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Attacco Usa alla barca dei “narcos” venezuelani, Trump e il Pentagono sotto accusa: l’ipotesi di crimini di guerra

Attacco Usa alla barca dei “narcos” venezuelani, Trump e il Pentagono sotto accusa: l’ipotesi di crimini di guerra

Quello compiuto dal Pentagono, il ministero della Difesa statunitense, nel primo attacco Usa contro una presunta imbarcazione di narcos venezuelani lo scorso settembre, uccidendo 11 persone, potrebbe essere un crimine di guerra noto come “perfidia”.

A scriverlo è il New York Times, citando funzionari informati sulla vicenda. Una questione, quella degli attacchi americani contro le imbarcazioni di presunti narcotrafficanti venezuelani, ampiamente dibattuta già prima dell’arresto e della deportazione negli Stati Uniti di Nicolas Maduro, il presidente del Paese sudamericano rapito in una operazione di intelligence americana e ora sotto processo a New York assieme alla moglie.

Offensive brutali nei metodi e nei risultati: invece di sequestrare l’eventuale carico illegale a bordo delle imbarcazioni prese di mira, arrestandone gli occupanti, i militari Usa hanno attaccato le navi uccidendo le persone a bordo. Nessun processo, nessuna indagine, nessuna prova degli eventuali reati commessi dalle persone morte negli attacchi.

Nel primo di questi raid, spiega il Nyt, il Pentagono avrebbe inoltre utilizzato un aereo segreto dipinto in modo da sembrare un velivolo civile: l’aereo inoltre trasportava i propri armamenti all’interno della fusoliera, anziché in modo visibile sotto le ali.

Stando a funzionari che hanno potuto visionare i filmati dell’attacco, l’areo statunitense è sceso a una quota sufficientemente bassa da essere visibile alle persone a bordo dell’imbarcazione dei presunti narcos. Quest’ultima aveva fatto rotta per il ritorno in Venezuela dopo l’avvistamento dell’aereo, per venire poi attaccata. Due sopravvissuti al raid sarebbero poi stati visti arrampicati su un pezzo capovolto dello scafo semidistrutto, salvo poi venire uccisi con un successivo attacco dai militari Usa, che hanno anche affondato i resti dell’imbarcazione.

Un elemento significativo per gli esperti di diritto sentiti dal quotidiano della ‘Grande Mela’, perché l’amministrazione Usa ha sostenuto che gli attacchi letali contro le imbarcazioni fossero operazioni legali, e non omicidi, in quanto il presidente Donald Trump ha stabilito che il Paese è impegnato in un conflitto armato contro i cartelli della droga venezuelani.

Le leggi tuttavia vietano ai combattenti di un conflitto armato di fingere uno status civile per indurre il nemico ad abbassare la guardia e poi attaccarlo e ucciderlo: si tratta di un vero e proprio crimine di guerra secondo gli standard del diritto dei conflitti armati.

“Nascondere la propria identità è un elemento della perfidia”, ha spiegato il generale maggiore in pensione Steven J. Lepper, ex vice giudice avvocato generale dell’Aeronautica militare statunitense. “Se l’aereo che vola sopra non è identificabile come velivolo combattente, non dovrebbe essere impiegato in attività di combattimento”, la tesi di Lepper.