L’ennesima eccellenza motoristica italiana che lascia, almeno parzialmente, il Paese. Iveco, marchio ben noto agli automobilisti e lavoratori italiani, specializzato nella produzione di veicoli industriali e commerciali, finirà in mano alla multinazionale indiana Tata Motors.
Il gigante indiano ha infatti raggiunto un accordo con Exor, la società della famiglia Elkann-Agnelli che detiene il 27% delle sue azioni, per l’acquisizione dell’azienda nata nel 1975 (con l’unione di Fiat Veicoli Industriali con la francese Unic e la tedesca Magirus-Deutz): si tratta di un’operazione del valore di circa 3,8 miliardi di euro e che prevede il “delisting” delle azioni di Iveco dalla Borsa di Milano, ovvero il loro ritiro.
Tata Group acquisirà Iveco tramite una Opa, una offerta pubblica di acquisto, condotta da TML CV Holdings PTE, una società controllata dal gruppo indiano, o da una nuova società a responsabilità limitata fondata per questo scopo, da costituire secondo la legge olandese: Iveco ha infatti sede legale nei Paesi Bassi.
Dall’accordo tra Exor e Tata resta invece fuori Iveco Defence Vehicles, la divisione del marchio automobilistico che si occupa della produzione di veicoli per la difesa: sarà venduta separatamente alla società italiane Leonardo, l’ex Finmeccanica il cui maggiore azionista è il Ministero dell’economia italiano col 30% delle azioni, per 1,7 miliardi di euro.
Ad oggi il complesso di Iveco Group impiega 14 mila dipendenti in Italia, 36mila in tutto il mondo con 19 siti industriali e 30 centri di ricerca e sviluppo. Secondo una nota congiunta di Iveco e Tata, con l’acquisizione del gruppo Tata “non chiuderà alcun impianto o sito produttivo di proprietà o utilizzato da Iveco Group e non ridurrà la forza lavoro e manterrà la sede principale a Torino”.
L’operazione è stata politicamente apprezzata dal governo italiano, con l’esecutivo Meloni che parla di “importante operazione industriale che apre nuove prospettive di crescita per il gruppo Iveco, storica realtà italiana, e per i suoi lavoratori”. Ben più cauti i sindacati, che al contrario di Palazzo Chigi sottolineano come la vendita di Iveco a Tata rappresenta una decisione che allontana un’importante realtà industriale italiana dal suo storico radicamento nazionale, come già successo a seguito della fusione tra FCA (l’unione tra gruppo Fiat e Chrysler) e i francesi di PSA (Peugeot-Citroen) nel gruppo Stellantis.
A livello politico ancora una volta le parole più dure sull’operazione Iveco sono quelle di Carlo Calenda. Il leader di Azione, da anni il più critico sulla gestione del gruppo ex Fiat, rinfaccia alla famiglia Elkann di aver “venduto Magneti Marelli, Comau e ora Iveco nel silenzio generalizzato, mentre la politica parlava di cavolate. A nessuno frega nulla dell’industria che pure ha fatto grande questo paese. Basta comprarsi un paio di giornali e puoi fare ciò che vuoi. Il sindacato si gira dall’altra parte e la politica pure”.