Oggi arriveranno in Italia altri 34 bambini di Gaza che necessitano di cure urgenti. Sembra solo un’iniziativa umanitaria e certamente lo è. Ma è anche una mossa politica calibrata. Lo slittamento delle posizioni italiane su Gaza è evidente e non passa giorno senza che venga confermato.
Ieri, anche l’Italia ha firmato, con il Canada, il Regno Unito, la Ue e molti singoli Stati membri della stessa Unione, un appello per l’ingresso di tutti gli aiuti umanitari a Gaza e per le Ong, che devono poter proseguire la loro opera nella Striscia in sicurezza. La critica al governo israeliano per la decisione di attaccare Gaza City è netta e ieri Giorgia Meloni ha parlato con il presidente della Palestina Abbas, poi con bin Salman, proprio del ruolo che l’Arabia Saudita e gli altri Paesi arabi possono svolgere per un cessate il fuoco, che a questo punto rappresenta la sola possibilità di evitare l’escalation.
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Ma se la critica del governo italiano contro quello israeliano è ormai scoperta sulle decisioni conseguenti, nel governo non c’è alcuna idea unitaria. Dopo che Crosetto aveva parlato esplicitamente della necessità di assumere iniziative per costringere Netanyahu a fermarsi, dunque di sanzioni sia pur non meglio precisate, escludendo però il riconoscimento dello Stato palestinese, il ministro degli Esteri Tajani lo ha quasi smentito affermando che “l’Italia è aperta al riconoscimento della Palestina”. Tajani però, pur bocciando senza ambiguità la possibile occupazione della Striscia da parte delle Idf, ha usato toni più morbidi di quelli di Crosetto, tanto che il leader di Avs Fratoianni chiede se la posizione dell’Italia sia quella di Crosetto o quella del ministro degli Esteri.
In realtà la posizione dell’Italia è quella di Giorgia Meloni, al momento ignota. L’opzione della premier però, sia pure informalmente, è nota ed è qui che entrano in ballo i 34 bambini in arrivo oggi. La premier preferirebbe di gran lunga evitare passi fragorosi, ma a suo parere poco utili e che per di più provocherebbero tensioni con gli Usa, come il riconoscimento, le sanzioni o il blocco totale dell’invio di materiale bellico. Per raggiungere questo obiettivo, intende sbandierare “pragmaticamente” le iniziative concrete che l’Italia ha assunto e assume. Quelle sul piano umanitario, come l’accoglienza appunto per i bambini di Gaza. Quelle diplomatiche, come la fitta rete di contatti con i Paesi arabi e la stessa Anp.
All’ombra delle due trattative in corso, quella sull’Ucraina e quella meno vistosa ma più stringente su Gaza, si è in realtà completato il ritorno all’ovile europeo di Giorgia Meloni. La retromarcia, dopo la sbandata trumpiana coincidente con il viaggio dell’italiana a Washington, era stata ingranata già da mesi. Sull’Ucraina, l’Italia si è ricollocata in pieno sulla sua posizione di sempre: quella di un sostegno strenuo e senza spiragli a Kiev e a Zelensky. La linea è quella del “Niente accordi senza l’Ucraina”. Su Gaza, almeno sulla carta, la posizione dell’Italia non si distanzia da quella europea.
Nel concreto, cioè in merito alle decisioni da prendere, il problema per ora non si pone, semplicemente perché una posizione europea in merito non c’è. Ieri il Consiglio d’Europa, per bocca del commissario per i diritti umani O’Flaherty, ha chiesto a tutti gli Stati membri di interrompere le forniture militari. Il Lussemburgo ha subito risposto che non intende farlo, anche se poi ha ritirato la partecipazione del suo Fondo sovrano a 11 aziende israeliane. La Germania ha sospeso le forniture di armi e componenti di armi a Israele, ma resta contraria alle sanzioni economiche. La Francia invoca una missione Onu, che al momento sembra ancora più improbabile di quella che propose alcuni mesi fa in Ucraina.
In questa confusione, incapace di adottare una posizione unitaria e dunque davvero cogente, la premier italiana si muove per evitare passi che non la convincono, dal riconoscimento alle sanzioni. Se mai l’Europa si muoverà con una voce sola e una capacità decisionale unitaria, quasi certamente un’Italia che ha comunque scelto l’Europa non si tirerà indietro. Ma sino a quel momento, Giorgia danza solo alla sua musica.