Gli attivisti a bordo delle navi della Global Sumud Flotilla verranno trattati come terroristi, dunque arrestati e trattenuti in detenzione prolungata nelle prigioni israeliane di Ketziot e Damon, utilizzate per detenere i terroristi in condizioni “rigorose”, negando loro l’accesso a tv, radio e cibo specifico.
Ad annunciarlo è stato Itamar Ben-Gvir, il ministro della Sicurezza nazionale e leader di Potere Ebraico, partito dell’estrema destra religiosa i cui voti sono fondamentali per tenere in piedi il governo di Benjamin Netanyahu.
- Gaza, anche dall’Italia parte la Freeedom Flotilla con gli aiuti umanitari per la popolazione palestinese
- Global Sumud Flotilla, decine di barche cariche di aiuti anche dall’Italia verso Gaza: per rompere l’assedio di Israele
- La nave di Freedom Flotilla attaccata dai droni mentre era diretta a Gaza: la ong accusa Israele
“Non permetteremo a chi sostiene il terrorismo di vivere nell’agiatezza”, ha dichiarato Ben-Gvir citato dal Jerusalem Post, specificando che Israele non tollererà “arresti soft” o rientri silenziosi dei partecipanti alla flottiglia. “Dobbiamo creare un deterrente chiaro. Chiunque scelga di collaborare con Hamas e sostenere il terrorismo incontrerà una risposta ferma e inflessibile da parte di Israele”, ha affermato il ministro di estrema destra.
Un viaggio, quello delle 28 imbarcazioni partite nel weekend dai porti di Genova e Barcellona, iniziato questo weekend. Obiettivo dell’enorme equipaggio, circa 500 persone provenienti da 44 Paesi, tra cui l’attivista per il clima Greta Thunberg e l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau, è di arrivare entro metà settembre nei pressi di Gaza e tentare, come già accaduto in passato, di consegnare nell’enclave palestinese 300 tonnellate di cibo e aiuti umanitari alla popolazione palestinese.
Obiettivo non facile per la nota ostilità di Israele nei confronti di operazioni di questo tipo. Dal 2007 lo stato ebraico ha imposto il blocco navale a Gaza e negli ultimi mesi ha respinto con la forza tutte le imbarcazioni che hanno tentato di avvicinarsi alle coste della Striscia di Gaza, come la nave Handala e la Madleen, sempre dell’organizzazione Freedom Flotilla Coalition.
Questa volta l’organizzazione punta a mettere in difficoltà Israele portando in mare un vasto numero di piccole imbarcazioni: Sumud in arabo significa “resilienza”, segno evidente di come i sostenitori della causa palestinese non abbiano alcuna intenzione di arrendersi.
Lo spiega al Corriere della Sera Maria Elena Delia, portavoce italiana di Global Movement to Gaza: “La marina militare israeliana ci intimerà di tornare indietro ed è facile che dispongano il fermo degli equipaggi e il sequestro del carico. Ma la missione nasce anche come un atto politico, e sappiamo a cosa andiamo incontro”.