Restrizioni-capestro. Domande bocciate. Visti di soggiorno negati. La mannaia d’Israele si abbatte sulle Ong internazionali che operano a Gaza e in Cisgiordania. Israele ha annunciato che a partire dal 1° gennaio sospenderà le attività di oltre due dozzine di organizzazioni umanitarie internazionali operative nella Striscia di Gaza, tra cui Medici senza Frontiere (Msf). La decisione riguarda circa 25 organizzazioni pari a circa il 15% delle Ong attive nell’enclave palestinese. Liberarsi di testimoni scomodi, di operatrici e operatori di pace che il peggiore governo nella storia d’Israele considera e tratta alla stregua di agenti al servizio di Hamas.
Di seguito ampi stralci dell’appello-denuncia di Save the Children: “Save the Children chiede al Governo di Israele di riconsiderare urgentemente le nuove norme di registrazione per le organizzazioni non governative internazionali, che potrebbero compromettere la fornitura di assistenza umanitaria salvavita ai bambini e alle loro famiglie a Gaza. Save the Children è tra le organizzazioni internazionali a cui le autorità israeliane hanno negato il rinnovo della registrazione per continuare a fornire aiuti umanitari alle comunità palestinesi a partire dal 1° gennaio 2026. Senza registrazione, non sarà consentito alle organizzazioni l’ingresso di personale tecnico internazionale – fondamentale per interventi in ambito sanitario, idrico e igienico-sanitario –, né di beni di prima necessità, attraverso i confini controllati da Israele verso Gaza o la Cisgiordania. Tutto questo avviene in una fase in cui i bisogni della popolazione sono enormi…Da oltre due anni, 1,1 milioni di bambini a Gaza vivono un’inaudita catastrofe umanitaria, senza avere alcuna responsabilità.
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Oltre 20.000 bambini sono stati uccisi e migliaia risultano dispersi, presumibilmente sepolti sotto le macerie. I bombardamenti incessanti hanno devastato gran parte di Gaza, causando lo sfollamento di quasi due milioni di persone, ora costrette a vivere in rifugi improvvisati e tende. Le rigide condizioni invernali aggravano ulteriormente la crisi: piogge torrenziali e allagamenti hanno distrutto tende e costretto famiglie a stare nell’acqua contaminata da liquami, aumentando il rischio di malattie. I casi di bambini e neonati morti per ipotermia nelle ultime settimane sono un tragico monito sulle conseguenze letali del blocco degli aiuti umanitari. I bambini e le loro famiglie hanno disperatamente bisogno di abiti caldi, ripari, coperte, cibo, forniture mediche e materiali igienico-sanitari. È inaccettabile ostacolare le operazioni umanitarie, attraverso un sistema che l’Onu ha definito come caratterizzato da criteri vaghi e altamente politicizzati, che impongono alle organizzazioni umanitarie requisiti impossibili da soddisfare senza violare gli obblighi del diritto internazionale o compromettere i principi umanitari fondamentali… Esortiamo la comunità internazionale a chiedere al Governo di Israele di non imporre questo nuovo sistema di registrazione, che rappresenta un ulteriore colpo potenzialmente letale per la popolazione di Gaza.”
Dice a l’Unità Paolo Pezzati, neo vicepresidente dell’Associazione delle Organizzazioni Italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (AOI), che rappresenta più di 500 Ong: “Qualora avvenisse, la decisione di Israele di cancellare le organizzazioni umanitarie internazionali dal registro non avrebbe alcun fondamento fattuale o giuridico, ma rifletterebbe una tendenza più ampia di crescente pressione sulle organizzazioni che documentano le violazioni o forniscono sostegno imparziale ai civili palestinesi. Se avverrà, questo sarà l’ultimo atto di un processo progressivo di restringimento degli spazi della società civile portato avanti dal governo israeliano che coinvolge tra l’altro anche le organizzazioni israeliane che lavorano della difesa dei diritti umani. Occorre inoltre chiarire che le operazioni a Gaza sono già ostacolate da mesi, la cancellazione dal registro non segna nessuna svolta, ma solo un ulteriore passo nella medesima direzione. Da inizio 2025 infatti l’ingresso degli aiuti è stato ostacolato in ogni forma con totale spregio del diritto umanitario internazionale. Siamo passati dal blocco totale, al meccanismo di distribuzione alimentare funzionale al piano di occupazione della striscia gestito dalla Gaza Humantarian Foundation alla recente istituzione del Civil Military Coordination Centre che di fatto non ha cambiato le sorti di quello che succede sul campo e che ha sostanzialmente commissariato il ruolo delle agenzie Onu. Tra poche ore – prosegue Pezzati – sapremo quali saranno gli esiti delle timide azioni di pressione della comunità internazionale – tra cui il governo italiano – affinché Israele desista dal suo intento.”.