Ancora prima di Rosa Parks, Claudette Colvin si era seduta dalla parte sbagliata: in quella che non era a lei riservata, destinata, perché afroamericana. È morta a 86 anni l’attivista diventata un simbolo per essersi seduta liberamente su un autobus a Montgomery, negli Stati Uniti. Per non aver ceduto il suo posto a una donna bianca. La notizia della morte è stata data dalla famiglia e dalla Claudette Colvin Legacy Foundation.
Era il marzo del 1955, nello Stato dell’Alabama. Le leggi prevedevano che in molte occasioni pubbliche la separazione tra cittadini bianchi e cittadini neri fosse netta, molto limitate le libertà e i diritti degli afroamericani. Colvin aveva 15 anni, si era rifiutata di cedere il suo posto a una donna bianca come le aveva ordinato l’autista. E venne arrestata, fu accusata di aver aggredito un agente della polizia, condotta disordinata e violazione dell’ordinanza sulla segregazione sugli autobus e condannata alla libertà condizionale.
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“Non pensavo che mi avrebbero arrestata. Sapevo, però, che ci sarebbe stata qualche conseguenza – le sue parole citate da Agi – La maggior parte delle persone mi chiede perché non mi sono alzata quando l’autista mi ha chiesto di farlo. Io rispondo che non potevo alzarmi perché la storia mi aveva incollata al mio posto”. Qualche mese dopo, nove, Rosa L. Parks protestò alla stessa maniera. Anche lei su un autobus segregato, anche lei nella stessa città di Montgomery. E quella volta il gesto era diventato iconico, molto più celebre a livello mediatico anche grazie a Martin Luther King. Cominciò così il cosiddetto “boicottaggio” degli autobus di Montgomery ma Colvin venne allontanata dal movimento per i diritti civili dei neri americani per aver avuto un figlio al di fuori del matrimonio.
Come ha ricostruito L’Unita in un precedente articolo: “Tra l’arresto di Claudette Colvin, il 2 marzo 1955, e quello di Rosa Parks si era verificata una tragedia destinata a incidere come poche altre cose nel provocare la sollevazione dei neri non solo negli Stati del sud ma in tutti gli Usa. In agosto Emmett Till, un ragazzo di 14 anni di Chicago in vacanza dai parenti nel Mississippi, fu accusato di aver ‘mancato di rispetto’ a una donna bianca. Alcune notti dopo l’accusa della donna, il marito e il cognato rapirono il ragazzo, lo torturarono, sfigurarono e uccisero”.
La protesta di Colvin aveva attirato attenzione soltanto negli ultimi 15 anni anche se all’epoca il suo caso, con quelli simili di altre quattro ragazze, venne portato in tribunale da un’organizzazione per i diritti civili e infine davanti alla Corte Suprema che cancellò la segregazione sui mezzi pubblici di trasporto. “Per noi era più di una figura storica. Era il cuore della nostra famiglia, saggia, resiliente e salda nella fede”, si legge nella nota della Claudette Colvin Foundation. “Ricorderemo il suo sorriso, il suo arguto senso dell’umorismo e la sua incrollabile fiducia nella giustizia e nella dignità umana“.