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Meloni finalmente trova il coraggio: “Fascismo complice dei rastrellamenti”

Photo credits: Sara Minelli/Imagoeconomica

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È lecito sospettare che quella di Giorgia Meloni sia una strategia pianificata. Ogni anno fa un passo avanti nella denuncia sempre più precisa e affilata delle responsabilità del fascismo nella Shoah. Ieri, Giornata della Memoria, la premier è stata più chiara e definitiva di quanto avesse mai fatto: “In questa giornata torniamo a condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della Storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938”.

È chiaro che Meloni ha fatto tesoro dell’esperienza disastrosa di Gianfranco Fini, odiato da buona parte del suo stesso partito dopo la denuncia del fascismo come “male assoluto” dallo Yad Vashem, il museo dell’Olocausto di Gerusalemme. Il popolo ex missino, nonostante Fiuggi, aveva vissuto la svolta del leader come un trauma. La leader della destra di oggi mira a evitare quell’effetto boomerang procedendo per gradi, dando tempo alla sua gente di abituarsi. Perché tra le file di FdI l’antisemitismo è ancora diffuso. Per la verità lo è un po’ ovunque.

I risultati di un sondaggio di Renato Mannheimer sono effettivamente sconcertanti. Il 14% della popolazione adulta riterrebbe opportuno “espellere gli ebrei”. Il 17% trova gli ebrei “abbastanza” o “molto” antipatici. Detta antipatia campeggia soprattutto tra gli elettori del M5S, con oltre il 25% di antipatizzanti ma il partito della premier, con il 21,4%, lo segue a ruota. A proposito di memoria, la percentuale s’impenna nelle risposte alla domanda sul se gli ebrei esagerino a ricordare le stragi naziste. La pensa così il 27% del campione, che però tra i giovani lievita fino al 32%.

Il più fermo nel condannare ogni forma di antisemitismo è stato ancora una volta il capo dello Stato. Lo ha fatto prima di tutto con una difesa di insolita durezza di Liliana Segre, presa di mira da una parte del movimento filopalestinese per aver sostenuto, pur condannando in maniera inequivoca i massacri di Netanyahu che esiste comunque una distanza fra quelle atrocità e il genocidio. Mattarella ha usato in proposito toni per lui inusuali: “Cara Senatrice, in questa occasione solenne desidero esprimerle, a nome della Repubblica, la solidarietà, la stima e l’affetto a fronte di attacchi colmi, a un tempo, di volgarità e di imbecillità”. “Volgarità e imbecillità” che tuttavia “non ne riducono la gravità: il loro riproporsi e diffondersi è indice di alta pericolosità e interpella un’azione rigorosa da parte delle autorità di tutta l’Unione Europea”.

Il capo dello Stato non si è limitato al repertorio: la denuncia del genocidio, l’allarme per i segnali di risorgente antisemitismo. Ha acceso i riflettori sui veri nodi mai sciolti. Come la diffusa complicità che permise ai nazisti di procedere indisturbati: “Il buio in cui si sviluppò la fitta nebbia di paura, di indifferenza, di opportunismo che pervase tanta parte della popolazione: anche padri e madri esemplari, rispettosi della propria religione, cittadini irreprensibili, educatori scrupolosi, militari e funzionari che ritenevano di avere un alto senso dell’onore”. E il rapporto sotterraneo tra l’antisemitismo razzista e quello già diffuso e che era, anche se il presidente non lo dice apertamente, di matrice religiosa: “La grande menzogna della Shoah, nata nel chiuso dei circoli fascisti e nazisti, nelle menti perverse di ideologi e di gerarchi, si diffuse e si sparse attraverso una infìda ma efficace campagna di propaganda e di manipolazione, che sfruttava l’antico pregiudizio antiebraico presente in larghi strati della popolazione europea”. “Si può e si deve parlare di Gaza nel Giorno della Memoria: si può parlare di Iran, Ucraina e tutto ciò che chiama in causa la umanità, ma non si può usare Gaza contro il giorno della Memoria”, ha detto Liliana Segre.

Intanto prosegue al Senato la discussione sulla legge contro l’antisemitismo. Ieri la commissione Affari costituzionali ha adottato come testo base i ddl, identici, presentati dal capogruppo leghista Romeo e dal senatore di Iv Scalfarotto. Nel testo base non sono previste sanzioni penali, che figurano invece nella proposta firmata da Maurizio Gasparri. Pd, M5S e Avs hanno votato contro perché il testo fa propria la definizione di antisemitismo formulata dalla IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), a suo tempo accolta anche dai partiti che oggi hanno votato contro e che considera antisemitismo alcune delle principali critiche rivolte a Israele, come quella di aver fatto propri i comportamento e le politiche dei nazisti. La partita si giocherà ora sugli emendamenti e i riformisti del Pd, guidati da Graziano Delrio, che aveva presentato una proposta di legge bocciata dalla maggioranza, sono decisi a dialogare con la maggioranza. Per il Pd evitare la divisione su un tema così sensibile non sarà facile.