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Sinner-Alcaraz, perché la sconfitta in finale degli US Open è uno spartiacque per Jannik: cosa manca per battere Carlos

Sinner-Alcaraz, perché la sconfitta in finale degli US Open è uno spartiacque per Jannik: cosa manca per battere Carlos

Un campanello d’allarme suonato fortissimo ma subito recepito dal diretto interessato. La bruciante sconfitta inflitta nell’atto finale degli US Open di tennis da Carlos Alcaraz a Jannik Sinner, col tennista murciano che ha vinto con merito in quattro set la finale col punteggio di 6-2, 3-6, 6-1, 6-4, tornando così il numero uno al mondo nel ranking ATP, è una “sveglia” per il tennista altoatesino.

L’ennesimo confronto tra i due assoluti dominatori del tennis negli ultimi 24 mesi, una rivalità sportiva che ha portato Alcaraz e Sinner (22 e 24 anni) a sfidarsi nella terza finale consecutiva in un torneo dello Slam, col bilancio totale che vede Alcaraz in vantaggio per 10 a 5 nelle partite giocate contro Sinner, evidenzia i passi in avanti clamorosi fatti dallo spagnolo nell’ultimo anno.

Oggi “Carlitos” può contare in bacheca 6 titoli dello Slam contro i 4 di Jannik, e una stagione in cui nei H2H (gli scontri diretti, ndr) è avanti 3 a uno.

I progressi di Alcaraz

Un Alcaraz che, a costo di sacrificare un po’ del suo estro, di quel talento cristallino che gli consente su un campo da tennis di essere non solo un semplice “muro” da fondocampo, ma anche di utilizzare un bagaglio di colpiti tra dropshot, smorzate, gioco a rete, che al momento non ha nessuno nel circuito ATP, sull’altare di una costanza e di una maturità che hanno ridotto al minimo i suoi fin qui consueti “blackout”.

Prova ne è stato proprio lo US Open conclusosi domenica sera, in cui Alcaraz ha ceduto un solo set, proprio in finale con Sinner, ma soprattutto ha subito solamente tre break in tutto il torneo, un dato semplicemente eccezionale. Torneo e atto conclusivo in cui Alcaraz non è mai sembrato in difficoltà, salvo un leggero passaggio al vuoto nel secondo set, perso più per proprie mancanze che per un “upgrade” nel gioco di Jannik, col murciano che infatti ha ripreso a martellare nel terzo e quarto set sbrigando la pratica finale in meno di tre ore.

Dalla sua Carlos ha avuto un servizio solido, sia con la prima che con la seconda, un dritto semplicemente esplosivo e una capacità, questa nuova, di non subire gli scambi con Sinner sulla diagonale sinistra di rovescio, quello che può essere definito “lato debole” del tennista tornato numero uno al mondo. Ai miglioramenti in campo, come detto, vanno aggiunti quelli sul piano “mentale”, con Alcaraz capace di limitare moltissimo i suoi passaggi a vuoto, con quasi tre ore di tennis celestiale grazie anche ad un focus sul match totale.

Sinner e gli step per raggiungere Carlos

E Sinner? Da parte di Jannik nella conferenza post-match è arrivata una analisi onesta e molto lucida. Al di là di una condizione fisica forse non perfetta, con i fastidi addominali avvertiti nella semifinale contro il canadese Felix Auger-Aliassime, e di una finale in cui è emerso ancora una volta il deficit al servizio, con una percentuale di prime in campo sotto il 50 per cento, dal 24enne altoatesino sono arrivate parole dichiarazioni importanti, che possono segnare un crocevia in vista del proseguo della stagione e non solo.

“Dipende anche da come arrivi a giocare contro Carlos. Una cosa è quando i punteggi sono comodi, ma fai sempre la stessa cosa, come ho fatto io questo torneo. Non ho fatto un serve and volley, non ho usato molti dropshots, e poi arrivi al punto in cui giochi contro Carlos e devi uscire dalla comfort zone. Per cui proverò a fare dei cambiamenti, magari perderò delle partite da qui in avanti, per essere più imprevedibile perché penso sia quello che devo fare per diventare un giocatore di tennis migliore”, le parole di Sinner, che fanno presagire cambiamenti importanti nel prossimo futuro.

Sta ora a Jannik e ai suoi coach, Simone Vagnozzi e Darren Cahill, lavorare intensamente per fare un ulteriore step avanti e rinnovare così la sfida al “nemico” Carlos.