Una situazione “assolutamente sotto controllo”. Così il sindaco di Lampedusa Filippo Mannino allontana le preoccupazioni e i timori, montati in maniera esponenziale nelle scorse ore, per un possibile disastro ambientale al largo dell’isola siciliana.
Una preoccupazione dovuta all’avvistamento non lontano da Lampedusa della Arctic Metagaz, una petroliera russa abbandonata che da alcuni giorni naviga alla deriva nel Canale di Sicilia con a bordo “900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto”, secondo quanto riferito dal Tg1.
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La petroliera russa, lunga 277 metri e con bordo 30 membri dell’equipaggio, sarebbe stata colpita lo scorso 4 marzo in quello che da Mosca definiscono un attacco ucraino nel cuore del Mediterraneo, non confermato dalle autorità di Kiev. In particolare la Arctic Metagaz è stata seriamente danneggiata dopo una serie di esplosioni avvenute tra le acque libiche e quelle maltesi. La petroliera, sottoposta a sanzioni, era salpata dal porto di Murmansk il 24 febbraio dopo aver imbarcato un carico di GNL presso l’unità di stoccaggio galleggiante Saam il 18 febbraio, in un ex porto maltese: ha attraversato le acque britanniche e spagnole per entrare nel Mediterraneo, con probabile destinazione il canale di Suez, fino all’”incidente” avvenuto a circa 30 miglia nautiche dalla costa nord-orientale di Malta, quando il segnale AIS della nave si è interrotto. Al momento le cause dell’esplosione restano comunque incerte, al di là della tesi promossa dal Cremlino: le ipotesi spaziano da un guasto meccanico a un incidente fino a un attacco deliberato, per via aerea o marittima.
Secondo il sindaco Mannino la nave “si trova in acque internazionali a circa 30 miglia ad est da Linosa, e con il vento tende a scarrocciare verso Malta. La situazione è comunque monitorata dai mezzi della nostra Marina militare e da un mezzo antinquinamento “Castalia”. Sul posto anche un rimorchiatore”.
La Arctic Metagaz sembra dunque non puntare direttamente verso le Pelagie, ma la situazione merita certamente attenzione massima: il relitto della petroliera è infatti privo di equipaggio, scappato dopo il presunto attacco ucraino, e dunque la nave è di fatto in balia delle correnti del Mediterraneo.
“Non è di certo una bella situazione ma al momento la situazione è sotto controllo, siamo in sicurezza. Sul posto ci sono mezzi della nostra Marina militare, rimorchiatori e mezzi antiquinamento pronti ad intervenire qualora la situazione dovesse degenerare”, aggiunge ancora sulla vicenda il sindaco di Lampedusa Mannino.
La posizione ufficiale del governo italiano sulla vicenda è che la nave si trova in acque SAR maltesi e dunque spetta a Malta la prima mossa. Al termine di un incontro a Palazzo Chigi presieduto da Giorgia Meloni, l’esecutivo italiano ha assicurato a quello della Valletta “la condivisione del monitoraggio, avviato fin dal primo momento”. L’Italia “ha, inoltre, confermato la propria disponibilità a svolgere attività di supporto, in attesa delle determinazioni delle autorità maltesi, con le quali rimane in costante contatto”.