Conquistarla con la forza dei soldi o con quella bruta dell’esercito più forte del pianeta. Sono le due ipotesi formulate a Washington per prendersi la Groenlandia, l’isola che in regime di semi-autonomia fa parte del Regno di Danimarca, sulla carta alleato degli Stati Uniti e membro della NATO.
Dopo il Venezuela è l’enorme territorio a nord-est degli Stati Uniti, in larghissima parte ricoperto di ghiaccio e abitata da poco più di 60mila persone, a finire nel mirino di Donald Trump. Una vecchia ossessione, va detto: sin dal suo insediamento alla Casa Bianca il tycoon aveva più volte minacciato un intervento statunitense sull’isola, reclamandola per questione di “sicurezza nazionale”.
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Questione su cui, scrive il Wall Street Journal citando persone a conoscenza delle discussioni, sarebbe intervenuto nelle scorse ore il segretario di Stato Marco Rubio. Il “ministro degli Esteri” Usa durante un briefing di alti funzionari dell’amministrazione Trump, avrebbe parlato con i legislatori, anche dell’opposizione Democratica, dell’intenzione del governo di appropriarsi della Groenlandia non con l’uso della forza militare, ma comprandola. Durante il briefing Rubio ha infatti minimizzato l’ipotesi che gli Stati Uniti possano impadronirsi della Groenlandia con la forza.
Sul piatto ci sarebbe un accordo: Washington offrirebbe a Nuuk un “Trattato di libera associazione”, intesa che gli Stati Uniti hanno già con alcuni piccoli Paesi del Pacifico come Micronesia, Isole Marshall e Palau. In sostanza la Casa Bianca garantisce piena autonomia negli affari interni e lo riconosce come indipendente, assumendosi gli oneri per la difesa con l’istallazione di basi militari.
Ma se Rubio da un lato smorza dunque l’ipotesi di un intervento militare, che aprirebbe una crisi politica internazionale senza precedenti e sancirebbe la fine della NATO, la Casa Bianca al contrario non lo esclude. “Donald Trump e il suo team stanno discutendo diverse opzioni per perseguire questo importante obiettivo di politica estera e, naturalmente, l’utilizzo delle forze armate statunitensi è sempre un’opzione a disposizione del comandante in capo”, ha dichiarato la portavoce Karoline Leavitt, gelando le già timide reazioni europee alle minacce di Trump nei confronti della Groenlandia e di rimando alla Danimarca.
A dare manforte alla portavoce di Trump è Stephen Miller, vice capo dello staff della Casa Bianca, la cui moglie aveva dato il là al tema della “conquista” dell’isola con un post sui social in cui mostrava la foto del paese artico a stelle e strisce. “Nessuno combatterà militarmente gli Usa per il futuro della Groenlandia“, ha affermato Miller alla Cnn scommettendo che Washington potrebbe farla franca appropriandosi dell’isola dell’Artico, dato che il resto dei Paesi NATO hanno bisogno degli Usa più di quanto gli States abbiano bisogno di loro.