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Educazione sessuale nelle scuole: saper aspettare, rispettare e guardare negli occhi

Foto Mauro Scrobogna / LaPresse

Foto Mauro Scrobogna / LaPresse

Lo scontro alla Camera sulla educazione sessuale nelle scuole sembra una vicenda di Marte. Nel nostro pianeta, infatti, lo studio del corpo umano rientra già nei programmi, e se Giggino, al secondo banco, vorrà ridacchiare durante la spiegazione, pazienza: gli passerà. Loro – Giggino e gli altri – sanno già tutto: lo hanno già appreso da qualcuno o (peggio) da Internet.

Resta, se mai, da impartire l’educazione sentimentale – la parte più complicata della questione – ma forse basterà passare per le poesie della Scuola siciliana e per il Cantico dei cantici affinché un pochino possano intendersi il sentimento amoroso (anche quando ancora non lo si è frequentato) e l’attrazione fisica (anche quando non si è ancora rivelata). Resta da spiegare il segreto dell’alterità, la sessualità in bilico fra il gioco e la realizzazione, tra l’attesa e la solitudine, l’accettazione del proprio corpo e la scoperta dell’altro. Non è uno scherzo, in una società che si professa ormai libera ed è invece sessuofobica più di quanto non lo fossero i nostri nonni (il disegno di legge che ha provocato la discussione a Montecitorio ne è una prova). Un mondo che frequenta il massimo della comunicazione, e non ha contenuti; il massimo della licenza, e non ha desideri.

Dario – dieci anni – mi ha annunciato con aria grave che vorrebbe dire alla compagna che le vuole bene, mandandole un messaggino. No, il messaggio no, ho detto: devi guardarla negli occhi. Finalmente hai un sogno che non potrai realizzare passando per Amazon o per il centro commerciale: gli altri non si possiedono, ma vanno raggiunti, e mai una volta per tutte. Devi saper guardare negli occhi, gli ho detto, e devi saper aspettare, e rispettare. Pensavo, intanto, a quanto io – privo di alcuna educazione ai sentimenti – sia stato poco bravo, e inadeguato. Gli ho augurato, dentro di me, di saper fare molto meglio.