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Almasri libero: Italia sotto ricatto dei boia libici, cosa nasconde il governo Meloni

Photo credits: Giuliano Del Gatto/Imagoeconomica

Photo credits: Giuliano Del Gatto/Imagoeconomica

Nessuna smentita da Palazzo Chigi. Né dai servizi segreti italiani. Che pure, immagino, dovrebbero avere qualche informazione al riguardo. Silenzio del governo e delle autorità italiane. Evidentemente la notizia fornita ieri dall’Unità – seppure clamorosa e quasi incredibile – è vera.

La riassumo. Citando la fonte. La fonte nostra è Marco Mancini, ex numero 2 dei servizi segreti italiani. Mancini ci ha detto che Osama Almasri, il boia libico accusato dalla Corte dell’Aja di decine di omicidi, stupri, torture, e anche di ricatti e corruzioni, è a piede libero. Il governo italiano, che in gennaio aveva favorito la sua scarcerazione e la sua fuga in Libia, qualche settimana fa annunciò con trombe squillanti che era stato arrestato dalla Libia ( e che dunque – sostenne il ministro Piantedosi – era stato giusto consegnarlo ai libici) . In realtà questo arresto – ci informa Marco Mancini – pare che non ci sia mai stato. E Almasri circola libero per Tripoli e per la Libia e ha anche fatto qualche gita in Tunisia, a Djerba, dove pare che abbia investito parecchi soldi. Si dice dieci milioni. Trovati dove? Probabilmente sono il frutto della sua attività assassina come capo della prigione per migranti di Mitiga. È uno scandalo clamoroso. Che riempie di fango il nostro paese.

Prima pongo una domanda. Poi racconto bene la storia. Poi proviamo a trarre qualche conseguenza. La domanda è evidente: dunque l’Italia è sotto ricatto? Le politiche migratorie o anti migratorie del nostro paese sono dirette non dal nostro governo né tantomeno dal ministro dell’Interno, ma dai boia libici? I boia libici, a partire da Almasri, hanno il potere di impartire ordini ai nostri ministri? La storia invece è questa (anche se è difficile credere che non sia una storia di fantasia). La Corte penale dell’Aja, alla fine dello scorso anno, emise un mandato di cattura contro questo Almasri, che era il direttore della prigione di Tripoli dove vengono rinchiusi gli immigrati. Stiamo parlando degli immigrati diretti in Italia, che si imbarcano sulle coste libiche e poi vengono intercettati dalla Guardia costiera libica, consegnati alla prigione di Mitiga, e lì torturati, a volte stuprati, a volte anche uccisi. Oppure ricattati: “Pagate un tanto ai carcerieri se volete essere liberati e imbarcati su un gommone” (poi spesso succede che il gommone, una volta salpato, viene di nuovo assalito dalla Guardia libica e i suoi ospiti ricondotti in prigione).

La Corte penale dell’Aja accusa Almasri di omicidi, stupri, torture ed estorsioni. La Digos di Torino, a metà gennaio, scopre che Almasri è entrato in Italia, dopo aver girato mezza Europa, perché vuole assistere a una partita della Juventus. Lo individua e lo arresta. Perché sia consegnato alla Corte internazionale occorre la firma del ministro della giustizia. Che deve avvenire entro tre giorni. Nordio non firma. Trova scuse, sparisce. Scadono i termini per l’arresto e la Corte d’appello è costretta a scarcerare il killer. Il quale, quando esce dalla prigione, trova ad attenderlo una squadretta di 007 che lo accompagna all’aeroporto e lo imbarca sul Falcon del ministero dell’Interno che lo porta in Libia dove viene consegnato al suo vice ed amico Albuti (il quale avrà una sorte meno felice di quella del capo: perché qualche settimana fa è stato beccato dai tedeschi, che forse non sono ricattabili, e quindi consegnato alla Corte dell’Aja).

All’inizio di novembre il nostro governo annuncia che Almasri è stato arrestato dai libici. Il ministro Piantedosi esulta e dice che la sinistra avrebbe dovuto chiedere scusa perché è chiaro che il governo italiano fece bene a consegnare Almasri ai libici, che infatti lo hanno arrestato.
Beh, non era vero. Piantedosi è stato preso in giro dai libici? In questo caso forse il nostro governo dovrebbe capire che coi libici non si tratta, e che il protocollo d’intesa sui migranti va stracciato. O Piantedosi sapeva? Speriamo di no. Fatto sta che a Marco Mancini, che ci ha rivelato la notizia, risulta che Almasri sia libero, che viva in un appartamento di 400 metri quadrati vicino a Tripoli, nell’area dell’aeroporto di Mitiga, che abbia alle sue dipendenze una scorta di 18 persone (che lui ha fatto uscire dal carcere), che viaggi, e anche che sia molto religioso. Pensate che tutte le mattine, alle cinque, quando è ancora buio, va a pregare nella moschea di un quartiere di Tripoli che si chiama Suq Al-Yuma ( una frase araba che vuol dire mercato del venerdì).

Vogliamo adesso tirare le conseguenze di questa vicenda? Mi pare che ci siano due certezze. La prima è che il governo italiano è ricattato, e questa è una pessima notizia. La seconda è che le inchieste della Corte dell’Aia e della magistratura italiana su alcuni nostri ministri siano assolutamente giustificate. Poi c’è da ripetere una domanda molto seria. In cosa consiste il ricatto? Cosa sa Almasri sul governo italiano (o sui governi italiani) che le nostre autorità vogliono a tutti costi che non ci racconti? E un’altra domanda, direttamente a Giorgia Meloni: come è possibile che lei che ha dichiarato che avrebbe inseguito in tutto il globo terracqueo i trafficanti di migranti, quando si è trovata per le mani uno dei maggiori trafficanti, come Almasri, ha deciso di fare in modo che riparasse al sicuro in Libia?