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Censis, il rapporto fotografa una Italia più povera e basata sul “welfare” dei nonni: sorride solo l’industria delle armi

Censis, il rapporto fotografa una Italia più povera e basata sul “welfare” dei nonni: sorride solo l’industria delle armi

Famiglie sempre più povere in cui il vero welfare non è lo Stato ma i nonni, ancora di salvezza per figli e nipoti, mentre l’unica industria italiana che vede aumentare profitti e produzione è quella delle armi.

È una delle fotografia che scatta sullo stato del Paese l’annuale rapporto Censis, il 59esimo dalla nascita dell’istituto.

Il boom dell’industria delle armi

Con la produzione industriale al palo e in costante calo da oltre due anni, sono le fabbriche di armamenti a registrare un impressionante balzo: siamo al +31% nella produzione rispetto a un anno fa, con l’unico altro settore fa registrare un segno positivo che è quello alimentare.  Un boom trainato dalle politiche europee di riarmo in reazione all’invasione russa dell’Ucraina, mentre governi di vario “colore” in Europa puntano anche a diverse forme di leva militare.

Se le armi volano, a sprofondare sono altri settori storici della produzione industriale del Belpaese: a picco vanno il tessile e l’automotive, rispettivamente con il -11,8% e il -10,6%, ma calano anche meccanica, metallurgia e farmaceutica. Il dato totale fa segnare un complessivo -1,2% nei primi nove mesi del 2025, sancendo per il Censis un “lungo autunno industriale”.

Il mercato del lavoro e il welfare dei nonni

Italia che si conferma sempre più un Paese vecchio e per vecchi. Il sostegno dei pensionati alle nuove generazioni è l’autentico “welfare state” in salsa italiana: il 43,2% dei pensionati aiuta regolarmente figli, nipoti o altri familiari dal punto di vista economico. È anche più alta la percentuale di chi ha contribuito o prevede di farlo a spese più impegnative: il 61,8% ha versato un aiuto economico per bisogni importanti, come l’anticipo per l’acquisto di una casa.

D’altra parte, come detto, l’Italia resta un Paese per vecchi e lo dimostrano i dati dell’occupazione. Chi lavora, per il Censis, è sempre più anziano: per i giovani nel mercato del lavoro c’è poco spazio. Nel biennio 2023-24 l’aumento di 833mila occupati è dovuto per l’84,5% da over 50.

Famiglie più povere, anche culturalmente

Non deve sorprende dunque se la ricchezza delle famiglie è in costante calo. Il Censis rileva che negli ultimi 14 anni, dal 2011 al 2025,  si registra una diminuzione in termini reali dell’8,5%. A pagare maggiormente è la cosiddetta “classe media”: una famiglia su due tra le più povere ha perso un quarto del patrimonio, mentre nei nuclei benestanti la ricchezza è arrivata a diminuire anche del 35%. Chi non viene toccato dalla crisi del Paese, dalla crescita al lumicino, sono le famiglie più ricche: per quei 2,6 milioni di famiglie che possiedono il 60% dell’intera ricchezza del Paese il patrimonio è aumentato del 5,9 per cento.

Non sorprende se, di fronte al calo della ricchezza, crollano gli investimenti nella cultura. Negli ultimi 20 anni, sottolinea il Censis, la spesa per la cultura delle famiglie italiane si è considerevolmente ridotta (-34,6%), attestandosi nell’ultimo anno appena sopra i 12 miliardi di euro.

La caduta dei consumi culturali privati complessivi è riconducibile soprattutto alla forte contrazione della spesa per giornali (-48,3%) e libri (-24,6%). Reggono invece il teatro (+1,7% nel periodo 2019-2024) e i concerti (+0,9% per la musica classica, +4,5% per gli altri concerti musicali), attrazioni condivise da porzioni crescenti della popolazione.