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Iran, il piano per la transizione del figlio dello scià Reza Palavi: “Dittatura mai così debole, non si può negoziare”

Protesters showing pictured of Reza Pahlavi, Crown Prince of Iran, at a demonstration in Berlin, Germany, in support of the nationwide mass protests in Iran against the government, Friday, Jan. 9, 2026. (AP Photo/Ebrahim Noroozi)

Protesters showing pictured of Reza Pahlavi, Crown Prince of Iran, at a demonstration in Berlin, Germany, in support of the nationwide mass protests in Iran against the government, Friday, Jan. 9, 2026. (AP Photo/Ebrahim Noroozi)

Già emerge un piano per l’Iran: per l’Iran libero dalla Repubblica Islamica, dagli ayatollah, dai pasdaran e dai basiji. Già c’è un piano e arriva dal passato, a mostrarlo è il principe Reza Pahlavi, il figlio dello scià, che parla al Corriere della Sera da una città sconosciuta – per ragioni di sicurezza – degli Stati Uniti. “Il mio ruolo non sarà quello di far pendere la bilancia a favore della monarchia o della repubblica, sarò imparziale nel processo: voglio che gli iraniani abbiano finalmente il diritto di scegliere liberamente”.

Secondo i numeri citati dall’agenzia di stampa iraniana Human Rights Activists News Agency (HRANA) sarebbero oltre 500 le persone uccise in circa 16 giorni di proteste, scoppiate dapprima nel mercato centrale di Teheran per via della situazione economica e allargatesi alle università. Alcuni manifestanti hanno cominciato a inneggiare al figlio dello Scià. “Lunga vita allo Scià!” e “Palavi tornerà” alcuni degli slogan. Reza Palavi è figlio di Mohammed Reza Palavi, ultimo sciò di Persia, figura monarchica che ha governato dal 1941 al 1979, fino alla rivoluzione che portò alla Repubblica Islamica: il figlio aveva 18 anni allora e si trovava negli USA per diventare pilota di caccia, oggi ha 65 anni e vive con la famiglia sempre negli Stati Uniti. Il padre morì nel 1980 e luì tentò di autonominarsi Scià e leader dell’opposizione in esilio senza riuscirci.

 

“La Repubblica è al suo punto più debole. Per la prima volta in 46 anni, la richiesta è chiara e nazionale: la fine di questo regime criminale. Sono immensamente grato ai miei compatrioti che gridano il mio nome. Per me, non si tratta di cercare il potere, ma di servire la mia nazione e il mio popolo. Il loro sostegno schiacciante pone una responsabilità sulle mie spalle. Per questo mi sono fatto avanti per guidare questo movimento e questa transizione, su loro chiamata”. Aveva chiesto in più occasioni ai militari iraniani di sollevarsi contro la Repubblica Islamica, si è impegnato sempre più in questi ultimi anni per guadagnare protagonismo, ha anche visitato Israele nel 2023.

Si chiama Iran Prosperity Project, tre fasi: emergenza, per garantire la continuità dei servizi nei primi 180 giorni; stabilizzazione; processo costituzionale ed elezioni. Pahlavi manca da Teheran da 47 anni ma parla come un leader. “Migliaia di persone hanno risposto al mio appello e sono scese in strada. Ora si entra in una nuova fase, quella in cui gli iraniani reclamano le loro strade, i loro quartieri. Mentre le folle crescono, la capacità del regime di reprimere si indebolisce, e sempre più membri delle forze di sicurezza e delle istituzioni sceglieranno di stare con il popolo. La comunità internazionale può giocare un ruolo cruciale aiutando a proteggere i civili, assicurando che il regime non spenga Internet, e chiarendo che ci saranno conseguenze per la violenza di massa”.

 

Secondo il principe è cambiato l’ambiente internazionale, la solidarietà intorno alle proteste. Ancora non è previsto che il principe incontri il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, cui ha chiesto di intervenire. “Il regime ha ucciso migliaia di civili. Per noi, il sostegno degli Usa per difendere i civili e neutralizzare la macchina repressiva è benvenuto. Non servono stivali stranieri sul campo, ma azioni che impediscano ai pasdaran e alle forze di sicurezza di continuare la violenza contro il popolo. Negoziare con la dittatura non porterà la pace”.