Iran, è rivoluzione. Quindici giorni di protesta in Iran, almeno 544 morti nella repressione, oltre10mila persone arrestate, il regime in “modalità sopravvivenza” e un piano della Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, per fuggire a Mosca con 20 membri della sua famiglia se le cose si dovessero mettere male. Eventualità molto concreta, perché la rivolta in corso non è come le precedenti (le proteste studentesche del 1999 e del 2003; il Movimento Verde del 2009; i day protests del 2018; il Bloody November del 2019; Donna, Vita, Libertà per Mahsa Amini nel 2022), e può portare a un cambiamento radicale.
La ong statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana) nel suo ultimo comunicato dell’altra sera ha dichiarato che il bilancio delle vittime in Iran ha raggiunto quota 544, ma ha anche affermato di aver ricevuto altre 579 segnalazioni di decessi, ancora in fase di indagine. Delle vittime segnalate finora, 483 erano manifestanti, mentre 47 erano membri dell’esercito o delle forze dell’ordine iraniane. In totale sono stati uccisi anche otto ragazzini. Il numero di persone arrestate finora è ora di 10.681. La tv di Stato iraniana ha trasmesso immagini di manifestazioni a cui hanno partecipato centinaia di persone a favore della Repubblica islamica in varie città del Paese. Mentre la rete internet è bloccata nel Paese da oltre 84 ore e ci sono state due settimane di proteste antigovernative, la versione in lingua inglese della tv di Stato iraniana, Press TV, ha pubblicato sul suo account X immagini in diretta dove si sono viste centinaia di persone sfilare con la bandiera della Repubblica islamica in città come Zahedan, Rasht, Ilam, Arak e nella provincia settentrionale dell’Azerbaigian. Press Tv ha descritto i partecipanti alle dimostrazioni a favore della Repubblica islamica, che mostrano immagini della guida suprema Ali Khamenei, come “iraniani uniti contro il terrorismo” e ha bollato come “rivolte in Iran appoggiate da Usa e Israele” le proteste antigovernative.
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“Ciò che sta accadendo oggi in Iran ha un filo diretto con la ferita aperta nell’autunno del 2022, quando fu uccisa Mahsa Amini. Quella rivolta non fu semplicemente una protesta contro un singolo atto di violenza; fu il momento in cui una società capì che il problema non era la riforma di un comportamento o di una legge, ma l’intero sistema. ‘Donna, Vita, Libertà’ ha rimodellato la memoria collettiva del Paese: ha spezzato la paura e reso impossibile il silenzio. Tre anni dopo, la stessa società è tornata in piazza, questa volta sotto la pressione combinata della repressione politica e del collasso economico”. A dirlo all’Ansa è Hasti Diyè, 43 anni, insegnante di francese iraniana fuggita dal suo paese dopo essere finita più volte in carcere. Oggi vive ad Istanbul. “L’Iran oggi non ha bisogno di un’altra guerra che arrivi dall’estero, né di nuove sanzioni. L’esperienza ha dimostrato che le sanzioni hanno schiacciato la gente comune molto più di chi detiene il potere”, prosegue. “Avevo programmato di tornare la scorsa settimana in Iran” – racconta – “ma i voli sono stati cancellati; sto cercando anche in queste ore di tornare nel mio paese. Internet è completamente interrotto e da oltre una settimana non ho notizie della mia famiglia, di mia sorella, dei miei amici. La preoccupazione è insopportabile. Nelle prossime ore proverò di nuovo, a qualunque costo, a tornare in Iran”.
“Siamo estremamente preoccupati per le continue segnalazioni di bambini e adolescenti uccisi e feriti nel contesto dei disordini pubblici in corso in Iran. Il nostro pensiero va alle famiglie delle vittime e dei feriti, e condividiamo il loro dolore’’. Lo ha dichiarato il direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa Edouard Beigbeder. ‘’Le autorità iraniane, coloro che sono coinvolti nelle proteste, le comunità e le famiglie dovrebbero adottare ogni misura necessaria per proteggere i bambini. Le forze di sicurezza devono astenersi dall’uso di forza non necessaria o sproporzionata e i bambini non dovrebbero trovarsi in situazioni che li mettono in pericolo o li privano della loro libertà’’, ha sottolineato Beigbeder. ‘’In conformità con la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, il diritto alla vita di ogni bambino deve essere rispettato e salvaguardato’’, ha concluso.
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato domenica che i vertici iraniani hanno preso contatto per negoziare, in seguito alle sue minacce di un’operazione militare. “I leader iraniani hanno chiamato sabato”, ha riferito Trump ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, aggiungendo che è in corso di preparazione un incontro e che la volontà della controparte è quella di intavolare una trattativa. Tuttavia, il capo dello Stato americano ha avvertito che potrebbe essere necessario agire militarmente prima che tale colloquio abbia luogo. Il Pentagono avrebbe già fornito varie opzioni per un intervento armato. Teheran è “pronta alla guerra e al dialogo”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi dopo che Trump ha detto che “i leader iraniani hanno chiamato. Vogliono negoziare, una riunione è in corso di preparazione”. Araghchi ha inoltre affermato che “elementi armati hanno preso parte alle manifestazioni e hanno aperto il fuoco sia contro le forze di sicurezza sia contro i manifestanti”. Le proteste il 28 dicembre “sono iniziate con i commercianti e sono state pacifiche”, ma secondo lui “dal primo gennaio si sono aggiunti altri elementi e sono iniziate le proteste accompagnate da violenza. Le forze di sicurezza hanno gestito le manifestazioni in modo pacifico”.
Ma di “pacifico” non ha nulla quello scioccante fermo immagine pubblicato ieri dall’agenzia AFP, tratto da un video apparso per la prima volta online il 10 gennaio 2026. Mostra il cortile del Centro di Diagnostica Forense e Laboratorio della Provincia di Teheran a Kahrizak, con decine di corpi in sacchi per cadaveri disposti per i familiari. Un regime che dichiara guerra al popolo. Questo è l’Iran oggi.