Oggi si riunirà la Commissione Giuridica del Parlamento Europeo per decidere in merito alla revoca dell’immunità parlamentare della deputata di AVS, Ilaria Salis. Siamo davanti a un passaggio fondamentale per misurare lo stato della democrazia e delle libertà civili all’interno delle Unione Europea. Ilaria Salis venne eletta alle ultime elezioni con centinaia di migliaia di preferenze.
La sua candidatura seguì l’indignazione per la sua detenzione, ma, soprattutto, per le condizioni a cui venne sottoposta. Sono ancora davanti ai nostri occhi le immagini di Ilaria incatenata e trascinata in aula a Budapest. Tuttavia, il passaggio relativo alla revoca dell’immunità sembra essere molto più stretto e accidentato di quello che si possa pensare. Come spesso accade in casi del genere (si pensi al caso Tortora di quarant’anni fa), l’opinione pubblica si mostra tutt’altro che compatta. Dietrologi livorosi allignano a destra e a sinistra, cercando di colmare il vuoto politico che li caratterizza con proclami populisti infondati, ancorché di qualità deteriore. Se a destra si pone l’accento sulle attività “sovversive” di Ilaria Salis, a sinistra fioccano le accuse di essere un’imboscata, persino prezzolata dai poteri forti. Che vorrebbe sabotare il presunto governo “del popolo” di Victor Orban.
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Da parte nostra, vorremmo tirarci fuori da questi schiamazzi, e affermare il pieno sostegno a Ilaria Salis, in direzione della difesa delle libertà civili e della riaffermazione dei principi dell’antifascismo. Le carceri e tutto il sistema penale ungherese sono da tempo sotto lo scrutinio delle organizzazioni internazionali per lo scarso rispetto dei diritti degli imputati e dei detenuti. Le immagini del trattamento disumano a cui è stata sottoposta Ilaria, le sue condizioni di detenzione, sono state ampiamente illustrate dagli avvocati, oltre ad essere state documentate da immagini fotografi che e video. Consegnarla alla giustizia ungherese equivarrebbe a contraddire i principi di libertà che l’UE proclama come suoi fondamenti. Ilaria Salis è cittadina italiana, e avrebbe tutto il diritto di rispondere penalmente nel suo paese alle accuse mossegli, o di scontarvi quantomeno la pena.
Tra l’altro, il reato di cui è accusata, in Italia è punibile con pene blande, se non del tutto irrilevanti. In Ungheria è prevista una detenzione fino a 14 anni. Si tratta di un aspetto da sottolineare, che evidenza lo squilibrio tra la legislazione italiana e quella ungherese. L’indifferenza del governo italiano verso la vicenda di Ilaria Salis striderebbe fortemente coi proclami sovranisti che la compagine dell’attuale esecutivo ostenta quotidianamente. La premier si interessò personalmente per fare tornare Chico Forti a scontare la pena in Italia, andando perfino ad accoglierlo in aeroporto. Da oltre un anno, cerca di fare estradare l’ex BR Leonardo Bertulazzi dall’Argentina. Non vedere l’italianità di Ilaria Salis e vedere quella dei suddetti, avrebbe il sapore dell’iniquità. O del calcolo politico. Ma non avrebbe nulla a che fare col rispetto delle leggi e dei diritti civili. La seconda motivazione, riguarda l’antifascismo. Ilaria Salis è stata arrestata in seguito a una colluttazione coi militanti dell’estrema destra, di cui il governo di Orban aveva autorizzato il raduno. Stava partecipando a un presidio internazionale, senza utilizzare alcuna arma o corpo contundente, e si è difesa da un aggressione.
Al di là della dinamica dei fatti, quello che ci interessa è il principio. Le democrazie europee contemporanee si sono formate sulle macerie di una guerra mondiale scatenata dal nazifascismo. Che un governo di un paese membro dell’Unione Europea se ne dimentichi, praticando e promuovendo ideologie e pratiche che vanno in senso contrario, a partire dalla xenofobia e dall’omofobia, cercando di cancellare il passato, rappresenta un fatto grave, da contrastare. E non importa quanto welfare Orban distribuisce. Specialmente se lo disegna sul quadrinomio: Dio, Patria, Famiglia e Lavoro. Ilaria Salis rischia di tornare in galera e andare a processo per essersi opposta a tutto questo. Non deve accadere. Coraggio, Ilaria! Siamo con te.