Una grossa mano ai conti, certamente non negativi, delle compagnie telefoniche che operano in Italia. Una serie di emendamenti presentati dai partiti di maggioranza, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, al disegno di legge Concorrenza all’esame del Senato, potrebbero comportare per i clienti italiano un maggiore esborso nei prossimi mesi.
Uno in particolare, presentato dai senatori di Forza Italia Antonio Trevisi, Adriano Paroli e Dario Damiani e di cui riferisce oggi Il Fatto Quotidiano, punta a reintrodurre la possibilità per le compagnie telefoniche di agganciare automaticamente le tariffe all’andamento dell’inflazione.
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In particolare il testo prevede non solo una “clausola di adeguamento automatico dei prezzi in misura corrispondente all’aumento dell’indice annuale dei prezzi al consumo”, ma anche un eventuale incremento di un “coefficiente predeterminato” reso noto all’utente prima della sottoscrizione del contratto. Dunque una tariffa che aumenta ogni anno in linea con l’inflazione, più un extra a margine deciso dal gestore, ma che dovrà rispettare un tetto massimo fissato dall’Agcom.
Ma il punto controverso è un altro. L’emendamento prevede infatti che l’adeguamento dei costi all’inflazione “non costituisce modifica delle condizioni contrattuali”: ciò implica il mancato diritto al recesso gratuito, come invece è previsto in caso il propio operatore scenda di cambiare unilateralmente le condizioni della propria offerta. Per uscire dal proprio contratto “adeguato all’inflazione”, l’utente dovrà pagare eventuali penali o restituire sconti o rateizzazioni.
“Bollette indicizzate all’inflazione e salari fermi. Questa è l’idea del centro destra per sostenere il ceto medio? Alla prova dei fatti stanno sempre dalla parte delle rendite di posizione e mai del lavoro”, è il commento arrivato dalla senatrice Cristina Tajani, capogruppo Pd in commissione Finanze a Palazzo Madama, agli emendamenti proposti dalla maggioranza al ddl Concorrenza.
Maggioranza e governo che dovranno ricorrere ad una corsa contro il tempo per approvare il provvedimento. Il testo, che ha iniziato il suo iter a fine luglio in commissione Industria a Palazzo Madama, deve incassare l’ok definitivo del Parlamento entro il 31 dicembre perché rientra negli obiettivi del Pnrr, ma ancora non è stato votato nessun emendamento. La seduta della commissione è convocata per martedì pomeriggio e l’obiettivo sarebbe quello di un rush per arrivare in Aula e ottenere il primo via libera entro giovedì, passando così all’esame della Camera.