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“Netanyahu è un criminale e va fermato”, parla Matteo Orfini

“Netanyahu è un criminale e va fermato”, parla Matteo Orfini

Matteo Orfini, parlamentare e membro della Direzione nazionale del Partito Democratico.
Dalle bombe su Doha agli attacchi alla Global Sumud Flotilla. Quello che si sta appropinquando è un autunno non caldo, esplosivo nel mondo. È così, e aggiungerei all’elenco i droni russi in Polonia, anche se sono cose molto diverse. È una situazione sempre più drammatica. Gli attacchi alla Flotilla li abbiamo subito denunciati. Abbiamo chiesto al Governo di attivarsi, innanzitutto per capire l’origine di quegli attacchi, perché non ci si può fidare delle indagini tunisine, con la Guardia costiera tunisina che ha detto che l’incidente alla prima barca colpita era dovuto a un mozzicone di sigaretta. Si cerchi la verità con una indagine internazionale, ma che soprattutto venga protetta la Flotilla e i suoi attivisti. Noi l’avevamo chiesto subito a Giorgia Meloni quando sono partiti, e lo ribadiamo dopo quanto è successo. Ancora oggi (ieri per chi legge, ndr) una seconda barca è stata attaccata. È chiaro che c’è un clima ostile di qualcuno attorno a questa splendida iniziativa umanitaria ed è bene che il Governo italiano e l’Europa facciano di tutto per tutelare la Global Sumud Flotilla soprattutto quando si avvicinerà a Gaza, dove il rischio aumenterà sempre di più. Sul piano generale, misuriamo quotidianamente, e quanto accaduto in Qatar ne è un ulteriore passaggio, che il governo israeliano sta trasformando Israele in uno Stato canaglia. Non è immaginabile che il mondo si governi così, che un capo di Governo si svegli la mattina e un giorno bombarda la Siria, un giorno bombarda il Libano, un giorno bombarda lo Yemen, un giorno bombarda il Qatar, fuori da ogni regola, fuori da ogni legge, fuori da ogni condivisione internazionale, in nome della lotta al terrorismo. Un comportamento fuori da ogni regola e dal diritto internazionale. Netanyahu è un criminale, agisce come un criminale, utilizza la forza in modo assolutamente improprio e va fermato.

A proposito di diplomazie con la schiena piegata. La presidente del Consiglio ha affermato l’impegno italiano a tutelare l’incolumità dei nostri connazionali presenti sulle barche della Flotilla, salvo poi aggiungere che c’erano altri modi, senza specificare quali, per far giungere gli aiuti umanitari alla popolazione gazawa. Ora c’è il ministro degli Esteri che di fronte al primo attacco ad una nave della Flotilla ha dichiarato che visto che sta indagando la Tunisia, l’Italia non può intervenire.
Giorgia Meloni, nella risposta a Elly Schlein, ha fatto il minimo sindacale. Dopodiché a me piacerebbe che almeno cominciasse a fare quello che ha promesso. Dopo questi primi due attacchi alla Flotilla mi sarei aspettato una reazione immediata del Governo italiano, invece non c’è stato nulla. Quanto a Tajani, è anche difficile commentarlo.

Perché?
Tajani è un ologramma, non esiste. Ogni volta che succede qualcosa, ci legge le agenzie o i comunicati stampa di altri. Non è un ministro, è un ufficio stampa. Non esiste, non sa mai nulla, non fa mai nulla, non ha informazione e quelle che ha le sanno tutti perché stanno sui giornali. Avere un ministro degli Esteri così è come non averlo. È perfettamente inutile ed è anche difficile attaccarlo perché non esiste. Servirebbe un ministro Esteri.

La presidente del Consiglio si è sempre raccontata come una sorta di “facilitatrice” nel rapporto tra l’Europa e l’amministrazione Trump. Alla prova dei fatti?
Alla prova dei fatti non c’è nulla. L’amministrazione Trump sta danneggiando l’Italia e l’Europa. In questo c’è un nodo di fondo che è inutile nascondere…

Vale a dire?
La debolezza dell’Italia, la fragilità e la mancanza d’iniziativa, è figlia di un fatto politico. Questa destra italiana è strutturalmente legata, per tantissime ragioni, sia a Trump che a Netanyahu. È un pezzo della nuova destra mondiale. E questo sta bloccando l’Italia. La sta bloccando nella reazione al teppismo politico di Trump, che è un altro che si sveglia la mattina mette i dazi, leva i dazi, minaccia un Paese, emana norme che sono fuori dalla legge e che gli vengono impugnate. Siamo di fronte a un modello al quale questo Governo sembra ispirarsi, a giudicare dai centri in Albania e dalla Vicenda Almasri. Le leggi valgono per tutti salvo per chi governa, secondo loro. Netanyahu è un pezzo di questa nuova destra. I leader della destra mondiale sono oggi Trump e Netanyahu, e questo sta paralizzando la destra italiana e quindi anche il nostro Paese, che non può prendere le distanze da Israele, non può riconoscere lo Stato palestinese, non può nemmeno interrompere gli accordi di cooperazione militare con un Governo, quello di Netanyahu, che sta commettendo un genocidio. Non può fare assolutamente nulla perché non vuole rompere quel rapporto politico con la destra di Netanyahu e con la destra di Trump. Oltre che esser sbagliato, questo è anche un danno per l’interesse nazionale, nel senso che noi oggi avremmo bisogno di una Europa più forte, un protagonismo maggiore dell’Italia, soprattutto sullo scenario mediorientale, nel quale il nostro Paese ha una storia, una tradizione di presenza e di capacità d’interlocuzione con tutti. Oggi, invece, siamo totalmente ininfluenti. Siamo Tajani, cioè il nulla.

