Com’è possibile che un uomo sconosciuto possa raggiungere la presidente del Consiglio Giorgia Meloni indisturbato, nonostante una fitta presenza dei suoi uomini della scorta e delle forze dell’ordine?
È l’episodio imbarazzante che si è verificato giovedì pomeriggio al Teatro Franco Parenti di Milano, dove Meloni era l’ospite principale dell’evento del Comitato Sì Riforma in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.
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La scena, ripresa da diversi video, mostra un uomo avvicinarsi alla premier, che sta per iniziare il suo intervento di fronte alla platea. Il microfono piazzato di fronte a Meloni permette addirittura di sentire il breve scambio di battute: l’uomo in questione si presenta come “Musumeci, Orazio Maurizio”, consegna alla premier un libro e poi dice di “aspettare le dimissioni” del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, infine lascia il palco del teatro e va via. La reazione della presidente del Consiglio è di sincero stupore: lo guarda interdetto, espressione che rivolge anche alla platea, per poi iniziare il suo intervento.
L’uomo, che incredibilmente ha raggiunto Meloni sul palco senza trovare alcun ostacolo, è stato successivamente identificato dalla Digos. Si tratta effettivamente di Orazio Maurizio Musumeci, catanese residente a Pavia che sul proprio profilo Facebook si definisce “«direttore generale di Enel Spa” e “amministratore non delegato tecnico dello stato superpartes dal 2007”, oltre a definirsi “onorevole”, pur non ricoprendo alcuna carica in Parlamento.
Quanto al libro regalato a Meloni, si tratta di “Il tredicesimo presidente”, da lui stesso scritto e in cui in sostanza ritiene di essere il legittimo capo di Stato italiano. Musumeci tra l’altro aveva annunciato proprio su Facebook, con un video, l’intenzione di recarsi a Milano “per un faccia a faccia con l’onorevole Meloni”.
Per fortuna le intenzioni di Musumeci erano dunque “pacifiche”, ma la facilità con la quale l’uomo ha raggiunto la premier sul palco, semplicemente mettendosi in fila tra gli altri sotto il palco, rilancia il tema della sicurezza, ancora più evidente visti i timori su azioni di possibili “lupi solitari” filo-iraniani.
Sicurezza della premier di cui è responsabile Pino Napoli, marito di Patrizia Scurti, la storica assistente della presidente del Consiglio. Al Parenti è andato in scena un “buco” clamoroso nel sistema di protezione della premier in quello che doveva essere sulla carta un ambiente iper controllato, vista l presenza tra gli altri anche della seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Ignazio La Russa, oltre al ministro della Giustizia Carlo Nordio ed una lunga serie di parlamentari di centrodestra.