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Viva l’Italia del 12 dicembre: lo sciopero per diritti, poteri e libertà è riuscito: non tutto è Meloni

Foto di Marco Ottico/Lapresse

Foto di Marco Ottico/Lapresse

Lo sciopero generale è riuscito. Ha avuto un grande successo. Ci dispiace per tutti coloro che avevano lanciato anatemi e maledizioni contro la Cgil e contro Landini. Li conosciamo abbastanza bene. Sono quelli che vorrebbero abolire il diritto di sciopero, o quantomeno escogitare un sistema di regole che renda lo sciopero impossibile. Politici e giornali.

Molti giornali organici alla destra hanno aperto vere e proprie campagne contro il diritto di sciopero. In questi 80 anni del Dopoguerra, dopo la caduta del fascismo, non c’era mai stato un attacco così massiccio al diritto di sciopero. L’idea della destra, e del suo apparato informativo e intellettuale, è molto chiara: modificare alcuni criteri del contratto sociale e politico e ripristinare le condizioni che c’erano durante il regime di Mussolini. Quando si dice che in fondo Mussolini qualcosa di buono l’aveva fatto credo che, oltre a riferirsi alla bonifica delle paludi pontine, ci si riferisca soprattutto a questo: allo smantellamento dei sindacati e alla messa sotto giogo dei lavoratori. Vedete bene che la partita è molto grande. E può avere conseguenze importantissime e in parte, forse, irreversibili.

Ieri era il 12 dicembre. Data notevole nella storia della democrazia italiana. Il 12 dicembre di 56 anni fa, nel 1969, nel clima natalizio sobrio ma intenso di quegli anni, a Milano, alla Banca dell’Agricoltura, in Piazza Fontana, esplose una bomba che uccise 16 persone e ne ferì una ottantina. La polizia sostenne che erano stati gli anarchici e la magistratura le andò appresso. Ne arrestarono cinque o sei, tra i quali Pietro Valpreda, e li tennero in prigione tre anni. Un settimo lo gettarono dalla finestra e lo uccisero, si chiamava Pino Pinelli. Era un anarchico pacifista. Fu abbastanza chiaro a tutti che gli anarchici non c’entravano niente. Ci furono molti processi ma finirono tutti con le assoluzioni, prima degli anarchici e poi anche di un gruppo di fascisti che nel frattempo erano stati chiamati in causa. Alla fine, molti anni dopo la strage, il giudice Salvini scoprì la verità. Erano stati i servizi segreti con l’aiuto di un gruppo di fascisti veneti, ma ormai i fascisti veneti erano stati assolti tre volte e non li si poteva più processare. E i servizi segreti, essendo segreti, erano segreti e quindi non rintracciabili né punibili. I mandanti? Beh, quando c’entrano i servizi c’entrano anche i partiti di governo. Diciamo La Dc. Ma anche lei non era identificabile né punibile.

Perché la Dc (una parte della Dc: la destra democristiana) fece mettere quella bomba? Perché era in corso una fortissima avanzata della sinistra, era in piazza un fortissimo movimento studentesco e un movimento operaio, formidabile, che stava rompendo gli argini e avviando conquiste politiche e sociali di tipo socialista. Una parte della borghesia era dell’idea di trattare col movimento operaio (Moro, Donat Cattin, Agnelli). Una parte invece voleva opporsi con le maniere forti. La strage di piazza Fontana ebbe i suoi effetti. Ridusse, almeno in parte, la forza dei movimenti. Innescò una reazione moderata. Come era nel disegno di chi l’aveva progettata. Oggi siamo a un bivio simile a quello di 56 anni fa. I lavoratori sono scesi in sciopero e in piazza per farci sapere che ci sono. Che vogliono parlare. Che sono capaci di avviare delle lotte. Dei conflitti. Sull’altro versante c’è il padronato che ha fortissima influenza sul governo. E in buona parte lo condiziona. E che alla vigilia della nuova rivoluzione tecnologica e nel pieno del ritorno della guerra, vuole le mani libere per una ristrutturazione sociale e industriale che permetta la sottomissione dei ceti più poveri e più deboli. E consenta una riconversione industriale armata e l’uso delle tecnologie per rinforzare il proprio potere e aumentare la grandezza del capitale.

La partita che è aperta è decisiva. Sono in gioco diritti, poteri, libertà. È in gioco il modello politico e il modello sociale. E anche la distribuzione della ricchezza. Cioè quasi tutto. Il sindacato ha trovato la forza per dire la sua: finanziaria da rifare. Via le spese per le armi (come chiede anche il papa) restituzione delle tasse a chi lavora, patrimoniale, pace, democrazia. Vedete? Si torna quasi alle parole d’ordine degli anni Cinquanta: pace e lavoro. O si vince, e si torna a pensare a una prospettiva socialdemocratica, o si perde e se si perde non è una forzatura parlare di fascismo.