Sulla guerra in Ucraina le posizioni di Stati Uniti e Russia si fanno sempre più distanti, così come la possibilità di una intesa per porre fine al conflitto. Una distanza che si sta facendo evidente tra i due leader, Vladimir Putin e Donald Trump, dopo che quest’ultimo ha sospeso il piano per incontrare l’omologo russo sul “campo neutro” ungherese, nel Paese guidato dal più filo-russo tra i leader europei, Viktor Orban.
Una “perdita di tempo”, lo aveva definito Trump martedì, rimangiandosi quanto detto solamente pochi giorni prima dopo l’intesa raggiunta in una telefonata tra Segretario di Stato Marco Rubio e il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.
Le conseguenze di questo stop sembrano evidenziarsi in un repentino cambio di rotta da parte americana. La Casa Bianca ha infatti imposto nuove sanzioni alle compagnie energetiche russe Rosneft e Lukoil, accusando il Cremlino di “continuare una guerra insensata” Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato che seguirà un “sostanziale aumento delle misure economiche” nelle prossime settimane.
Non solo. Da Washington sembra arrivare un rinnovato sostegno nei confronti di Kiev e del suo presidente Volodymyr Zelensky. In questa ottica vanno lette le parole rilasciata in una intervista Rbc-Ucraina dal capo dell’ufficio presidenziale ucraino, Andriy Yermak, secondo cui Donald Trump ha dato il suo ok al trasferimento dei sistemi di difesa aerea Patriot all’Ucraina.
“La cosa più importante è che Trump abbia dato il via libera, quindi le questioni in questo senso sono per lo più tecniche”, ha dichiarato il responsabile dell’ufficio presidenziale ucraino, mentre sui missili Tomahawk “il dialogo è in corso e non direi che questa porta sia chiusa”.
Un rinnovato attivismo pro-Kiev che non è stato apprezzato a Mosca. A provarlo sono le dichiarazioni come sempre infuocate da parte di Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo. Per l’ex presidente e burattino di Putin gli Stati Uniti “sono ormai gli avversari dichiarati della Russia”, mentre il “pacificatore Trump si è imbarcato sul sentiero della guerra”. Per Medvedev le sanzioni Usa contro i giganti del settore energetico e petrolifero russo sono come “un atto di guerra contro la Russia”. Medvedev ha ironizzato sulle possibili giustificazioni americane, secondo cui Trump avrebbe ceduto alle pressioni del Congresso: “Non cambia nulla. Le scelte dimostrano che gli Stati Uniti hanno scelto la via del confronto”.
Chiusure statunitensi che arrivano proprio mentre è Volodymyr Zelensky ad aprire ad un possibile congelamento del fronte di guerra come primo passo verso un accordo di pace. Durante una visita in Norvegia il presidente ucraino ha definito “un buon compromesso” l’ipotesi di fermare le ostilità lungo le linee attuali.
Ha poi precisato che non si tratterebbe di una resa ma di un cessate il fuoco “necessario per avviare qualsiasi trattativa”: si tratta in ogni modo di una apertura irricevibile per Mosca, che ha più volte chiarito di non aver alcuna intenzione di fermare le ostilità.