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Il suprematismo dell’Occidente

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

Non è mai esistito e non esiste nulla di eguagliabile all’aggressività che l’Occidente ha esercitato e continua a esercitare sul resto del mondo. (E. Severino)

Saremmo alle comiche di Stato, se in mezzo non ci fosse la tragedia: Netanyahu, incriminato dalla Corte penale internazionale, che candida Trump, sostenitore della carneficina antipalestinese, e dopo l’aggressione all’Iran, al premio Nobel per la pace… E poi: gli Usa che emettono sanzioni contro Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati, “rea” di aver presentato un rapporto veritiero sui guadagni assassini che imprese americane realizzano aiutando Israele nei massacri a Gaza e in Cisgiordania (questo giornale ha fatto bene a esprimerle piena solidarietà). Una spocchia di stampo mafioso, talmente ridicola che sembra incredibile. Assurdità tipica di chi ritiene di essere padrone del mondo. Ma che teme il resoconto, compilato da quella donna straordinaria per competenza, intelligenza e coraggio, e approvato del tutto dalla commissione Onu di riferimento, assenti non a caso i rappresentanti israeliano e americano.

Episodi minori, si dirà. No: sono la punta dell’iceberg di quello che è, propriamente, il suprematismo dell’Occidente. Ovvero: l’ideologia che si basa sulla presunta superiorità di un gruppo umano sugli altri, di un insieme di nazioni sulle altre. Il suprematismo, che contiene tutti i tratti del fondamentalismo, è la ricerca continua della supremazia su coloro che si ritengono i competitori e gli avversari: questa è la visione che l’Occidente ha incarnato per secoli, e che lo guida soprattutto oggi.
Guardiamo le proporzioni del fenomeno: i 32 Paesi della Nato hanno una popolazione complessiva di un miliardo di persone, una netta minoranza rispetto agli 8 miliardi di esseri umani. Ma con le loro finanze, il complesso militare-industriale e il tecno capitalismo neofeudale cercano di continuo di condizionare il resto del mondo. L’imposizione generalizzata dei dazi ne è oggi l’emblema (non tragga in inganno il contrasto in merito fra Usa e Ue, si tratta di una contraddizione secondaria rispetto al disegno comune).

L’ambizione suprematista sta inquietando il mondo, dove si sviluppano, sebbene con fatica ma in modo determinato, significative controtendenze. Si sono manifestate con chiarezza nel recente vertice dei Paesi Brics. Quelle nazioni rappresentano il 45% della popolazione mondiale, circa il 30% del Pil globale, detengono l’84% delle risorse mondiali di terre rare, il 66% del manganese e il 63% della grafite, tutti elementi che permettono loro di diventare il nuovo baricentro della manifattura mondiale. Nel documento finale c’è una proposta dirompente: creare “una catena alternativa di approvvigionamento globale” integrata fra le economie del sud del mondo. Dinanzi a questa tendenza concreta al multipolarismo da parte dei Paesi più popolosi, la reazione del suprematismo occidentale si orienta sempre più verso il ricorso alla guerra, come è evidente in Medioriente, nell’impegno della Nato in Ucraina per tentare di fiaccare la Russia, nelle misure antagoniste crescenti, pericolosissime, nei confronti della Cina. Il riarmo europeo ha, semplicemente, queste finalità aggressive. Quelle difensive sono una favola. Infatti gli eserciti Ue spendono circa un terzo in più della Russia.

Nella sua totale illegalità, la forza che il suprematismo crede di avere cela la sua debolezza. A riprova: di fronte a una donna che dice la verità sui suoi crimini, mena cornate come un toro impazzito. Con Israele che addirittura acquista spazi su Google per screditarla! Poiché smentire i fatti è impossibile, si attacca la persona, facendo di tutto per demolirla: una nuova forma di… stalinismo teocratico (e poi parliamo degli ayatollah…). La replica di Albanese è da manuale. Ha detto: “Sanzionata per avere denunciato il genocidio? Non mi hanno mai contestato nel merito. Non mi hanno mai dato la possibilità eventuale di correggermi… Fate pure, questo dice quello che siete. Io continuo a fare quello che bisogna fare”. Di fronte a tale dirittura morale e politica, c’è da chiedersi: che cosa aspetta Giorgia Meloni a dare la sua solidarietà come donna, prima ancora che come premier? E che cosa aspettano i sindaci e i presidenti di Regioni di “sinistra” a denunciare l’ignobile attacco? Non è chiaro che, se la reazione dei popoli fosse analoga al comportamento di questa donna, la prepotenza criminale del suprematismo non avrebbe futuro?