X

Inchiesta su Hannoun e i filo-palestinesi “italiani”, la nuova destra ha sostituito Berlusconi con Travaglio

Photo by Marco Ottico/Lapresse

Photo by Marco Ottico/Lapresse

Quelli vecchi, come me, ricordano il 7 aprile. Data ormai quasi sconosciuta. Quel giorno, nel 1979, la magistratura decise di usare la repressione per assestare un colpo micidiale ai gruppi politici extraparlamentari di sinistra. Presero di mira il più debole, quello che aveva meno protezioni, e che si era assestato su posizioni politiche estremiste che potevano facilmente suscitare riprovazione e condanna nell’opinione pubblica. Potere Operaio. Che era stato fondato da intellettuali di estrema sinistra come Toni Negri, Franco Piperno, Oreste Scalzone, ma che aveva avuto al suo interno, o molto vicini a se, diversi esponenti di una sinistra marxista più moderata, compreso, figuratevi, Paolo Mieli.

Potere Operaio era nato dopo il 1968, cioè dopo la grande rivolta dei giovani, e poi degli operai, e affondava le radici nella vecchia tradizione operaista italiana, della quale avevano fatto parte anche Mario Tronti, Alberto Asor Rosa, Massimo Cacciari, Raniero Panzieri. In realtà, in quel giorno di aprile del 1979, un anno dopo il sequestro Moro e la strage di via Fani, Potere Operaio non esisteva più da qualche anno. Si era sciolto, ma i suoi militanti erano ancora uniti e tra le altre cose producevano una rivista molto impegnata che si chiamava “Metropoli”. Proprio nella sede di Metropoli quella mattina fece irruzione la polizia, mandata da un giudice veneto che si chiama Pietro Calogero. Manette a tutti. Altri arresti in altre città italiane.

Presero Negri, Scalzone, Emilio Vesce, Paolo Virno, Lucio Castellano e parecchi altri. Tutto il gruppo dirigente. Li accusarono di insurrezione contro i poteri dello Stato e di banda armata. I reati in realtà non c’erano. C’era il teorema secondo il quale se il terrorismo faceva stragi- in quegli anni le Brigate rosse realizzarono molti omicidi – voleva dire che intorno a se aveva una forte rete di complici. E per trovare i complici non serviva indagare, cercare indizi, prove, bastava sapere che alcune persone e alcuni gruppi erano troppo di sinistra. Quindi vicini alle Br. Quella operazione giustizialista e autoritaria della magistratura fu possibile perché sostenuta da un larghissimo schieramento politico, che andava dalla destra fino al Pci. Il partito comunista, che fino al mese prima aveva fatto parte della maggioranza di governo, riteneva che i gruppi politici alla sua sinistra fossero un ostacolo per la sua azione riformatrice. Perciò non si oppose alla repressione e alla violazione palese dello Stato di diritto. In tutto il Parlamento l’unico partito che si oppose fu quello di Pannella , cioè i radicali.

Perché ho raccontato questa storia? Perchè leggendo le cronache sugli arresti di un gruppo di militanti politici palestinesi, decisi dalla Procura di Genova, ma guidati, mi pare di capire, dal ministro degli Interni che ne vanta i meriti non si capisce bene a che titolo, e probabilmente richiesti dal governo israeliano e dal Mossad, bene, leggendo queste cronache mi è tornato in mente il 7 aprile. Che segnò una svolta, e fu l’inizio dello strapotere che la magistratura, da quel giorno, non ha mai smesso di pretendere e di difendere. Ho l’impressione che la retata contro i palestinesi, accusati sostanzialmente di avere aiutato le famiglie dei prigionieri politici israeliani (questo sarebbe il reato principale) sia una specie di prova generale del nuovo giustizialismo. Guidato dai partiti politici della destra.

Mi ha colpito, l’altra sera, una dichiarazione ai giornali dell’on Maurizio Gasparri. Questa: “Se li hanno arrestati qualcosa l’avranno fatta”. In pieno stile travagliesco ma, direi, ben oltre il travaglismo. Eppure Gasparri è esponente di Forza Italia. Eppure Forza Italia è il partito fondato da Silvio Berlusconi e che aveva tra i suoi esponenti uomini come Niccolò Ghedini, Filippo Mancuso e tanti altri garantisti veri. Cosa è rimasto di quell’aspetto liberale – e fondante – del berlusconismo? Polvere. Contraddizioni. Ribaltamenti. A destra il garantismo – che non è mai stato molto forte a sinistra – è scomparso. Sommerso dalla voglia di manette.

Bisogna preoccuparsi? Sì, perché è scomparso mentre la destra è al governo e dispone di un grande potere. Il rischio di una progressiva demolizione dello Stato di diritto è un rischio molto forte. L’uso della repressione e della ideologizzazione della repressione come totem politico è una tentazione fortissima e compatibile con le linee e le idee della destra. Separare le carriere dei magistrati servirà a pochissimo se l’anima vincente della politica sarà lo stato di polizia. Mi ricordo che qualche anno fa avevo paura dei Cinque Stelle. Non riuscivo a immaginare che il pericolo vero venisse dai presunti liberali. Ho scritto così: liberali. Forse sarebbe stato più giusto un termine politico diverso. Ma poi se dici che sono fascisti ti saltano addosso…