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Israele attacca ancora la missione Unifil al confine col Libano, granate contro personale Onu: per Crosetto “scelta precisa dell’IDF”

Israele attacca ancora la missione Unifil al confine col Libano, granate contro personale Onu: per Crosetto “scelta precisa dell’IDF”

Uno degli attacchi “più gravi” contro il personale dell’Unifil, le Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano, dal cessate il fuoco che ha posto fine alla guerra tra Israele ed Hezbollah lo scorso novembre.

A denunciarlo è la stessa Unifil, che sottolinea in una nota come martedì 2 settembre “droni dell’esercito israeliano hanno sganciato quattro granate vicino alle forze di peacekeeping” nei pressi della Linea Blu, la linea di demarcazione delle Nazioni Unite tra Israele e Libano, per poi tornare indietro in territorio israeliano.

L’attacco fortunatamente non ha provocato feriti. Una granata lanciata dall’IDF, le Forze di Difesa Israeliane, avrebbe colpito un raggio di 20 metri e tre un raggio di circa 100 metri dal personale e dai veicoli delle Nazioni Unite. L’Unifil ha spiegato che l’esercito israeliano era stato informato in anticipo dei lavori di sgombero stradale nella zona, a sud-est del villaggio di Marwahin.

Unifil, missione Onu istituita nel 1978 e con all’interno un importante contingente italiano, ha ribadito che “qualsiasi azione che metta in pericolo le forze di pace delle Nazioni Unite e le loro proprietà, o qualsiasi interferenza nei compiti loro assegnati, è inaccettabile e costituisce una grave violazione della risoluzione 1701 e del diritto internazionale”. L’esercito israeliano, conclude il comunicato, “ha la responsabilità di garantire la sicurezza delle forze di pace che svolgono i compiti loro assegnati dal Consiglio di sicurezza (dell’Onu)”.

Solamente la scorsa settimana il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di prolungare fino alla fine del 2026 la missione Unifil al confine tra Libano ed Israele, per poi ritirare gradualmente il personale impegnato lungo la Linea Blu entro la fina del 2027. Una decisione arrivata all’unanimità dal 15 Paesi membri del Consiglio, su spinta in particolare di Stati Uniti ed Israele: altri membri avrebbero invece voluto estendere ulteriormente la missione.

Anche a seguito del cessate il fuoco di novembre vi erano stati in diverse occasioni attacchi da parte israeliana in Libano, ufficialmente con l’obiettivo di colpire obiettivi legati ad Hezbollah. Nell’autunno del 2024 si erano ripetuti in diverse occasioni attacchi dell’IDF contro le tre basi della missione Unifil al confine: in uno di questi erano stati lievemente feriti quattro soldati italiani.

Attacco che per il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto è “un atto rilevante, grave”, ma soprattutto “non è un errore, una cosa accaduta indipendentemente dalla volontà dell’IDF ma, a quanto ha comunicato Unifil, una scelta precisa”. “Tanto precisa da parte loro – continua il ministro e co-fondatore di Fratelli d’Italia al Foglio – quanto incomprensibile ed inaccettabile da parte nostra. Esprimerò con tutta la forza possibile al mio omologo israeliano la nostra totale disapprovazione (e qualcosa in più) per quanto accaduto”.

Dopo ore di silenzio è arrivata anche la versione delle Forze di Difesa Israeliane. L’esercito ha respinto le accuse di Unifil sostenendo che nessun colpo è stato sparato intenzionalmente contro i caschi blu nel sud del Libano. “Una forza che operava in un avamposto nel Libano meridionale ha identificato un sospetto e gli ha lanciato contro granate stordenti, per allontanare la minaccia”, ha riferito un portavoce dell’IDF. “Diversi soldati Unifil che operavano nella zona vicina hanno riferito che sono stati sparati colpi nella loro direzione e, a seguito di un’indagine, si è tenuta una discussione tramite il canale di collegamento per chiarire l’accaduto”, ha aggiunto, spiegando dunque che “non è stato sparato deliberatamente contro i soldati Unifil”.