Dal caos che si è scatenato in Medio Oriente dopo l’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti contro il regime iraniano, che ha provocato la morte della Guida Suprema Ali Khamenei e la reazione rabbiosa di Teheran, emerge un vincitore a sorpresa.
È a Mosca ed è ovviamente Vladimir Putin. Con una decisione arrivata a sorpresa nella notte italiana di giovedì, l’amministrazione Usa di Donald Trump ha temporaneamente revocato le sanzioni sul petrolio russo già caricato sulle navi.
La misura, annunciata dal segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent dopo che giovedì il prezzo del petrolio al barile aveva nuovamente superato i 100 dollari, il valore più alto dall’estate del 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina proprio da parte russa, rimarrà per il momento in vigore fino all’11 aprile e riguarderà il petrolio russo già caricato sulle petroliere, circa 130 milioni di barili.
“Il presidente Trump”, ha spiegato Bessent, ”sta adottando misure decisive per promuovere la stabilità dei mercati energetici globali e si sta impegnando a mantenere bassi i prezzi, affrontando al contempo la minaccia e l’instabilità causate dal regime terroristico iraniano”.
Ma al di là dei toni trionfati di Bessent e Trump, che nelle scorse ricordava che gli Stati Uniti sono il più grande produttore di petrolio al mondo e che “quando i prezzi del petrolio salgono guadagniamo un sacco di soldi”, il rischio è che l’economia Usa e mondiali freni per il caro energia dovuto alla guerra ed in particolare al blocco dello stretto di Hormuz imposto dall’Iran, col regime che sta da giorni impedendo il passaggio dallo stretto del petrolio proveniente dai paesi arabi del Golfo.
Da qui la scelta di stoppare parzialmente, per il momento per 30 giorni, le sanzioni che Stati Uniti (così come l’Unione Europea) applicano sulle esportazioni di petrolio russo dal 2022 a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca.
In sostanza quelle sanzioni congelavano i beni delle compagnie petrolifere russe negli Stati Uniti e impedivano l’acquisto di petrolio russo alle loro aziende, così come sulla carta anche ai Paesi terzi. Un divieto però parzialmente aggirato grazie alla cosiddetta “flotta fantasma” russa.
E a proposito di flotta, proprio sulle navi ferme prima dello stretto di Hormuz è intervenuto con parole incredibili il presidente Trump. In una intervista a Fox News il tycoon ha spiegato che le navi mmercantili in attesa vicino allo stretto di Hormuz dovrebbero “tirare fuori le palle e attraversarlo”
I rapporti Iran-Cina
D’altra parte, come sottolineato dalla società di analisi Kpler, da giorni di fatto l’Iran grazie al suo controllo sullo stretto di Hormuz è diventato di fatto l’arbitro del mercato mondiale del petrolio.
Da quella sottile striscia di mare dove dal 28 febbraio scorso non transitano di fatto petroliere, l’unico lasciapassare è quello che lo stesso regime di Teheran fornisce alla navi dirette ad un solo cliente: la Cina.
Secondo il Wall Street Journal, che cita proprio i dati di Kpler, da alcuni giorni si segnala una ripresa dell’export di greggio dall’area più investita dal conflitto, ma a solo vantaggio di Pechino, che d’altra parte sta fornendo alla Repubblica Islamica supporto tecnologico e di intelligence “dietro le quinte”. L’export iraniano, secondo le stime di Kpler, avrebbe raggiunto i 2,1 milioni di barili al giorno: poco più di prima dell’inizio delle ostilità.
Le critiche di Kiev
La mossa di Trump non è piaciuta ovviamente a Kiev, che vede il “nemico” russo aiutato economicamente da Washington. Non a caso il presidente Volodymyr Zelensky, nell’incontro con il presidente francese Emmanuel Macron, ha definito la revoca delle sanzinoi come una mossa che “non favorisce la pace“. “Penso che la revoca, anche temporanea, delle sanzioni rafforzerebbe la posizione della Russia”, ha detto il leader ucraino sostenendo che “più la Russia ha soldi per finanziare la macchina di guerra”, “più la Russia ha anche mezzi per inviare droni in Medio Oriente” e “destabilizzare” ulteriormente la situazione.