Anche le elezioni locali francesi, che non avevano visto nel recente passato il progressivo spostamento verso gli estremi, a destra e sinistra, sembrano confermare la radicalizzazione del discorso politico nel Paese e la sostanziale scomparsa del “macronismo”.
Domenica si è tenuto in Francia il primo turno delle amministrative, che hanno coinvolto oltre 35mila comuni tra cui centri importantissimi come la capitale Parigi, Marsiglia, Nizza, Lione, Tolone.
Partendo da Parigi, dove è finita l’esperienza della sindaca socialista Anne Hidalgo. Qui il suo successore designato, Emmanuel Grégoire, è in testa col 36% e oltre dieci punti di vantaggio sull’ex ministra della Cultura Rachida Dati, esponente di punta dei Républicains di centrodestra che punta a interrompere 25 anni di ininterrotto regno della gauche nella capitale francese.
Per Parigi sarà dunque necessario un ballottaggio che evidenzia, in particolare a sinistra, come i socialisti di Olivier Faure non sono autosufficienti: avranno bisogno di un accordo con La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, travolta dal caso legato alla Jeune Garde Antifasciste, gruppo di estrema sinistra coinvolto nell’omicidio del militante di estrema destra Quentin Deranque a Lione e con cui i socialisti hanno escluso intese politiche a livello nazionale. Possibilità ancora aperte invece sul locale, dove Grégoire ha bisogno dei voti, il 12% al primo turno, della candidata della sinistra Sophia Chikirou.
Discorso analogo a destra, dove Dati deve guardare ai voti del Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella per strappare l’Hotel de Ville alla sinistra nella capitale. RN che domenica ha ottenuto buoni risultati, confermandosi molto forte a livello nazionale: ha fatto rieleggere al primo turno il suo sindaco Louis Aliot a Perpignan, l’unica grande città che governa, mentre a Marsiglia col suo candidato Franck Allisio è arrivato secondo col 35% in una città storicamente di sinistra, dove al primo turno è in testa il sindaco uscente Benoît Payan, indipendente di sinistra che resta il favorito anche al ballottaggio della prossima settimana.
Per il Rassemblement National ci sono buone possibilità di vittoria a Tolone, città storicamente di destra dove aveva già vinto nel lontano 1995 e dove la candidata Laure Lavalette, stretta alleata della leader del partito Marine Le Pen e sua portavoce alle presidenziali del 2022, ha preso il 42%: sarà in ogni caso un derby a destra, dato che seconda è arrivata la lista civica di destra della candidata Josée Massi.
Destra che va forte anche a Nizza, dove è in testa Eric Ciotti, già presidente dei Républicains dal 2022 al 2024 e poi cacciato dal partito per aver stretto un’alleanza con Le Pen senza l’approvazione del partito: al primo turno Ciotti, che intanto ha fondato l’Unione delle destre per la Repubblica, diventato un partito satellite di RN, ha ottenuto il 42 per cento e sfiderà al ballottaggio il sindaco uscente di destra Christian Estrosi.
Anche La France Insoumise può ritenersi soddisfatta: il suo candidato è in netto vantaggio a Roubaix, che potrebbe quindi diventare uno dei comuni più grandi di Francia amministrati da LFI, che inoltre è riuscita a strappare anche il controllo di Saint-Denis, la seconda città più grande della regione Île-de-France dopo Parigi.
Come già accennato, i partiti centristi che fanno parte della coalizione “macroniana”, vicini all’attuale presidente della Repubblica Emmanuel Macron, sono andati molto male: in parte non è una novità, visto che in questi dieci anni al potere la coalizione macroniana non si era mai radicata a livello locale.
Unica eccezione è stata di fatto il risultato ottenuto a Le Havre dall’ex primo ministro Edouard Philippe, leader del partito di centrodestra Horizons, che ha creato nel 2021 dopo aver lasciato i Républicains. Philippe era già stato sindaco della città dal 2010 al 2017, e poi di nuovo dal 2020: al primo turno è in testa e non dovrebbe avere problemi a riconfermarsi al ballottaggio. Una rielezione nella città della Normandia è la condizione chiave per candidarsi all’Eliseo nel 2027, con i sondaggi che lo danno come il nome con più chance per rappresentare il fronte centrista.