Sono ancora una volta dei giudici, in questo caso quelli della Corte Costituzionale, a mettersi di traverso davanti ai piani del governo di Giorgia Meloni. La Consulta, con la sentenza numero 188 depositata martedì, ha respinto il ricorso presentato da Palazzo Chigi contro la legge della Regione Puglia che introduce una soglia salariale minima di nove euro l’ora negli appalti pubblici regionali.
In particolare i giudici della Corte Costituzionale hanno dichiarato inammissibili le questioni di legittimità sollevate dalla presidenza del Consiglio, dando così di fatto il via libera alla legge regionale approvata dalla Regione all’epoca guidata da Michele Emiliano.
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“Come per altri casi, come lo screening obbligatorio per i neonati, siamo gli unici in Italia a tutelare alcuni diritti fondamentali. E di questo siamo molto orgogliosi”, ha rivendicato oggi Emiliano.
La legge regionale pugliese n. 30/2024, fissava la soglia retributiva minima a salvaguardia dei lavoratori assunti dalle imprese che partecipano alle gare bandite dalla Regione Puglia e dai suoi enti strumentali: in particolare prevedeva che, nei bandi di gara per appalti e concessioni, venisse indicato come criterio di selezione l’applicazione di contratti collettivi che garantissero ai lavoratori una retribuzione oraria non inferiore ai nove euro.
Il governo Meloni aveva impugnato il provvedimento, sostenendo che la Regione avesse oltrepassato i propri confini di competenza invocando diversi articoli della Costituzione a dimostrazione di una presunta “invasione di campo” della Regione rispetto all’autonomia della contrattazione collettiva e alla competenza esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile e livelli essenziali delle prestazioni.
Per i giudici della Consulta però la normativa pugliese non introduce un salario minimo generalizzato, valido per tutti i rapporti di lavoro privati, ma opera esclusivamente all’interno di un perimetro ben definito, quello degli appalti pubblici e delle concessioni affidate dalla Regione. Per questo le questioni di legittimità sollevate da Palazzo Chigi sono state ritenute inammissibili.
E dopo la pronuncia della Corte Costituzionale dalla Puglia arriva un rialzo della posta in gioco. Il neo presidente Antonio Decaro ha infatti annunciato che nei prossimi anni potrebbero esserci “possibili estensioni”.
Parla invece di “buona notizia per i lavoratori” e “schiaffo politico e morale a una destra che tra le sue priorità pone una battaglia ideologica contro la dignità del lavoro e dei salari” la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci. “In un Paese che arretra sul piano economico e industriale – aggiunge la leader della Cgil pugliese – dove prevale precarietà e povertà lavorativa, è incredibile come le destre siano pervicacemente all’opposizione di qualunque norma che sostenga la dignità salariale, il recupero del potere d’acquisto, il contrasto al dumping e al lavoro povero”.