All’iniziale minaccia sono seguiti i fatti. Donald Trump tramite i suoi legali ha promosso una azione legale nei confronti del Wall Street Journal, il più autorevole quotidiano finanziario statunitense, alla società editrice News Corp e all’editore Rupert Murdoch, il magnate australiano di comprovata fede conservatrice, come dimostra la sua schieratissima Fox News.
Il presidente Usa punta ad ottenere un risarcimento di 10 miliardi di dollari dopo lap pubblicazione giovedì di una inchiesta da parte del quotidiano di una presunta lettera di auguri datata 2003 scritta da Trump e diretta a Jeffrey Epstein, il finanziere morto suicida in carcere nell’agosto 2019 a un mese dall’arresto con l’accusa di traffico sessuale di minori.
“Ci difenderemo vigorosamente” contro la denuncia di Trump ha affermato il gruppo proprietario del Wall Street Journal Dow Jones. “Abbiamo piena fiducia nel rigore e nell’accuratezza delle nostre informazioni e ci difenderemo con vigore contro tutti gli attacchi giudiziari”, ha affermato in una nota un portavoce del Dow Jones.
In quel biglietto d’auguri c’era uno schizzo fatto a mano di una donna nuda in cui la firma di Trump componeva i peli pubici della donna. Nella lettera Trump, di cui è nota la vicinanza con Epstein, testimoniata da numerose foto, video e dichiarazioni dell’epoca, si definisce appunto “amico” del finanziere e allude nel testo ad un segreto comune che i due condividerebbero.
Dopo la pubblicazione dell’articolo Trump ha negato che quel biglietto fosse stato scritto da lui, tra le altre cose sottolineando di “non aver mai fatto un disegno in vita mia”: circostanza questa smentita da diversi quotidiani Usa, che hanno ricordato come alcuni disegni di Trump risalenti ai primi anni Duemila siano stati anche venduti all’asta per migliaia di dollari.
L’altra reazione è stata quella di comunicare di aver autorizzato la pubblicazione di alcuni documenti legali sul caso di Jeffrey Epstein. Un caso, quello del finanziere, che da settimane sta provocando enormi problemi tra Trump e la sua stessa base elettorale, il movimento MAGA (da Make America Great Again, il noto slogan di Trump).
Per anni nell’estrema destra americana, anche e soprattutto quella trumpiana, sono circolate teorie del complotto legate al caso Epstein, che sarebbe stato l’organizzatore assieme alla compagna Ghislaine Maxwell di un gruppo di pedofili composti da attori, imprenditori e politici, tutti rigorosamente di area democratica. Dopo l’arresto nel luglio 2019 Epstein non si sarebbe suicidato in carcere ma sarebbe stato ucciso o costretto al suicidio dai suoi “clienti”, di cui esisterebbe anche una lista, che assieme ad altri documenti sul finanziere costituirebbe i cosiddetti “Epstein files”.
Eppure dopo essere arrivati alla Casa Bianca i trumpiani nelle scorse settimane anno annunciato, dopo una revisione dei documenti, che non c’era alcuna rivelazione da fare sul caso Epstein: il finanziere si è suicidato e non c’è alcuna lista di “clienti vip”.