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Bangladesh, l’ex premier Hasina condanna a morte per la repressione delle proteste: crimini contro l’umanità

FILE – Bangladesh’s Prime Minister Sheikh Hasina reviews an honor guard during a welcome ceremony at the government house in Bangkok, Thailand, Friday, April 26, 2024. (AP Photo/Sakchai Lalit, File)

FILE - Bangladesh's Prime Minister Sheikh Hasina reviews an honor guard during a welcome ceremony at the government house in Bangkok, Thailand, Friday, April 26, 2024. (AP Photo/Sakchai Lalit, File)

Persone uccise in piazza, migliaia ammazzate in strada, mentre protestavano. Strade e palazzi a ferro e fuoco e lei, alla guida del Paese da decenni, costretta alle dimissioni e a fuggire all’estero. È stata condannata per la repressione delle proteste in Bangladesh, l’ex premier Sheikh Hasina, processata in contumacia per crimini contro l’umanità. Condannata a morte mentre si trova in India, la sentenza al momento non è eseguibile. Non solo Hasina, il tribunale speciale del Bangladesh ha condannato a morte anche l’ex ministro dell’Interno Asaduzzaman Khan Kamal per crimini contro l’umanità, mentre l’altro coimputato, l’ex capo della polizia Chowdhury Abdullah Al-Mamun, è stato condannato a cinque anni.

“Sono stati riscontrati tutti gli elementi del crimine contro l’umanità”, ha spiegato il giudice del tribunale della capitale Dacca, Golam Mortuza Mozumder. “Abbiamo deciso di infliggere una singola pena: la condanna a morte“. Le proteste erano esplose a partire dalle manifestazioni degli studenti contro il sistema di assegnazione di quote degli incarichi pubblici. Si erano allargate fino a rappresentare un movimento di contestazione al governo di Hasina, diventato sempre più autoritario, che rispose chiudendo le scuole e le università, bloccando i servizi internet e di telefonia mobile e imponendo il coprifuoco.

Centiaia le vittime – secondo alcuni report migliaia – di quella repressione, almeno 11mila gli arresti. Non si verificavano scontri così intensi e violenti in Bangladesh dall’indipendenza dal Pakistan, nel ’71. Quindici anni al governo, Hasina è stata la prima ministra più longeva nella storia del Bangladesh. Ha governato dal 2009 al 2024 e in precedenza dal 1996 al 2001. Ha 78 anni, il padre era Sheikh Mujibur Rahman, anche lui politico che proclamò l’indipendenza del Bangladesh e che fondò il partito Lega Awami, di orientamento progressista. Si è dimessa il 5 agosto 2024 dopo un assalto alla sua residenza.

Le telecamere all’interno dell’aula hanno inquadrato gli applausi dei presenti alla proclamazione della condanna a morte. Hasina ha definito “parziali e politicamente motivati” il verdetto di colpevolezza e la condanna a morte per crimini contro l’umanità. “I verdetti pronunciati contro di me sono stati emessi da un tribunale truccato, istituito e presieduto da un governo non eletto e privo di mandato democratico”, si legge in una dichiarazione rilasciata dal suo nascondiglio in India.

“Abbiamo perso il controllo della situazione, ma non si può definire quanto accaduto un’aggressione premeditata ai cittadini”, ha dichiarato Hasina, secondo l’agenzia di stampa Reuters citata da Al-Jazeera. “Il verdetto di colpevolezza nei miei confronti era scontato – ha aggiunto Hasina in una dichiarazione riportata da Afp, in cui afferma inoltre che sarebbe stata disposta a partecipare a un nuovo processo fuori dal suo Paese d’origine – Non ho paura di affrontare i miei accusatori in un tribunale adeguato, dove le prove possano essere equamente. Per questo ho ripetutamente sfidato il governo ad interim a presentare queste accuse alla Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aja”.

Dacca ha chiesto l’estradizione di Hasina, finora negata dal governo di Nuova Delhi. Per la pena è comunque possibile il ricorso in appello alla Corte Suprema. Anche l’ex ministro dell’Interno è latitante. Ad Al-Mamun, che si trovava in custodia cautelare, è stata concessa clemenza per il suo contributo al processo, inclusa la fornitura di “prove materiali al tribunale per giungere alla decisione corretta”. Quelle proteste culminarono nello scioglimento del governo e nella nomina a nuovo primo ministro di un governo di transizione di Muhammad Yunus, vincitore del Premio Nobel per la Pace nel 2006, che ha annunciato le nuove elezioni parlamentari che si terranno a febbraio.