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Il mondo in mano a 3mila miliardari (che sfilano a Davos): è la legge del più ricco

AP Photo/Markus Schreiber – Associated Press / Lapresse

AP Photo/Markus Schreiber - Associated Press / Lapresse

Un mondo sintetizzabile così: “Disuguaglianza, la legge del più ricco”. Un mondo in cui nel 2025 la ricchezza dei miliardari è cresciuta del 16% in termini reali, a un ritmo tre volte superiore alla media degli ultimi cinque anni. Dal 2020 ad oggi, la ricchezza cumulativa dei miliardari globali ha avuto una crescita dell’81% in termini reali (ovvero tenendo conto dell’inflazione osservata nel periodo). Per la prima volta nel mondo ci sono più di 3.000 miliardari e alla fine di novembre 2025 la loro ricchezza netta aggregata ha raggiunto il livello record di 18.300 miliardi di dollari. Una concentrazione di ricchezza, mai registrata nella storia, raggiunta mentre 1 persona su 4 nel mondo soffre di insicurezza alimentare e quasi la metà della popolazione mondiale vive in povertà.

È quanto emerge da Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia il nuovo rapporto pubblicato da Oxfam, organizzazione impegnata nella lotta alle disuguaglianze, in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos. A detenere la maggior parte della ricchezza mondiale sono gli uomini, mentre solo il 13% della ricchezza totale dei miliardari è in mano alle donne. Oggi i 12 miliardari più ricchi del mondo possiedono una ricchezza (2.635 miliardi di dollari) superiore a quella detenuta dalla metà più povera dell’umanità, ovvero da oltre 4,1 miliardi di persone. Se l’incremento di ricchezza dei miliardari globali registrato nel 2025 venisse “virtualmente” distribuito tra tutti i cittadini del pianeta (nella misura di 250 dollari a persona), i miliardari sarebbero comunque di oltre 500 miliardi di dollari più ricchi rispetto al 2024. E tutto questo mentre i livelli di povertà estrema non si riducono dal 2019 e crescono in Africa. Nel 2022, quasi la metà della popolazione mondiale, ovvero 3,83 miliardi di persone, viveva in condizioni di povertà, 258 milioni di persone in più rispetto alle stime precedenti. Nel 2024, circa 2,3 miliardi le persone si trovavano in una situazione di grave o moderata insicurezza alimentare, in aumento di 335 milioni di persone rispetto al 2019.

Attualmente, 2,8 miliardi di persone in tutto il mondo non dispongono di un alloggio adeguato e 1,12 miliardi vivono in baraccopoli e insediamenti informali. Nei Paesi a basso reddito, il 33% dei bambini e dei giovani in età scolare non frequenta la scuola. 3,4 miliardi di persone vivono in Paesi che spendono più per il pagamento degli interessi sul debito che per l’istruzione e la sanità. Se i trend attuali rimarranno invariati e la crescita economica non manifesterà un carattere più inclusivo, nel 2050 un terzo della popolazione mondiale, ovvero 2,9 miliardi di persone, vivrà ancora in condizioni di povertà.

Divari che persistono o si acuiscono

Oltre i tre quarti della popolazione mondiale vive in Paesi in cui, tra il 2022 e il 2023, il divario di ricchezza tra l’1% più ricco e il 50% più povero è aumentato o è rimasto invariato. In media, una persona appartenente all’1% più ricco globale possiede una ricchezza 8.251 volte superiore a quella di una persona appartenente al 50% più povero. La metà più povera dell’umanità detiene solo lo 0,52% della ricchezza mondiale, mentre l’1% più ricco ne possiede il 43,8%. Su scala globale, il 58,5% dei cittadini appartenenti al 20% più povero della popolazione mondiale affrontano difficoltà finanziarie per curarsi, rispetto all’8,7% dei cittadini collocati nel top-20%.

Nei Paesi a basso e medio-basso reddito, i bambini che appartengono al 20% meno abbiente hanno una probabilità da quattro a cinque volte maggiore di non frequentare la scuola rispetto a quelli che appartengono al 20% più ricco. Appena il 65% della ricchezza accumulata dai miliardari nell’ultimo anno equivale alle risorse necessarie a porre fine alla povertà globale (riportando tutta l’umanità alla soglia di 8,30 dollari al giorno a parità di potere d’acquisto del 2021). La ricchezza totale detenuta dagli oltre 3 mila miliardari globali vale 26 volte l’ammontare necessario a riportare alla soglia di 3 dollari al giorno chiunque viva sotto tale livello di povertà estrema.

Dalla disuguaglianza economica alla disuguaglianza politica

I miliardari hanno una probabilità superiore di oltre 4.000 volte rispetto alle persone comuni di ricoprire cariche politiche. Uno studio ha rilevato che i Paesi più diseguali sono fino a sette volte più esposti al rischio di erosione democratica rispetto ai Paesi più egalitari. Negli Stati Uniti, le aziende associate ai 10 uomini più ricchi del mondo hanno speso 88 milioni di dollari in attività di lobbying nel 2024, una cifra superiore a quella spesa complessivamente da tutti i sindacati (55 milioni di dollari). 7 tra le 10 più grandi media corporation del mondo hanno proprietari miliardari. Nei mesi successivi all’acquisizione di X da parte di Elon Musk e la contestuale revoca delle misure volte a prevenire la diffusione dell’odio e della disinformazione i tassi di incitamento all’odio sono aumentati di circa il 500%. La percentuale della popolazione mondiale che vive in autocrazie è aumentata di quasi il 50% tra il 2004 e il 2024; mentre solo tre persone su dieci vivono oggi in democrazie, rispetto a una su due nel 2004.

