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Tutta Italia in piazza, da Gaza: “Vi vediamo e sentiamo, ci riempite il cuore e ci fate sentire meno abbandonati”

Sciopero Generale per Gaza, Manifestazione della CGIL e degli studenti, Roma, Venerdì 3 Ottobre 2025 (foto Valentina Stefanelli / LaPresse) General Strike for Gaza, Demonstration by the CGIL and Students, Rome, Friday, October 3, 2025 (photo Valentina Stefanelli / LaPresse)

Sciopero Generale per Gaza, Manifestazione della CGIL e degli studenti, Roma, Venerdì 3 Ottobre 2025 (foto Valentina Stefanelli / LaPresse) General Strike for Gaza, Demonstration by the CGIL and Students, Rome, Friday, October 3, 2025 (photo Valentina Stefanelli / LaPresse)

A chi attacca e mortifica come inutile ogni manifestazione, gli scioperi, ogni iniziativa umanitaria – soprattutto quella della Global Sumud Flotilla: tutto tranne che perfetta, tuttavia più mirata ad aprire un corridoio umanitario che a portare aiuti nella Striscia – non deve essere chiaro il senso, il significato di scendere in piazza. “Al popolo italiano e a tutti gli altri che si mobilitano per Gaza, voglio dire: vi vediamo, vi sentiamo, ci riempite il cuore di gioia”, scriveva Emanu Abu Zayed, scrittrice palestinese, di Gaza, su Al Jazeera qualche giorno fa, dopo le manifestazioni della settimana scorsa in Italia.

Parole di gratitudine, di fiducia e di speranza, che ci sembra il caso di riproporre in questa giornata di proteste, di sciopero generale che secondo USB avrebbe coinvolto fino a un milione e mezzo di persone – sicuramente centinaia di migliaia sono scesi in piazza. A fine settembre la scrittrice era stata costretta a lasciare casa per la decima volta a Nuseirat, nel centro della Striscia, dall’inizio della reazione militare israeliana ai massacri di Hamas del 7 ottobre 2023. “Ho provato una gioia immensa – ha scritto dopo aver visto le immagini delle manifestazioni in Italia – In oltre 70 comuni italiani, la gente è scesa in piazza per dimostrarci che aveva a cuore Gaza, che sosteneva la nostra causa, che voleva la fine immediata del genocidio”.

“Non si trattava di una nazione a maggioranza musulmana o araba. Era un paese occidentale, il cui governo si rifiuta di riconoscere uno stato palestinese e continua a sostenere Israele. Eppure, il popolo italiano è sceso in piazza per noi, per esprimere la sua solidarietà. Questa mobilitazione dimostra che la solidarietà con i palestinesi non si limita a coloro che ci sono vicini o che provengono dallo stesso background culturale, ma si estende a persone provenienti da tutto il mondo, anche nei luoghi in cui le élite politiche continuano a sostenere Israele”.

 

“A Gaza, queste scene di solidarietà italiana si sono diffuse di telefono in telefono, portando un raggio di speranza tra le macerie, la fame e le bombe. La gente ha condiviso questi video sulle app di chat, guardando con stupore la folla italiana. Queste immagini e filmati hanno portato rari sorrisi sui volti palestinesi. La sensazione di non essere completamente abbandonati, che il mondo esterno si stia mobilitando per fermare la guerra, si è insinuata”, ha continuato la scrittrice.

“Le proteste e la flottiglia non sono stati l’unico raggio di speranza che ho ricevuto dall’Italia”, ha continuato raccontando di come già nei mesi scorsi alcuni italiani avessero contribuito a diffondere i suoi scritti, alcuni sul quotidiano Il Manifesto. “Spero di vedere proteste simili in altri Paesi, di sentire che il resto del mondo vede davvero la nostra sofferenza e sostiene il nostro diritto alla vita, alla libertà e alla dignità”. Poco più di una settimana fa, un sondaggio Ixé riportava che il 73,7% degli intervistati sosteva che a Gaza si stia consumando un genocidio e il 70,6% approvava la missione navale umanitaria.