, dai minori alle persone migranti. Il Rapporto restituisce l’immagine di un Paese in cui la compressione dei diritti viene normalizzata, spesso in nome della sicurezza o dell’emergenza. Di fronte a questo quadro, il rapporto non mette solo in evidenza i dati ma denuncia l’urgenza cambiare al più presto paradigma ricordando che i diritti non sono concessioni revocabili, ma il fondamento stesso della democrazia”.