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Ancora menzogne del governo Meloni su Almasri: la bugia sull’estradizione smentita dalla Corte Penale Internazionale

Photo via X

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E Palazzo Chigi si è preso un altro bello schiaffo dalla Corte penale internazionale dell’Aia. Nei giorni scorsi il governo aveva sostenuto che la liberazione dell’aguzzino libico Almasri dal carcere italiano era stata decisa non per ragioni politiche ma perché era arrivata una richiesta di estradizione da parte della magistratura di Tripoli (cambiando così un’altra volta versione). E la precisazione del governo era stata accolta con tripudio dai giornali di destra che addirittura avevano sostenuto che a questo punto gli oppositori del governo che avevano protestato per la liberazione del killer avrebbero dovuto chiedere scusa al governo.

La Corte dell’Aia ha spiegato che la dichiarazione del governo è falsa. E la cosa, evidentemente è molto grave. L’idea che la battaglia politica sia inquinata da sotterfugi, bugie e manipolazioni da parte delle Istituzioni mette in dubbio la stessa saldezza democratica. È vero che anche se la richiesta di estradizione fosse arrivata in tempo non c’era comunque nessuna ragione per accoglierla in cinque minuti, e dunque il governo sarebbe stato in ogni caso colpevole. Tuttavia la richiesta libica non era arrivata e dunque l’estradizione era addirittura impossibile.
La Corte dell’Aja ha indicato giorno e ora nella quale la richiesta di estradizione è giunta in Italia, e questo giorno e questa ora sono successive alla fuga di Almasri organizzata dal ministero della Giustizia e da quello dell’Interno. E per di più la Cpi spiega che la richiesta era assolutamente incompleta e oltretutto non si basava su un mandato di arresto.

Contro Almasri la Libia non aveva spiccato nessun mandato di arresto. E francamente se non c’è nessun mandato di arresto è abbastanza complicato chiedere l’estradizione di una persona che sta in prigione. La procuratrice dell’Aja ha presentato tutte queste carte al tribunale che dovrà ora decidere se sanzionare l’Italia per aver ostacolato il corso della giustizia internazionale a favore di un pericoloso criminale.