“Siamo letteralmente di fronte alla legge del più ricco che sta portando al fallimento della democrazia: l’estremizzazione delle disuguaglianze corrode il patto di cittadinanza, disintegrando legami sociali, corresponsabilità e fiducia reciproca. – rimarca Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam ItaliaMolti governi, invece di contrastare le disuguaglianze, agiscono in difesa di una élite oligarchica, comprimendo i diritti e silenziando il dissenso della maggioranza della popolazione, che si trova ad affrontare condizioni di vita sempre più insostenibili”. Miliardi di persone oggi nel mondo devono fare i conti con la povertà, la fame e il rischio di morire per malattie del tutto prevenibili. Il tasso di riduzione della povertà globale è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi 6 anni e la povertà estrema è nuovamente in aumento in Africa. I tagli degli aiuti internazionali operati l’anno scorso dai governi di tutto il mondo potrebbero causare, nei Paesi più poveri, oltre 14 milioni di morti in più entro il 2030.

DISUGUITALIA: le cicatrici delle disuguaglianze nel contesto nazionale

Distribuzione della ricchezza netta delle famiglie italiane a metà del 2025: il 10% più ricco delle famiglie detiene il 59,9% della ricchezza nazionale; la metà più povera delle famiglie italiane detiene appena il 7,4% della ricchezza nazionale. Confronto in termini patrimoniali tra diversi gruppi di famiglie italiane a metà del 2025: il 10% più ricco delle famiglie italiane possiede oltre 8 volte la ricchezza della metà più povera dei nuclei familiari del nostro Paese (il rapporto era poco più di 6 appena 14 anni fa, alla fine del 2010, il primo anno disponibile nella serie storica di Banca d’Italia); il 5% più ricco delle famiglie italiane è titolare di quasi la metà della ricchezza nazionale (49,4%) e possiede quasi il 17% in più dello stock complessivo di ricchezza detenuta dal 90% più povero delle famiglie italiane.

Italia – il Paese delle “fortune invertite”

Tra la fine del 2010 e la metà del 2025 si registra una dinamica divergente tra la quota di ricchezza netta detenuta dal 10% più ricco delle famiglie e quella detenuta dalla metà più povera dei nuclei familiari. La quota del top-10% è passata in 15 anni dal 52,1% al 59,9% (valore massimo della serie), mentre la quota del bottom-50% si è contratta di oltre un punto percentuale, passando dall’8,5% di fine 2010 al 7,4% di metà 2025. In 15 anni, la ricchezza nazionale netta è aumentata, in termini nominali, di oltre 2.000 miliardi di euro, ma la distribuzione dell’incremento è stata profondamente sbilanciata a favore delle famiglie più abbienti: circa il 91% dell’incremento di ricchezza è stato appannaggio del 5% più ricco dei nuclei familiari a fronte di appena il 2,7% dell’incremento “incamerato” dalla metà più povera delle famiglie.

Lo 0,1% più ricco degli italiani (circa 50.000 cittadini) ha visto la propria quota di ricchezza netta passare dal 5,5% al 9,4% negli anni intercorsi tra il 1995 e il 2016. Nello stesso periodo la quota di ricchezza del top-0,01% (circa 5.000 italiani adulti) è quasi triplicata, passando dall’1,8% al 5%. Tra dicembre 2024 e novembre 2025, la ricchezza dei miliardari italiani è aumentata, in termini reali, di 54,6 miliardi di euro (al ritmo di 150 milioni di euro al giorno), raggiungendo un valore complessivo di 307,5 miliardi di euro detenuto da 79 individui (erano 71 nel 2024). Quasi i 2/3 della ricchezza dei miliardari italiani è ereditata e si stima che nel prossimo decennio “passeranno di mano” almeno 2.500 miliardi di euro. In un contesto, come quello italiano, caratterizzato da un prelievo molto blando sulla ricchezza trasferita.

Restano tristemente stabili i dati sulla povertà: nel 2024 erano a rischio di povertà circa 11 milioni di persone, il 18,9% della popolazione residente in Italia; 2 milioni e 710 mila residenti versavano in condizioni di grave deprivazione materiale con un’incidenza pari al 4,6%.
La relativa stabilità della media nazionale di persone a rischio di povertà o esclusione sociale ‘nasconde’ tuttavia peggioramenti marcati per le famiglie numerose, gli anziani soli over-65 e coloro che vivono in nuclei che vedono nel reddito da pensioni o trasferimenti pubblici la fonte principale di entrate.

Stabile anche il fenomeno della povertà assoluta in cui si trovavano nel 2024 poco più di 2,2 milioni di famiglie per un totale di 5,7 milioni di individui con un’incidenza più alta nel Mezzogiorno d’Italia e nelle Isole rispetto alle altre macro-aree del Paese. Elevata (e in crescita) l’incidenza di povertà assoluta per le famiglie con persona di riferimento occupata (15,6%), a conferma di quanto nel nostro Paese il lavoro non basta a evitare la trappola della povertà. Resta a livelli critici anche la povertà assoluta tra i minori: l’incidenza si attesta al 13,8%, il valore più alto dal 2014.