Cartellino rosso per Israele. L’Uefa starebbe valutando la sospensione di Israele da tutte le competizioni calcistiche internazionali e una decisione «è attesa la prossima settimana, con la maggioranza dei membri favorevole». Lo scrive il britannico Times. Una eventuale decisione in tal senso chiuderebbe le porte ai prossimi Mondiali e comporterebbe l’esclusione del Maccabi Tel Aviv dall’Europa League. Il ministro israeliano dello Sport, Miki Zohar, ha affermato ai media israeliani di «essere al lavoro con il premier Benjamin Netanyahu per impedire questa mossa».
“Una partita di calcio, preceduta dagli inni nazionali, può essere considerata solo una partita di calcio? Quel che sta accadendo nella Striscia di Gaza, con riflessi pesanti in Cisgiordania e Libano, può essere semplicemente annoverato come uno dei 56 conflitti attivi nel mondo, che dovrebbero avere stessa attenzione e uguale reazione? Il massacro terroristico compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023, con oltre un migliaio di vittime innocenti israeliane più la presa di 250 ostaggi, può giustificare la feroce rappresaglia genocida di Israele, che ha fatto decine di migliaia di morti civili palestinesi, fino ad annunciarne la deportazione?” Sono tutte domande che l’Associazione Italiana Allenatori di Calcio si è posta e che pone adesso alle altre componenti federali e alla Figc tutta, anche in vista del prossimo incontro che vedrà la Nazionale italiana, il 14 ottobre, opposta a quella israeliana.
- “Israele escluso dalle competizioni UEFA”, club e nazionale verso lo stop: a rischio i Mondiali (nel girone dell’Italia)
- Israele non esclusa dalle competizioni di calcio, l’ammissione del presidente Uefa Ceferin: “Per la Russia pressioni politiche”
- Intervista a Mauro Berruto: “Perché escludere gli atleti israeliani dalle competizioni internazionali”
- Italia-Israele, il ct Gattuso “uomo di pace” ma “dobbiamo giocare”: ma sindaco di Udine e Associazione Allenatori chiedono lo stop
L’enormità degli accadimenti che si stanno susseguendo in quei territori martoriati impone una presa di coscienza da parte di ognuno e anche, a nostro avviso, una azione concreta, commisurata al dramma in atto. Non è più tempo di moral suasion nei confronti del governo Netanyahu, palesemente sordo agli appelli che gli vengono rivolti da più parti, comprese partecipate manifestazioni di piazza e voci importanti del suo stesso popolo. A conferma che le critiche e le contestazioni oggettive non strizzano l’occhio ai terroristi di Hamas (una parte non secondaria del problema), e soprattutto non nascondono pulsioni antisemite irrisolte. Lo diciamo con forza: davanti all’Olocausto siamo per sempre tutti ebrei e nessuno vuol togliere il segnalibro della memoria. Ma la Storia non si è fermata a quell’orrore e ci interroga oggi, senza sconti per nessuna nazione. Senza dimenticare che l’occhio per occhio biblico resta una formula affidata da Dio a Mosè perché la reazione a un male subìto non sia sproporzionata. Vale per ogni singolo, vale a maggior ragione per uno Stato democratico.
Il comma 5 dell’art.2 dello Statuto federale recita: “La Figc promuove l’esclusione dal giuoco del calcio di ogni forma di discriminazione sociale, di razzismo, di xenofobia e di violenza”. “Il Consiglio Direttivo dell’Aiac unanimemente, crede dunque che davanti alle stragi quotidiane, che hanno riguardato anche centinaia di morti tra dirigenti, tecnici e atleti, compreso la stella del calcio palestinese Suleiman al-Obeid, sia legittimo, necessario, anzi, doveroso, porre al centro del dibattito federale la richiesta, da proporre a Uefa e Fifa, dell’esclusione temporanea di Israele dalle competizioni sportive. Perché il dolore del passato non può oscurare coscienza e umanità alcuna”. Così l’Assoallenatori, presieduta da Renzo Ulivieri. “I valori di umanità, che sostengono quelli dello sport, ci impongono di contrastare azioni di sopraffazione dalle conseguenze terribili”, ha spiegato Ulivieri. “Si può solo pensare a giocare, voltando la testa dall’altra parte. Noi crediamo che non sia giusto”, gli ha fatto eco il vicepresidente Camolese. “Troppi morti senza colpa. Tra loro anche tanti sportivi. Un motivo in più per cercare azioni di contrasto internazionale anche nel nostro settore”, ha aggiunto il vicepresidente Vossi. “Il mondo è in fiamme. Molti popoli soffrono come quello palestinese. L’indifferenza non è ammissibile” ha concluso il vicepresidente Perondi.
“Lo sport – scrivono otto esperti Onu tra cui la Relatrice speciale per i Territori palestinesi Francesca Albanese – deve respingere la percezione che il business proceda come se niente fosse. Gli organismi sportivi non devono chiudere gli occhi di fronte alle gravi violazioni dei diritti umani, soprattutto quando le loro piattaforme vengono utilizzate per normalizzare le ingiustizie. Le squadre nazionali di Stati che commettono violazioni massive dei diritti umani possono e devono essere sospese, come è accaduto nel passato”. Non potremmo essere più d’accordo, e vi chiediamo di continuare a firmare su bit.ly/noitaliaisraele per chiedere che la partita tra la nostra nazionale e quella israeliana prevista a Udine il 14 ottobre non si giochi. Non si può rimanere fermi”. Intanto, è salito a 65.502 morti e 167.367 feriti il bilancio degli attacchi israeliani in corso nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023. Lo riferisce l’agenzia di stampa palestinese Wafa. Cifra in difetto, visto che molti cadaveri sono ancora sotto le macerie. Ventimila di quei morti sono bambini. Quanti ne devono ancora morire per non disputare una partita di calcio?