Suona allo stesso tempo come una promessa e come una minaccia, un messaggio sia per chi è sceso in piazza a manifestare che per le autorità dell’Iran. “Patrioti iraniani continuate a manifestare – ha scritto il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump sui social rivolgendosi agli iraniani scesi in piazza in una protesta senza precedenti contro la Repubblica Islamica – Prendete il controllo delle istituzioni. Salvate i nomi di chi uccide e abusa, pagheranno un prezzo alto. Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani. L’aiuto è in arrivo”.
Le parole del tycoon arrivano mentre le proteste si allargano e guadagnano una risonanza mediatica di primo livello sui media di tutto il mondo: erano scoppiate nel mercato centrale di Teheran per via della situazione economica – aumento dei prezzi e svalutazione della moneta – e allargatesi alle università. Siamo ormai alla terza settimana di rivolte. Alcuni manifestanti hanno cominciato a inneggiare perfino al figlio dello Scià, il principe Reza Palavi. Secondo Iran International, il media di opposizione basato a Londra, sarebbero almeno 12mila i morti, molti dei quali giovani under 30, uccisi nelle proteste. “Il più grande massacro nella storia contemporanea dell’Iran, avvenuto in gran parte nelle notti dell’8 e 9 gennaio”. Una stima basata su “un’analisi esclusiva di fonti e dati medici” e la sua diffusione è stata “ritardata fino alla convergenza delle prove”. Reuters invece cita un funzionario iraniano che parla di duemila vittime tra cui membri delle forze di sicurezza uccisi da “terroristi”.
- Iran, il piano per la transizione del figlio dello scià Reza Palavi: “Dittatura mai così debole, non si può negoziare”
- Iran, le rivolte tra liberazione e ritorno al passato: la speranza è che non torni lo Scià
- Iran, tra i manifestanti oltre 500 morti: prove di dialogo tra Trump e il regime, ma Washington minaccia l’intervento militare
- Proteste in Iran, il regime in difficoltà tra arresti di massa e blocco di internet: Khamenei contro “l’arrogante” Trump
Le stime sono difficili da verificare sia perché la situazione è ancora viva e in corso, sia per il blackout di internet che ha colpito il Paese e complicato la verifica indipendente dei dati. Ai giornalisti stranieri inoltre è interdetto l’accesso nel Paese. Simbolo della protesta è diventato il 17enne Amir Ali Haydari, che secondo quanto ha raccontato il cugino a Sky News sarebbe stato trucidato dalle forze di polizia a Kermanshah, nell’ovest del Paese. “È stato colpito al cuore, e mentre esalava l’ultimo respiro lo hanno colpito alla testa con il calcio di una pistola, così tante volte che il suo cervello si è sparso a terra”. Sui social ha preso a circolare un video con decine di cadaveri in un obitorio alla periferia di Teheran, secondo il gruppo Rights Activists News Agency (Hrana) le immagini mostrano il Centro di medicina legale di Kahrizak. Si vedono sacchi pieni di cadaveri in una grande sala, si cerca di identificarli.
Già nei giorni scorsi Trump aveva rilasciato delle dichiarazioni che avevano fatto presagire la possibilità di un intervento degli USA: ipotesi non peregrina considerando l’attacco in Iraq in cui era stato eliminato il comandante Qassem Suleimani nel primo mandato, i bombardamenti ai siti del programma nucleare durante il conflitto nella Striscia di Gaza – nella cosiddetta guerra dei 12 giorni tra Tel Aviv e Teheran – e l’operazione di cattura e trasferimento del Presidente del Venezuela Nicolás Maduro. A bordo dell’Air Force One aveva detto ai giornalisti che i vertici iraniani avevano chiamato per negoziare ma che non era escluso un attacco prima delle trattative, “opzioni molto forti” contro la repressione. Aveva minacciato anche dei dazi del 25% su ogni Paese che dovesse mantenere relazioni commerciali con l’Iran. “L’Iran vuole la LIBERTÀ come forse mai prima d’ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare”. Secondo CBS News Trump avrebbe ricevuto “una vasta gamma di programmi, strumenti militari e operazioni segrete” che potrebbe essere utilizzata contro Teheran, che vanno “ben oltre i bombardamenti convenzionali”.
Non sarebbe comunque escluso il ricorso a strumenti della guerra ibrida, come attacchi cibernetici e ulteriori sanzioni al regime. Al vaglio l’invio di terminali di Starlink per aggirare il blocco di internet. A sua volta l’Iran ha minacciato attacchi alle basi americane in Medio Oriente e a Israele. “Quel signore che se ne sta seduto là con arroganza e orgoglio, giudicando tutto il mondo, sappia anche lui che di solito i despoti e gli arroganti della storia, come il Faraone, Nimrod, Reza Khan, Mohammad Reza e altri simili, sono stati rovesciati proprio quando erano all’apice della loro superbia. Anche questo farà la stessa fine e sarà rovesciato”, aveva scritto sul profilo X la guida suprema Ali Khamenei. Appena ieri il Dipartimento di Stato e l’ambasciata virtuale di Teheran avevano emesso un avviso urgente ai cittadini statunitensi in Iran, invitandoli a partire immediatamente.
Apprensione espressa in queste ore anche da Palazzo Chigi. “Il Governo italiano segue con forte preoccupazione la situazione di questi giorni in Iran e le notizie che stanno giungendo circa i numerosi morti tra i manifestanti – si legge in una nota – L’Italia chiede alle Autorità iraniane di assicurare il rispetto dei diritti del popolo, incluso quello di espressione e di pacifica assemblea, e l’incolumità di chi manifesta nelle piazze. Insieme ai partner europei e del G7, il Governo italiano continua a lavorare per una soluzione positiva della crisi, rispettosa delle aspirazioni di libertà e parità di diritti del popolo iraniano”. Per il cancelliere tedesco Friedrich Merz “un regime che riesce a restare al potere solo ricorrendo alla violenza è, di fatto, già finito. Credo che stiamo assistendo agli ultimi giorni, se non alle ultime settimane, di questo regime”.
Il Parlamento europeo ieri ha vietato l’accesso ai suoi locali a tutti i diplomatici e rappresentanti iraniani. “Non si può andare avanti come se nulla fosse accaduto – ha scritto su X la presidente Roberta Metsola – Mentre il coraggioso popolo iraniano continua a difendere i propri diritti e la propria libertà, oggi ho preso la decisione di vietare l’accesso a tutto il personale diplomatico e a qualsiasi altro rappresentante della Repubblica islamica dell’Iran da tutti i locali dell’Europarlamento. Questa assemblea non contribuirà a legittimare un regime che si è sostenuto attraverso torture, repressione e omicidi”. Convocati gli ambasciatori o incaricati d’affari Europei dalle autorità iraniane. I media statali intanto hanno mostrato immagini di grandi manifestazioni pro-governative.