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Tunisia, il regime di Saied colpisce ancora: arrestato Ahmed Chebbi, presidente del Fronte Nazionale della Salvezza

Ahmed Néjib Chebbi

Ahmed Néjib Chebbi

Non si ferma la repressione in Tunisia del regime guidato dal presidente Kais Saied. Ultima vittima del leader di Tunisi, che dopo aver vinto democraticamente nel 2019 ha iniziato a governare il Paese in maniera sempre più autoritaria, limitando le libertà democratiche, è Ahmed Néjib Chebbi.

Giovedì l’81enne politico di opposizione è stato arrestato a seguito della condanna in appello a 12 anni di reclusione con l’accusa di aver “complottato contro la sicurezza dello Stato”. Alla sbarra oltre a Ahmed Néjib Chebbi c’erano anche altri 40 esponenti dell’opposizione tunisina.

Nei giorni scorsi erano state arrestate anche altre due figure importanti dell’opposizione, condannate nello stesso processo: l’avvocato Ayachi Hammami e l’attivista Chaïma Issa, che devono scontare rispettivamente una pena di 5 e 20 anni di carcere.

Chebbi è stato un importante membro dell’opposizione democratica tunisina quando a Tunisi era instaurata la dittatura di Zine El Abidine Ben Ali, che ha guidato il Paese tra il il 1987 e il 2011. Oggi Chebbi è il presidente del Fronte Nazionale della Salvezza, una coalizione di partiti che si oppone al regime di Saied.

Secondo la figlia, Haïfa Chebbi, la condanna dell’81enne ha motivazioni politiche. Non sarebbe la prima volta: negli ultimi anni esponenti della società civile, politici e anche avvocati sono stati condannati e incarcerati perché si opponevano al governo di Saied.

Quest’ultimo nel 2024 è stato rieletto presidente della Tunisia col 90,7 per cento dei voti, elezioni considerate una farsa e che hanno avuto luogo in un clima di intimidazione delle opposizioni, che avevano invitato a boicottare i seggi: uno dei candidati formalmente di opposizione era in realtà un alleato di Saied, mentre l’altro era Ayachi Zammel, imprenditore costretto a fare campagna elettorale dal carcere dopo esser stato arrestato con accuse politicamente motivate.

Dopo aver preso il potere Saied ha preso il controllo totale delle istituzioni tunisine, magistratura compresa di cui ha sciolto il Consiglio superiore che ne garantiva l’indipendenza dal potere esecutivo, ha cancellato il Parlamento e promosso una riforma per modificare la Costituzione scritta in seguito alle proteste delle cosiddette “Primavere arabe” del 2011 contro il regime autoritario del presidente Ben Ali.

Nonostante la deriva autoritaria, l’Unione Europea anche su spinta italiana mantiene rapporti strettissimi col regime di Saied: l’obiettivo è quello di finanziare il Paese con milioni di euro in aiuti umanitari in cambio dell’impegno del governo a bloccare le partenze dei migranti via verso l’Europa ed in particolare le coste italiane.