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Iran, Trump frena sull’intervento militare Usa contro il regime: “Le uccisioni si stanno fermando”

Iran, Trump frena sull’intervento militare Usa contro il regime: “Le uccisioni si stanno fermando”

Quando tutto sembrava pronto per un possibile attacco statunitense in Iran, col presidente Usa Donald Trump che sui social annuncia “l’aiuto in arrivo” ai manifestanti che con coraggio sfidano il regime dell’ayatollah Ali Khamenei e la repressione dei pasdaran, arriva uno stop da Washington.

A frenare è stato lo stesso Trump che, mercoledì sera, quando l’ipotesi di un intervento militare contro Teheran si era fatta più concreta, tra l’ordine di evacuazione di parte del personale statunitense impiegato alla base militare di Al Udeid in Qatar e la chiusura del proprio spazio aereo da parte delle autorità iraniane, ha invece ingranato la retromarcia.

Trump ha detto di aver saputo da “fonti molto importanti” in Iran, non specificando quali, che il regime iraniano avrebbe deciso di interrompere la repressione: “Ci è stato detto che le uccisioni in Iran si stanno fermando […] e non c’è un piano per le esecuzioni” delle persone arrestate per aver protestato. In realtà, visto il blocco di internet nel Paese, avere notizie sullo stato della manifestazioni e della repressione è arduo: le notizie che arrivano da Teheran sono scarse e frammentarie.

In ogni caso per ora un intervento militare immediato sembra allontanarsi ma, anche qui, le parole di Trump vanno prese con cautela. Proprio sull’Iran lo scorso giugno il presidente Usa disse che, sulla possibilità di attacchi contro i siti nucleari del regime, avrebbe valutato una decisione “nel giro di due settimane”. In realtà una decisione a Washington era già stata presa e infatti 30 ore dopo quelle dichiarazioni l’aviazione colpì i principali siti nucleari iraniani.

Un possibile intervento militare dunque non va escluso, ma nel frattempo nelle scorse le autorità iraniane hanno riaperto il proprio spazio aereo, permettendo così ai voli civili di sorvolare il Paese: è il segno che anche a Teheran si ritiene che una offensiva militare statunitense sia quantomeno posticipata.