In questo non c’è una responsabilità oltre che della politica anche della comunicazione nostrana. Insomma, il mondo sta esplodendo ma in Italia ancora si polemizza sul D’Alema “cinese”.
Noi abbiamo un sistema dell’informazione piuttosto attardato e appassionato a fatti onestamente marginali. Si pensi a quanto sia stato complicato, salvo qualche lodevole eccezione di cui l’Unità fa parte, per più di un anno far comprendere cosa stava accadendo nella Striscia di Gaza. Quello che stava accadendo lì è stato, tutto sommato, sminuito, derubricato a conflitto, quando nemmeno era tale ma qualcosa di molto diverso. Questo è sicuramente un problema, dopodiché siamo anche in una fase della storia nella quale le informazioni viaggiano anche su altri canali, e alla fine la verità s’impone.

Un altro tema caldo è quello libico. L’Unità ha titolato in prima pagina: “Il Governo ha mentito su Almasri”. Indagata la fedelissima di Nordio. Cosa racconta l’ennesimo capitolo di questa inquietante vicenda?
Dimostra, come abbiamo denunciato subito già in quelle ore, che siamo davvero di fronte ad una delle pagine più oscure della storia della Repubblica e non a un fatto minore, quasi ininfluente. Quella Almasri è una vicenda in cui non solo la capo gabinetto del ministro Nordio ma il Governo ha sistematicamente mentito. Mentì Giorgia Meloni nel suo video in cui spiegò che la liberazione di Almasri era un fatto tecnico e non una scelta politica. Hanno mentito al Parlamento Nordio e Piantedosi. Perché quelle ricostruzioni sono state smentite da loro stessi, che oggi dicono l’opposto. Dicono di aver liberato Almasri per ragioni di Stato. Il primo elemento è che siamo di fronte ad una presidente del consiglio, a un ministro della Giustizia, a un ministro degli Interni che hanno mentito al Parlamento e al Paese. E già questo in un Paese normale dovrebbe avere delle conseguenze. L’altro elemento, non meno grave, è che liberare un assassino, uno stupratore, un trafficante di esseri umani, è stata una scelta deliberata del Governo e non un fatto dovuto, un caso. Terzo elemento, è che questo è avvenuto perché questo Governo, ma non solo, ha un rapporto incestuoso con i criminali e i trafficanti libici. Emerge dalle carte un rapporto inquietante e discutibile, e soprattutto non chiaramente definito, tra i servizi italiani e la Rada, la milizia libica di cui Almasri è il leader. Un rapporto persino rivendicato in qualche modo dai nostri servizi. Stiamo parlando di questo, cioè del fatto che abbiamo costruito negli anni un rapporto privilegiato con degli assassini, dei stupratori, dei criminali, con coloro che organizzano il traffico degli esseri umani, quelli che se la Meloni dichiara di voler inseguire in tutto il globo terracqueo, beh, in realtà sono comodamente seduti al tavolo con i funzionari e con i rappresentati del nostro Paese e del Governo italiano per gestire non so bene cosa.

Quella che si sta per aprire è anche una importante stagione, che inizia con le regionali nelle Marche. Il Pd di Elly Schlein ha puntato molto sull’unità di un campo politico il più largo possibile. Eppure, la lettura che viene dato di tutto questo è che siamo in una sorta di “suk politico”, nel quale ci si scambiano candidature come figurine.
Questa lettura è figlia di un certo strabismo del sistema dell’informazione. Noi siamo di fronte a fatto acclarato: il centrosinistra ha già in campo tutti i candidati presidenti e in ognuna delle regioni in cui si vota, la coalizione di centrosinistra è la più larga possibile e unita, senza defezioni. Siamo già in campo. Il centrodestra, che invece passa per essere un monolite, in metà delle regioni non ha ancora un candidato e sta litigando sui candidati. Di cosa parliamo! Quale mercimonio. Abbiamo avuto una discussione politica, siamo arrivati ad una sintesi come è naturale che sia nelle coalizioni. Ci vuole sempre rispetto per le forze politiche alleate e la volontà di convergere su nomi che rappresentino tutti. Abbiamo saputo farlo. I nostri candidati presidenti – dal Veneto alla Calabria – sono già in campo, tutti quanti, pronti a provare a vincere le elezioni. In gran parte di queste regioni, non hanno ancora l’avversario con cui gareggiare. Perché Salvini litiga con Forza Italia, perché Fratelli d’Italia si vuole prendere tutto, perché all’interno di quei partiti ci sono divisioni, perché ci sono quelli pro-Vannacci e contro-Vannacci nella Lega, perché in Forza Italia ci sono diverse anime. E poi il problema sarebbe il centrosinistra?