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Cosa sta succedendo tra Thailandia e Cambogia, scontri a fuoco e missili al confine tra i due Paesi: in ballo i territori contesi

Cosa sta succedendo tra Thailandia e Cambogia, scontri a fuoco e missili al confine tra i due Paesi: in ballo i territori contesi

Nel sud-est asiatico esplode nuovamente la tensione dopo gli scontri dello scorso marzo tra il regime militare del Myanmar (l’ex Birmania, ndr) guidato dal generale Min Aung Hlaing e i “ribelli” delle Forze di Difesa del Popolo (FDP), il braccio militare del governo di unità nazionale clandestino.

Giovedì mattina vi sono stati morti e feriti, oltre una decina, nei pressi dell’antico tempio che per la Thailandia si chiama Ta Muen Thom e per la Cambogia Tamone Thom: è qui che militari dei due eserciti nazionali hanno iniziato a spararsi contro.

Le vittime, almeno secondo il governo thailandese, sarebbero civili: il maggior numero di morti si sarebbe registrato nell’attacco ad un minimarket all’interno di una stazione di servizio a Ban Phue, nella provincia di Sisaket, a circa 20 chilometri dal confine, dove sono state uccise sei persone e ferite 14.

Al centro degli scontri ci sono zone di confine tra i due Paesi che sono contese da decenni, con la tensione che è esplosa negli ultimi mesi fino all’incidente odierno. Entrambi i Paesi animati da un forte nazionalismo e divisi profondamente per culture e “ragioni storiche” diverse: lo scontro “moderno” risale di fatto al 1953, quando la Francia che fino ad allora era stata potenza coloniale in Cambogia tracciò il confine tra i due Paesi, una mappa non vincolante secondo la Thailandia.

Cambogia e Thailandia sono separate da oltre 800 chilometri di confini che attraversano diverse zone contese, in particolare per dispute riguardanti templi su cui entrambi i Paesi reclamano la sovranità.

Per gli scontri odierni le due parti si accusano reciprocamente di aver sparato per prima: la Thailandia punta il dito contro il governo di Phnom Penh, che avrebbe lanciato almeno tre razzi sul suo territorio; le autorità cambogiane accusano invece Bangkok di aver bombardato il proprio suolo con dei jet.

Dopo gli scontri, l’ambasciata della Thailandia in Cambogia ha detto a tutti i cittadini thailandesi di lasciare il Paese, mentre tutti i varchi di confine fra i due stati sono stati chiusi. Circa 40mila civili provenienti da 86 villaggi in Thailandia sono stati evacuati in luoghi più sicuri, ha dichiarato all’agenzia di stampa Sutthirot Charoenthanasak, capo del distretto di Kabcheing, nella provincia di Surin.

Lo scontro tra i due Paesi aveva provocato anche una crisi politica in Thailandia, con la prima ministra Paetongtarn Shinawatra (figlia dell’ex leader Thaksin Shinawatra, considerato una sorta di “Berlusconi d’Asia”) sospesa lo scorso giugno dalla Corte Costituzionale dopo la pubblicazione dell’audio di una telefonata con Hun Sen, l’ex primo ministro della Cambogia che governò il paese per quarant’anni prima di cedere il posto almeno formalmente a suo figlio Hun Manet nel 2023.

In quella telefonata Shinawatra aveva chiamato “zio” l’ex leader cambogiano, termine che in Estremo Oriente indica rispetto e sottomissione: una sudditanza che ai generali thailandesi, di fatto i veri padroni del Paese, non era piaciuta. Da lì la sospensione della prima ministra decisa dalla Corte Costituzionale.