Non è durato molto il tentativo abbastanza disperato di Sebastien Lecornu di riuscire a galleggiare come primo ministro. Dopo 14 ore dopo dalla diffusione dei nomi della lista (incompleta) dei ministri si è inabissato. E’ stato il primo ministro con il mandato più breve della storia francese.
“Non ci sono le condizioni per essere premier – ha detto – i partiti politici continuano ad adottare una posizione come se avessero tutti la maggioranza assoluta nell’Assemblea nazionale. Ogni partito politico vuole che l’altro adotti la sua intera piattaforma”. Il presidente Emmanuel Macron è di nuovo sui carboni ardenti. Può tentare di nominare un successore di Lecornu, sciogliere l’Assemblea ed andare a elezioni come gli chiede Marine Le Pen e come da mesi chiede il movimento degli Insoumise di Melénchon. Può contare, ma non gratis, sul pronto soccorso dei socialisti. In caso di elezioni legislative, se viene raggiunta la maggioranza assoluta, 289 deputati, il primo ministro deve provenire da quell’assemblea.
Se nessun partito ottiene la metà più uno dei seggi alla camera, il presidente deve trovare quello che potenzialmente gli permetterà di raggiungere il consenso. Quindi anche un premier tecnico. Molto in teoria, perché nella Francia con tre blocchi politici e grande frammentazione i voti per questa manovra al momento non si vede da chi possano essere garantiti. E la legge finanziaria per il 2026 chi la fa?