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Renee Nicole Good, la 37enne giustiziata dall’ICE a Minneapolis

AP Photo/Mike Householder
Associate Press/ LaPresse






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Renee Nicole Good aveva 37 anni. Scriveva poesie. Lavorava. Aiutava gli immigrati. Aveva tre figli piccoli: 15, 12 e 6 anni. L’altra mattina ha accompagnato il più piccolo a scuola. Prima elementare. Il piccolo ha salutato la mamma sul portone, ma non sapeva che non la vedrà mai più. Renee dopo aver lasciato il bambino è andata con la macchina ad assistere dei migranti. Lo faceva spesso.

Non era una attivista ma era una donna impegnata nella solidarietà. Cristiana, religiosissima. Era in auto, alla guida, quando la polizia antiimagrazione ha attaccato un gruppo di migranti, forse senza permesso di soggiorno. Un gruppo di agenti ha circondato anche la macchina di Renee Good. Lei si è fermata per far passare una delle auto della squadra della polizia. Poi si è mossa di nuovo per immettersi nella strada principale. Un agente le ha imposto l’alt. Lei non si fermata. L’agente le ha sparato tre colpi di revolver in faccia e l’ha uccisa. Un delitto volontario e infame.

È successo a Minneapolis, la più importante città del Minnesota, Stato settentrionale dell’America, al confine col Canada, una volta, prima che gli inglesi lo occupassero, era la terra dei celebri Sioux. È successo sulla stessa via nella quale qualche anno fa un agente uccise, soffocandolo, George Floyd. Allora ci furono giorni e giorni di rivolta in America. Erano gli ultimi mesi della prima presidenza Trump. La Casa Bianca allora fu più prudente. Trump non era ancora il bullo nelle cui vesti si è presentato al suo secondo mandato. Stavolta il Presidente degli Stati Uniti ha deciso di essere protagonista di un nuovo atto di arroganza, in pieno stile fascista. Non ha detto: “la magistratura indaghi”. Come avrebbe fatto qualunque buon liberale conservatore. Ha rivendicato l’omicidio. Ha detto di essere al fianco degli uomini dell’anti-immigrazione, ha sostenuto che Renee Good fosse turbolenta. Ha usato questa parola: Turbulent. Non so se per turbolenta intendesse dire terrorista. La ministra della giustizia però è stata esplicita. Ha detto che l’agente ha agito per difendersi da un’azione terroristica.

Il problema è che ormai i video ci sono ovunque. E così è successo che un cittadino ha ripreso la scena. Non c’è nessun dubbio sulla dinamica. Renee stava solo cercando di proseguire la marcia, non ha né investito né sfiorato nessuno degli agenti. È stata presa d’assalto e uccisa volontariamente. In un clima politico esasperato dalla aggressività del governo e di Trump contro gli immigrati. La versione del governo è clamorosamente falsa, come hanno fatto notare il sindaco e il governatore. Renee Gold non era immigrata. Era americana, veniva dal Colorado, era anche bianca. Chi la conosceva bene dice che era una persona molto sensibile, sempre pronta a prendersi cura degli altri, disposta ad ogni azione di solidarietà. Ma questo nell’America di Trump non è un merito. Se aiuti i migranti non sei un missionario, sei un complice. E i complici vanno abbattuti. Giustizia è fatta.