Una ondata di attacchi “su larga scala” contro Teheran, ma al momento l’attenzione massima di Israele sembra essere più rivolta verso il confine nord dello Stato ebraico.
È il Libano, in particolare l’area di confine con Israele a sud del fiume Leonte, l’obiettivo che più interessa l’IDF, le Forze di difesa di Israele. È qui, dove opera il contingente Onu dell’UNIFIL e dove ha la sua roccaforte Hezbollah, il “partito di Dio” filo-iraniano, che l’esercito di Tel Aviv ha avviato questa mattina una operazione di terra, invadendo di fatto un Paese sovrano.
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Lo ha annunciato in una nota la stessa IDF: “Le forze della novantunesima divisione hanno avviato nei giorni scorsi un’operazione di terra mirata, con l’obiettivo di colpire obiettivi chiave nel Libano meridionale per ampliare la zona di difesa avanzata. Questa operazione rientra nell’ambito degli sforzi volti a stabilire una difesa avanzata, che comprende la distruzione delle infrastrutture terroristiche e l’eliminazione dei terroristi operanti nella zona, al fine di rimuovere le minacce e creare un ulteriore cuscinetto di sicurezza per i residenti del nord”, è la giustificazione ufficiale che arriva dalle Forze di difesa.
Da giorni ormai l’esercito dello Stato ebraico quotidianamente emette ordini di evacuazione per quasi tutti i quartieri meridionali di Beirut, area in cui è più forte la presenza di Hezbollah, e per il Libano meridionale, ma colpendo diffusamente anche il centro della capitale del Paese.
Libano dove la conta dei morti e degli sfollati procede di pari passo: quest’ultimi, come riferisce la Croce rossa libanese in un comunicato citato dai media di Beirut, sono circa 900mila e molti di loro sono ancora nelle strade a due settimane dallo scoppio delle nuove tensioni con Israele.
Le minacce di Trump su Hormuz e Nato
Sull’altro fronte, quello iraniano, il focus resta quello dello stretto di Hormuz, quella sottile striscia di mare nel Golfo da cui passa larga parte del petrolio dei produttori arabi. Da giorni le petroliere sono ferme per il pericolo di venir colpite dall’artiglieria di Teheran, con la diretta conseguenza dell’esplosione del costo del greggio sul mercato internazionale, con le ovvie ripercussioni sui costi dell’energia e sull’inflazione.
Per porre fine allo stallo Trump da giorni, e ancora una volta nella notte appena trascorsa mentre era a bordo dell’aereo presidenziali, ha rinnovato la sua volontà di formare una coalizione internazionale con l’obiettivo di scortare le petroliere e metaniere nello stretto di Hormuz. Trump ha detto di aver chiesto di collaborare ad “almeno 7 Paesi, di cui però non ha fatto i nomi, ed ha aggiunto che alcuni hanno già respinto l’offerta di Washington.
Ma soprattutto il presidente Usa ha neanche tanto velatamente minacciato i Paesi che non parteciperanno alla coalizione. “Ce lo ricorderemo”, ha detto Trump di fronte ai giornalisti. Toni “muscolari” anche nei confronti della Nato e dei suoi Paesi membri: “Abbiamo una cosa chiamata Nato. Siamo stati molto buoni (con i paesi che ne fanno parte). Non dovevamo aiutarli con l’Ucraina. L’Ucraina è a migliaia di miglia di distanza da noi. Ma noi li abbiamo aiutati. Ora vedremo se ci aiuteranno”, le sue parole in una intervista al Financial Times. “Se non c’è risposta o se è una risposta negativa penso che sarà molto brutto per il futuro della Nato”, è stata la minaccia esplicita del tycoon nei confronti degli alleati.