Con una nota ufficiale il segretario di Stato statunitense Marco Rubio, il “ministro degli Esteri” dell’amministrazione Trump, ha annunciato che la Casa Bianca ha imposto sanzioni contro Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati.
Le sanzioni sono l’ultima e la più grave delle misure prese dagli Stati Uniti, e prima ancora da Israele, nei confronti di Albanese: d’altra parte la relatrice Onu è nota per aver criticato apertamente gli abusi compiuti dall’IDF, le forze di difesa israeliane, nei territori palestinesi, in particolare nella Striscia di Gaza sotto attacco e parzialmente occupata dopo il 7 ottobre 2023.
Rubio ha accusato Albanese di antisemitismo e di star portando avanti “una campagna di guerra politica ed economica contro gli Stati Uniti e Israele”, mentre recentemente anche la task force del dipartimento della Giustizia statunitense contro l’antisemitismo aveva chiesto che fosse rimossa dal suo incarico all’Onu.
Il segretario di Stato ha inoltre puntato il dito contro la giurista italiana per aver “minacciato l’interesse nazionale e la sovranità degli Stati Uniti” perché con il suo lavoro ha accusato “decine di aziende in tutto il mondo, comprese importanti compagnie americane” di contribuire alla distruzione del popolo palestinese.
Il riferimento in questo è al recente rapporto realizzato da Francesca Albanese per le Nazioni Unite, che si intitola “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio” ed è stato presentato al Consiglio dei diritti umani la settimana scorsa, in cui sono elencate oltre 40 aziende private, anche statunitensi, che sostegno direttamente o indirettamente l’esercito israeliano e l’occupazione dei territori palestinesi.
Al suo interno vi sono ovviamente aziende militari, come la Lockheed Martin americana che produce i caccia F-35, ma anche l’italiana Leonardo, l’ex Finmeccanica, il cui maggiore azionista è il Ministero dell’Economia italiano. Il rapporto cita poi altri colossi del settore tech Usa come Google, Microsoft, Amazon, che fornisco a Tel Aviv tecnologie “dual-use”, che cioè vengono vendute per scopi civili ma che Israele può usare anche per le proprie attività militari, ma anche altre tipologie di imprese. Ci sono per esempio Volvo e Caterpillar, accusate di produrre e vendere i mezzi pesanti (come i bulldozer) che l’esercito israeliano utilizza per distruggere abitazioni e infrastrutture nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, così come grandi banche europee come Barclays e BNP Paribas, accusata di aver comprato titoli di stato israeliani finanziando così l’economia del Paese e fornendo dunque indirettamente i mezzi economici per proseguire l’offensiva nella Striscia di Gaza.
Nella relazione Albanese chiede di imporre sanzioni economiche e un embargo alla vendita di armi contro lo stato ebraico. Israele in cui la relatrice speciale dell’Onu dal febbraio del 2024 non può entrare: l’ingresso le è stato vietato dal governo di Benjamin Netanyahu.
Quanto alle sanzioni annunciate da Rubio, il comunicato del dipartimento di Stato non fornisce dettagli sulla loro entità, ma è probabile che ad Albanese verrà vietato l’ingresso negli Stati Uniti e che suoi eventuali beni nel Paese saranno sequestrati.