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Se Fabrizio Corona diventa il Salvatore: l’affaire Signorini e il sistema per ottenere visualizzazioni

Se Fabrizio Corona diventa il Salvatore: l’affaire Signorini e il sistema per ottenere visualizzazioni

Tutti pronti a dire che era ovvio, che si sapeva, che loro sapevano: il mondo dello spettacolo, non solo quello ma quello più degli altri, è tutt’una marchetta, una raccomandazione, un do ut des. Già, noi italiani siamo furbi, a noi non la si fa. Eppure l’indignazione per le rivelazioni di Fabrizio Corona sul presunto “sistema Signorini” (sesso in cambio di partecipazione al Grande Fratello, ma sarebbe solo l’inizio di una serie di svergognamenti di personaggi famosi) da due settimane ha letteralmente incendiato il web. Non l’informazione mainstream, attenzione: il web. Social, siti, forum e, primo fra tutti, il canale youtube dove Corona propone i suoi video, ogni giorno registrano centinaia di migliaia di visualizzazioni in più – siamo arrivati a oltre 11 milioni per le due puntate su Signorini – e uno sterminio di commenti.

Questo è il vero tema, anzi, problema. Perché se vogliamo tornare coi piedi per terra ed essere coerenti con il “si sapeva”, dobbiamo dire che l’affaire Signorini riguarda principalmente lui stesso e i suoi committenti, ovvero Mediaset, Mondadori ed Endemol, ma i commenti, l’ondata di rabbia che da subito ha coinciso con un’improvvisa esaltazione della figura di Corona, un’iperbolica ammirazione per il suo coraggio, una tale e tanta fiducia in lui da pensare che possa “rovesciare il sistema”, ecco, queste sono cose riguardano tutti.  Leggere per credere, e per capire la portata del fenomeno. E avrà pure ragione Marco Paolini quando dice che «l’indignazione degli italiani dura meno dell’orgasmo, poi di solito subentra il sonno», ma quando l’indignazione verso X si trasforma in fiducia assoluta nei confronti di Y, un po’ c’è da tremare. Si può tirare fuori la storia degli italiani da sempre alla ricerca di un uomo forte e per nulla paghi di una donna forte al potere, dato che questo è un Paese di mammoni, vero, ma anche di maschilisti, e poi la premier non sta abbattendo sistemi né le sue politiche stanno incidendo sulla vita dei singoli, dunque nel ruolo di condottiera in cui riporre le speranze di ribaltoni e rivincite non soddisfa. Le si danno – chi l’ha votata e la ama – molte attenuanti, gli equilibri internazionali, la necessità di alleati importanti, le limitazioni dell’Ue, i problemi enormi ereditati dai passati governi. Ma resta comunque la voglia di un riscatto vero. Del sangue. Dell’umiliazione non solo a chiacchiere di chi è ricco-famoso-potente. Fabrizio Corona sembra soddisfare molti dei requisiti richiesti dal difficile (epico) compito: appassionato, teatrale, incurante della propria incolumità, pronto a mettersi contro chi guida una buona parte della televisione e dell’informazione, contro i media tutti se occorre, urlatore, insultatore, rabbioso.

È aiutato dal gregarismo degli altri, quelli che riportano le sue gesta e parole senza produrne di proprie. A dettare contenuti e tempi, usando tecniche che funzionano come veri e propri detonatori di curiosità (sospensione del racconto proprio quando ha raggiunto l’acme, anticipazioni con nomi famosi, allusioni a possibili minacce o persino attentati alla sua vita), è lui, solo lui. Nessuno lo contraddice, nessuno porta news diverse. Signorini si limita a chiudere il suo profilo Instagram dopo vagonate di offese a cui non ha reagito e ad autosospendersi “cautelativamente” da Mediaset, gli avvocati di Signorini denunciano Corona per revenge porn, Endemol diffonde un comunicato prudentissimo. Tutto qui? Sì, e meglio così, dato che in realtà sono regali a Corona. La gente commenta che Signorini è un vigliacco, molti denunciano di aver subito revenge porn e di stare aspettando da mesi che qualcosa di muova, per non parlare di quel particolare, che Corona sottolinea con enfasi: sono venuti a casa mia in tredici, capite, tredici agenti nel cuore della notte, spaventando la mia compagna e mio figlio piccolo. Più che scontato il furore di tante donne che testimoniano di aver subito maltrattamenti e anche peggio e di non essere state quasi ascoltate e ancora meno aiutate, protette. Quattordici agenti? Nell’arco di così poco tempo dalla denuncia? Società schifosa, contano solo i soliti noti, chi non ha potere è ignorato. Rienzi del Codacons fa un esposto. Gabriele Parpiglia, un tempo collaboratore stretto di Signorini, sbeffeggia la società di produzione Endemol e il suo comunicato dicendo che erano a conoscenza di tutto già da mesi. Altro alimento per il mito Corona. Altra, immaginabile goduria per lui.

Non è possibile non rendersi conto, una volta di più e con ancora più sgomento, di quanto gli italiani si sentano abbandonati, e dunque ansiosi di trovare qualcuno che li supporti, si prenda a cuore i loro problemi e quelli del Paese. Nei commenti ai video di Corona e anche a quelli che li riportano, forse una persona su mille ricorda che Corona ne ha combinate di ogni, che gli interessano solo denaro e visibilità, ma la replica dei fan è pronta: non ha fatto niente se paragonato a questi qui, è stato massacrato perché ha toccato la famiglia Agnelli e i giudici, ha pagato sempre di persona e ha pagato troppo. Non mancano, anzi sono tanti, quelli che “prima pensavo male di te, ma adesso ho cambiato idea: avanti così Fabrizio!”. Gli si suggerisce di fondare un partito, lo si implora. Si aspettano altre rivelazioni, si brama la gogna. Gli stessi che seguono i programmi giudicati “trash” sono i più accaniti a volere che si azzeri tutto, non i singoli conduttori, ma i vertici Mediaset, e già che ci siamo, una bella ripulita all’Italia e a ogni forma di nepotismo, corruzione, baratto, ricatto.

Ma quanto, seriamente, possiamo accusare chi vagheggia una rivoluzione che parta dal fuoco purificatore acceso da Corona? Se è vero, ed è vero, che «Gli Italiani sono stati sempre per i loro governanti esclusivamente “l’oggetto”, il corpo disprezzatissimo, anche su indispensabile, sul quale poggiare i piedi; lo strumento per raggiungere ed esercitare il potere: nient’altro», come scriveva l’antropologa Ida Magli, negli infiniti commenti si legge l’impotenza di chi non sa a chi rivolgersi, di chi ha bisogno di qualcuno che ascolti le sue tragedie e le ingiustizie subite. Si legge la disperazione di troppi che non trovano aiuto in chi dovrebbe dargliene.