Atreju come Sanremo, salotto della politica e della Nazione, sbornia totale di Fratelli d’Italia dopo un’edizione da 80 dibattito, 600 persone, poco più di un’ora di discorso incandescente e vittimista della premier Meloni. “Noi crediamo già di essere il partito della Nazione, ma è chiaro che possiamo ancora crescere. Sempre con la stessa bussola: difendere l’interesse degli italiani, senza guardare a categorie o appartenenze. Ci siamo presentati agli elettori con un programma chiaro e ci stiamo impegnando ad attuarlo. Questa è la nostra idea politica”, dice in un’intervista a Il Corriere della Sera Arianna Meloni, sorella di Giorgia, che questo festival totale lo hanno costruito insieme.
Arianna Meloni è la sorella della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a capo della segreteria politica e responsabile del tesseramento del partito Fratelli d’Italia. È anche componente del consiglio di amministrazione della Fondazione Alleanza Nazionale che gestisce il patrimonio del partito, incluso il quotidiano Il Secolo d’Italia. “Non mi interessa la prima fila. Sin da ragazzi abbiamo avuto un approccio alla politica intesa come pura militanza, il ruolo o la carica ricoperti non sono determinanti, sono funzionali al progetto. Comunque non abbiamo segretari, il presidente del partito è e resta Giorgia e non credo ci sia nessuno che voglia sfidarla, sinceramente”. Le stime economiche parlano di un Paese tutt’altro che felice, in ripresa, in crescita.
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Il partito viaggia intorno al 30% per cento secondo praticamente tutti i sondaggi, per alcuni anche al di sopra, quasi una decina di punti di vantaggio sul Partito Democratico, una ventina abbondanti sugli alleati Forza Italia e Lega. È orgogliosa soprattutto dei ragazzi di Gioventù Nazionale, dei molti che si impegnano e da volontari lavorano per il partito. “Questo continuo agitare lo spauracchio del fascismo funziona forse per qualche monotematico talk show, ma è totalmente sganciato dalla realtà. Chi va in giro a distruggere le città, sfascia tutto, assalta le redazioni, non sono certo ragazzi di Fdi ma gente che si definisce antifascista […] ho conosciuto persone che mi hanno detto che a furia di sentirci attaccati sul nulla si sono decisi a votarci”.